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La vignetta di Charlie Hebdo spiegata a quelli che non sanno leggere

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Oggi Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta satirica sul terremoto della settimana scorsa. La vignetta, che ritrae due italiani scampati al sisma e una “lasagna” di persone schiacciate sotto i solai di cemento di un edificio crollato è abbastanza pesante, anche se non si è italiani o non si conosce nulla a proposito del terremoto. È possibile dire che la vignetta è brutta o che non piace? Sicuramente, ad esempio io non la considero ben riuscita, mi rendo conto che è la mia opinione personale. Il motivo per cui non mi è piaciuta come altre non è perché non mi ha fatto ridere (non è mica una barzelletta) è che l’ho trovata forzata, “cattiva” in un modo ormai diventato banale e codificato. In due parole: prevedibile e scontata.
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Lo sarebbe stata banale anche se il terremoto fosse stato in Giappone oppure in un paese remoto delle cui vicende non mi potrei sentire minimamente coinvolto. In quanto lettore però ho tutto il diritto di criticare la satira di Charlie Hebdo, che sia questa vignetta o – quella ben più famosa – su Maometto. Lo posso fare non perché la mia opinione sia particolarmente importante ma perché Charlie Hebdo, come altri aspetti della cultura occidentale è criticabile. Poi se vogliamo possiamo fare anche l’analisi della vignetta di Felix e trovare sorprendentemente nel parere espresso dal procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva una descrizione più attinente alla realtà dei fatti di quanto si potrebbe immaginare “leggendo” solo la vignetta con la bava alla bocca. Subito dopo il sopralluogo ad Amatrice Saleva ha raccontato:

All’ingresso del paese ho visto una villa schiacciata sotto un’enorme tettoia di cemento armato. Poco lontano c’era anche un palazzo di tre piani che aveva tutti i tramezzi crollati. Devo pensare che sia stato costruito al risparmio, utilizzando più sabbia che cemento

Satira? No, la realtà del disastro. Ma nella vignetta di Charlie Hebdo c’è qualcosa di più, potrà dire qualcuno: c’è derisione per le vittime. No, non c’è più di quanta ce ne sia stata nella vignetta su Aylan. E lì non ce n’era nessuna.  Anzi, si deridevano gli europei, gli occidentali. Non si derideva un bambino annegato. Curiosamente anche la vignetta su Aylan non faceva ridere, e chi crede che la satira debba far ridere forse farebbe meglio a tornare a leggere le battute sul famoso biscotto gelato da dieci morsi, dieci. Come ha scritto un collega di Nextquotidiano su Twitter: bisogna avere una mente molto piccola per scambiare la vignetta di per un oltraggio alle vittime del terremoto.
charlie hebdo vignetta terremoto - 1
Spiegando ai meno fortunati il significato della vignetta sto forse giustificando la scelta di Charlie Hebdo di pubblicare quella vignetta? No, la sto traducendo, del resto Charlie Hebdo ha una tradizione di vignette così feroci (nel senso che aggrediscono il senso comune) che non ha bisogno di essere giustificato. Non sono mai stato Charlie, non sono nemmeno mai stato un assiduo lettore del giornale ma credo che Charlie Hebdo abbia tutto il diritto di fare satira su chi vuole. E soprattuto mi fanno ridere coloro che si accorgono oggi che Charlie Hebdo è sempre stato così. Non da oggi, non dal 2015.

Quelli a cui andava bene la satira sull’Islam perché ce l’hanno con i musulmani o i burkini, e lo facevano in nome della laicità e di una superiorità morale dell’Occidente sulle religioni forse invece farebbero bene a riflettere sulla loro scelta di comodo. Forse sono persone che difendono la libertà di stampa e di opinione solo il mercoledì (il 7 gennaio 2015 era un mercoledì ndr) e siccome oggi è venerdì hanno altro a cui pensare. Forse sono persone a cui la libertà d’opinione non interessa per nulla, e allora dovrebbero trovare altre strade per difendere l’Occidente. Come dice Ricky Gervais nel video qui sopra: “le persone stupide trattano le battute sulle cose brutte con lo stesso timore con cui le persone intelligenti trattano le effettive cose brutte” dimenticando che tra le due cose non c’è alcuna correlazione. Mi sembra davvero banale doverlo dire ma chi si indigna per la vignetta di Charlie Hebdo, magari ricordando con la schiuma alla bocca quell’altra vignetta di Charlie Hebdo sull’Italia di merda (che però è un fake), dovrebbe cercare di capire – nei limiti del possibile per carità – che la vignetta di oggi non è uno schiaffo alle vittime. Il vero schiaffo alle vittime è quello di coloro che non hanno vigilato che in un area a rischio sismico elevatissimo si potessero costruire edifici i cui tramezzi sono crollati l’uno sull’altro come lasagne. Il punto è che quello che non pare essere ben chiaro è che esercitare il diritto di critica non equivale a chiedere la censura di una vignetta (o augurare la morte degli autori) perché la si considera offensiva.


(la vignetta di una disegnatrice di Charlie Hebdo dopo la strage di Nizza)
EDIT: Coco, la stessa autrice della vignetta qui sopra, ha fatto una vignetta che traduce agli italiani con il cervello all’ammasso il significato di quello che stanno dicendo sulla vignetta di Charlie Hebdo. Naturalmente non mancano gli italiani (magari gli stessi che davano la colpa al governo qualche giorno fa) che si affannano a spiegare che Chrlie Hebdo non ne sa nulla di mafia. Ma rimane il punto che in un Paese normale un sisma di magnitudo 6.0 non avrebbe dovuto provare così tante vittime. Era davvero così difficile? Coraggio, la prossima volta andrà meglio.