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L’appello a Draghi degli intellettuali contro le riaperture: “Scelta che appare insensata”

“Allo stato attuale dei numeri di decessi, ricoverati in condizioni di emergenza e portatori sani del virus, che emergono dalla casualità di una campagna non sistematica di tamponi, l’ipotesi che di qui a pochi giorni si possa decretare il ‘liberi tutti’ appare insensata”.

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Un appello alla cautela firmato dagli intellettuali e rivolto al presidente della Repubblica italiana, al presidente del Consiglio dei Ministri e ai presidente del Senato e della Camera dei Deputati. Una lettera dal titolo “Il 26 aprile festa della libertà?” firmata, tra gli altri, da una trentina di docenti universitari, tra cui lo storico Adriano Prosperi, il filologo Alfredo Stussi, lo storico Massimo Bucciantini, dal latinista Gian Biagio Conte, il chimico Vincenzo Balzani, il chirurgo Francesco Domenico Capizzi, l’antropologa Adriana Destro, l’italianista Giovanni Falaschi e lo storico Mauro Pesce. Ecco il testo della lettera inviato quindi alle più importanti carico dello Stato:

Allo stato attuale dei numeri di decessi, ricoverati in condizioni di emergenza e portatori sani del virus, che emergono dalla casualità di una campagna non sistematica di tamponi, l’ipotesi che di qui a pochi giorni si possa decretare il ‘liberi tutti’ appare insensata e rischia di ripiombarci nelle tenebre di una situazione di tipo brasiliano, data anche la capacità del virus di modificarsi continuamente con varianti invadenti e micidiali specialmente nel contesto dell’intensificarsi delle vaccinazioni coi relativi affollamenti”.

Davanti all’euforia collettiva che si è diffusa, e che ha travolto le cautele contenute nella promessa di apertura del presidente Draghi, ci sentiamo in dovere di sottolineare alcuni dati di realtà che purtroppo rischiano, se ignorati, di riportarci alla brusca caduta nella tragica ripresa dell’epidemia frutto delle imprudenze dell’estate scorsa – scrivono i firmatari della lettera – I dati statistici ci dicono che, all’altezza di una vaccinazione di circa il 13% dei cittadini, simile a quella di altri Paesi europei, l’Italia accusa una mortalità da Covid-19 di 6.78 casi per milione di abitanti con un’incidenza di 4,6 volte maggiore rispetto alla Germania. Senza considerare che la sola Lombardia conosce un picco di decessi superiore ai 9 giornalieri. E senza tenere conto che non si muore solo di Covid-19 perché, in una fase in cui gli ospedali sono impegnati quasi per intero nell’emergenza virus, altre malattie e altri interventi, pur urgenti e per malattie gravi, sono rimandati con risultati facilmente immaginabili.

Pur rispettando il dramma di tanti lavoratori – concludono gli intellettuali – dobbiamo ricordare quanto accaduto meno di un anno fa quando nell’estate del 2020 la riapertura indiscriminata di discoteche e locali pubblici annullò di colpo i risultati positivi raggiunti grazie alla spontanea adesione di singoli e Istituzioni alle regole severe del distanziamento e del lockdown.