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La vera storia della bambina morta per morbillo al Gemelli

morbillo ospedale giovanni XXIII

Il nome Clara è di fantasia e gliel’ha dato il Corriere della Sera, che per primo ha parlato della vicenda: a quattro anni è morta sabato pomeriggio al policlinico Gemelli, affetta da una rara forma di encefalite, dopo essere stata sotto osservazione per tre settimane al Bambino Gesù allo scopo di trovare una cura.
 
LA VERA STORIA DELLA BAMBINA MORTA PER IL MORBILLO AL GEMELLI
I genitori di Clara hanno denunciato per omicidio colposo i medici. Racconta il Corriere quale è il motivo della denuncia.

Il pubblico ministero Attilio Pisani ha disposto l’autopsia della piccola insieme con l’acquisizione della cartella clinica nei due ospedali dove è stata seguita. Una mossa necessaria per capire se abbiano fondamento le ragioni della querela depositata dall’avvocato Stefano Sanità a nome dei genitori.
Clara ha vissuto gli ultimi sei mesi tra grandi sofferenze, provocate da continui attacchi epilettici, e pochi momenti di serenità. Ed è proprio questa dolorosa alternanza a essere stata denunciata dai genitori di Clara, convinti che la bambina sarebbe ancora viva se fossero state adottate cure farmacologiche più adeguate al tipo di male di cui soffriva la figlia, una panencefalite subacuta sclerosante esplosa dopo che aveva contratto il morbillo.
Un’ipotesi d’accusa rivolta contro i primi medici che avrebbero dovuto diagnosticare subito il tipo di malattia della bambina, una forma di encefalite molto rara, grave e, purtroppo, quasi sempre mortale. Il papà e la mamma della piccola ritengono anche che Clara avrebbe sofferto meno se fossero stati scelti altri trattamenti medici. Tesi cui darà una risposta il consulente nominato dal pm.

Il giorno dopo però su Repubblica è uscito un articolo che conteneva la risposta dei medici denunciati, i quali hanno incolpato della morte i genitori stessi, perché non avevano vaccinato la bambina contro il morbillo:

Ma i medici chiamati in causa questa volta non ci vogliono stare, e reagiscono alle accuse: «Quella bambina è morta di morbillo e quella bambina contro il morbillo non era vaccinata». Lo hanno rivelato gli stessi genitori, medici a loro volta. Il padre è il nipote di un fisiatra importante, Vincenzo Maria Saraceni, ordinario di Medicina all’Università La Sapienza.
Nella famiglia di Giulia c’era stata una discussione sulla vaccinazione trivalente, l’Mpr che insieme all’antimorbillo inietta l’antidoto contro rosolia e parotite — si fa a un anno e si richiama ai cinque, ha un’efficacia del 99 per cento —. È prevalsa la linea della non vaccinazione. Lo scorso ottobre la bimba ha contratto l’infezione, che poi si è trasformata in una “panencefalite subacuta sclerosante” letale.

E il quotidiano cita anche le parole dello zio della bimba, il professor Vincenzo Maria Saraceni: «Io suggerisco sempre la vaccinazione e così ho fatto con i miei figli. I genitori di Giulia hanno scelto diversamente, ma non possiamo essere severi con loro. Devo anche dire che al Bambino Gesù ho visto una grande dedizione del personale, accertamenti, indagini, terapie. La diagnosi era difficile, il caso era difficile».
 
LA DIAGNOSI E LA STORIA DELLA MALATTIA
I risultati dell’autopsia sulla bambina arriveranno tra due mesi. L’esame autoptico è stato affidato dalla Procura all’istituto di medicina legale del policlinico Tor Vergata diretto dal professore Giovanni Arcudi. Obiettivo di chi indaga è capire se ci siano stati errori o ritardi nella diagnosi della malattia che rappresenta una delle complicazioni del morbillo. In questa prima fase dell’esame autoptico i medici lavoreranno su una serie di reperti ed entro sessanta giorni completeranno il lavoro fornendo i risultati definitivi agli inquirenti di piazzale Clodio. Perché la panencefalia subacuta sclerosante è una forma di encefalite che si presenta a causa delle complicazioni del morbillo (colpisce una persona su diecimila tra chi non fa il vaccino, di solito maschi: la bambina è stata davvero sfortunata), ma soprattutto «Non esiste una cura per questa malattia che è fatale nella maggior parte dei casi, ma può essere gestita tramite terapia farmacologica se il trattamento viene somministrato nelle fasi più precoci». Quindi il punto che dovrà chiarire l’inchiesta è se la malattia sia stata diagnosticata in tempo, e in questo ambito andrà anche valutata la questione del mancato vaccino, le eventuali responsabilità dei genitori e quelle dei medici per l’accaduto. Anche perché il morbillo è una delle principali cause di morte fra i bambini e gli adolescenti nonostante sia disponibile un vaccino sicuro ed efficace, dice Susanna Esposito, presidente della commissione OMS per l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita, in un dichiarazione di ieri riportata dall’ANSA: «Il morbillo è una malattia virale che può avere un’evoluzione infausta – sottolinea Esposito – e non esiste una terapia specifica in grado di impedire tale evoluzione. Il rischio di morte per morbillo avviene in 1 caso ogni 10.000 e il rischio di complicanze, come l’encefalite, avviene in 1 caso ogni 1000. Le encefaliti, nei casi più gravi come quello di questa bambina, portano al decesso che può verificarsi a distanza di qualche mese o anche qualche anno dalla comparsa dei primi sintomi. Di conseguenza, la prevenzione con la vaccinazione è l’unica arma che abbiamo per evitare i decessi e le complicanze neurologiche permanenti legate a questa malattia». In Italia, secondo dati dell’ISS, dall’inizio del 2013 sono stati segnalati 3.943 casi di morbillo di cui 2.251 nel 2013, 1.680 nel 2014 e 12 nel 2015. «In Italia, quindi, gli obiettivi di copertura vaccinale – rende noto l’Oms – necessari per l’eliminazione del morbillo non sono stati ancora raggiunti». Basti pensare che nel 2014 e fino al 25 febbraio nel 2015, 7 paesi della Regione hanno segnalato 22.149 casi di morbillo. L’Italia è ancora al quinto posto, tra i 7 Paesi con il maggior numero di casi segnalati in questo periodo. L’OMS-Regione Europa, durante il recente meeting di Copenhagen, ha invitato tutti ad intensificare la vaccinazione contro il morbillo nelle diverse fasce di età a rischio. “Ciò contribuirà a mettere fine alle epidemie – conclude l ‘Oms- in corso nella Regione ed evitare ulteriori epidemie nel futuro”.