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L'acqua all'arsenico in quattro comuni tra Roma e Latina

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Un incendio all’impianto idrico sabato scorso e il livello di arsenico in parte dei territori di quattro Comuni tra le province di Roma e Latina – Nettuno, Cisterna, Aprilia e le zone all’estrema periferia di Latina – supera i limiti di legge. E per diverse migliaia di cittadini di un’area compresa tra le provincia romana e quella pontina da un paio di giorni è ‘divieto di rubinetto’: l’acqua non va bevuta e non va usata neanche per cucinare, hanno deciso i sindaci dopo avere letto le analisi dell’ Asl. Già nei prossimi sette giorni però il gestore idrico Acqualatina, che in questo momento ha fornito un servizio di autobotti, ritiene di poter varare una soluzione provvisoria che permetterà di tornare alla normalità.

L’acqua all’arsenico in quattro comuni tra Roma e Latina


A Latina il vicesindaco Maria Paola Briganti, su delega del sindaco Damiano Coletta, a seguito dell’incendio avvenuto lo scorso sabato ad Aprilia che ha raggiunto la centrale di Carano-Giannottola danneggiando una parte dell’impianto di dearsenizzazione, ha emesso in data odierna un’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua per il consumo umano nelle zone di Latina servite dalla centrale ovvero nei Borghi Montello, Bainsizza, Santa Maria, Sabotino e nelle località di Foce Verde e Le Ferriere.
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Il superamento dei limiti di legge del parametro arsenico è stato causato dall’incendio divampato il 12 agosto nei pressi dell’impianto idrico di Carano-Giannottola, che ha parzialmente compromesso il funzionamento del dearsenizzatore. «L’ordinanza resterà in vigore finché nuovi accertamenti da parte dell’Asl non certificheranno la potabilità dell’acqua – spiegano da Aprilia – Seguiranno ulteriori tempestivi aggiornamenti sull’ubicazione, da parte della società Acqualatina, delle autobotti per il servizio sostitutivo di approvvigionamento idrico».