Attualità

La vera storia della Festa del Sacrificio a Como

Il Giornale ci ha raccontato qualche giorno fa dell’ennesima strage di innocenti di cui si sono resi responsabili il PD e i musulmani di Como. Un “regalo” da parte della giunta di Centrosinistra alla comunità islamica che potrà festeggiare, secondo il comunicato stampa della Lega prontamente recepito dal Giornale, la festa dell’Eid Al-Adha (detta anche Eid Al-Kabir), la ricorrenza più importante della religione islamica.
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LO SGOZZAMENTO IN PIAZZA?
Secondo la Lega Nord, ed altre pagine di “informazione” come Imola Oggi, il Sindaco di Como avrebbe autorizzato i fedeli musulmani a sacrificare gli animali in piazza. Un chiaro segnale della sottomissione in atto nel nostro paese ai dettami della legge islamica in attesa dell’avvento del Califfato di Como. Il tutto a fronte di un pagamento di soli venti euro signoramia. La fonte originaria della notizia è questo pezzo di Qui Como dove viene specificato che il sacrificio rituale non verrà effettuato in Piazza D’Armi ma all’interno di strutture idonee e regolarmente autorizzate. La festa infatti prevede l’uccisione di un animale, generalmente un montone, in ricordo del Sacrificio di Abramo (episodio che viene ricordato anche da ebrei e cristiani) ed in Italia di solito l’operazione viene compiuta (non senza difficoltà dal punto di vista della mediazione culturale) all’interno dei mattatoi ai quali, per l’occasione, viene consentito l’accesso ai fedeli musulmani. Insomma è abbastanza chiaro che nessun animale verrà sgozzato in piazza il 23 settembre, eppure chi preferisce fare di ogni pretesto l’occasione per innalzare muri sembra non essere stato in grado di copiare anche le due ultime righe dell’articolo. La strumentalizzazione è stata tale, con annesse minacce al Sindaco di Como Mario Lucini definito Imam (che ovviamente è un’offesa per i leghisti) che Qui Como ha sentito la necessità di fare una precisazione:

Accreditare l’idea che il prossimo 23 settembre, a Muggiò, sarebbe stato sgozzato un animale in piazza per celebrare la ricorrenza musulmana. Cosa non soltanto non vera, ma non rintracciabile in alcun modo nell’articolo originale né tantomeno nella delibera originaria approvata dalla giunta di Como. Eppure, sono state lanciate raccolte di firme per dire no allo sgozzamento in piazza, sono circolate (anche su quotidiani a diffusione nazionale, oltre che su ignobili altri “contenitori” web) foto sanguinolente di animali sventrati all’aperto, sono state lanciate campagne per fermare “la mattanza” di piazza d’Armi e si è arrivati al colmo del sindaco di Como minacciato e intimidito da fanatici ed estremisti di estrazioni varie. La nostra stessa testata è stata accusata di fomentare l’odio razziale. E tutto per una presunta mattanza su suolo pubblico che – giova ripeterlo – a Como non è mai stata né prevista né realizzata.

LA PAURA DEL PERICOLO ISLAMIZZAZIONE
La festa che si terrà in Piazza quindi non prevede alcun rito cruento, e sarà una festa religiosa come tante altre. Chi vorrà officiare il rito del sacrificio andrà al mattatoio, così come i fedeli cristiani che a Pasqua vogliono l’agnello pasquale vanno in macelleria a prenderlo, ma quella in piazza sarà un’altra cosa nonostante le falsificazioni e le mistificazioni operate dal Giornale e dalla Lega Nord. Il rischio è che le sterili polemiche e le pressioni politiche della Lega Nord distruggano il lavoro che è stato fatto negli ultimi anni per consentire che la Festa del Sacrificio si svolga nel rispetto delle norme italiane e comunitarie. La festa dell’Eid Al-Khabir, all’interno delle comunità di musulmani in Italia non rappresenta un momento di “colonizzazione” o di “islamizzazione” come paventato ma anzi fa parte di un faticoso processo di “ricomposizione della festa” come spiega il professor Gianni Dore all’interno del contesto migratorio. La festa, per ovvie ragioni non è la stessa celebrata nei paesi d’origine. In molti si limitano ad acquistare la carne in una macelleria halal (e ricordiamo che la maggior parte delle licenze di queste macellerie è in mano ad italiani) e altri rinunciano completamente a festeggiarla, non solo per le difficoltà pratiche ma anche per la perdita di significato del rito una volta emigrati. Insomma più che tentare di islamizzare gli italiani molto spesso chi manifesta il desiderio di festeggiare in modo consono l’Eid Al-Khabir lo fa nel tentativo di riappropriarsi della sua identità cercando di colmare la discontinuità tra la festa come la si festeggia in patria e un modo “nuovo” e “diverso” di farlo qui in Italia.