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La talpa dell’inchiesta sulle spese RAI gonfiate a Sanremo

Matteo Paracchini, cognato del sindaco di Sanremo e titolare dell’hotel Belsoggiorno, che dal 2013 al 2015 avrebbe emesso fatture false permettendo ai clienti di presentare all’azienda scontrini taroccati. È stato proprio lui il primo a parlare del «sistema Rai» e a lasciare intendere di essere stato avvisato dell’indagine a suo carico

albero viale mazzini

C’è anche una talpa nell’inchiesta sulle spese RAI gonfiate a Sanremo. . La procura di Roma – il pm è Alberto Pioletti – ha chiuso le indagini per 52 persone, tutte accusate di truffa: 51 dipendenti Rai e Matteo Paracchini, cognato del sindaco di Sanremo e titolare dell’hotel Belsoggiorno, che dal 2013 al 2015 avrebbe emesso fatture false permettendo ai clienti di presentare all’azienda scontrini taroccati. È stato proprio lui il primo a parlare del «sistema Rai» e a lasciare intendere di essere stato avvisato dell’indagine a suo carico. Racconta oggi Il Messaggero:

Quando nel 2016 i finanzieri hanno bussato alla porta del Belsoggiorno per un controllo fiscale, Paracchini si aspettava la visita: nell’informativa si legge che prima dell’arrivo del suo avvocato, ha detto che «nell’aprile 2016, quando è stato avviato il controllo fiscale, ha ricevuto una telefonata nel corso della quale una persona, di cui non ha voluto indicare le generalità, gli comunicava di essere venuto a conoscenza del controllo».

La talpa gli avrebbe anche rivelato che l’indagine riguardava «la questione Rai», avvertendolo «di stare attento». Poi ha aggiunto che «il sistema Rai gli era stato imposto». Paracchini sosteneva di essere «costretto» ad accettare quelle condizioni «per garantirsi la presenza dei dipendenti Rai». Aderendo al sistema,infatti,«sarebbe stata garantita la sistematica occupazione delle camere per l’intero periodo delle manifestazioni da parte di quel personale che avrebbe soggiornato per il periodo più lungo. In caso contrario, presso la struttura sarebbero state alloggiate persone che, ricoprendo mansioni marginali, avrebbero soggiornato per un periodo più breve».

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Erano i dipendenti della tv pubblica, infatti, a scegliere tra gli alberghi convenzionati quelli dove alloggiare. E avrebbero optato per il Belsoggiorno proprio perché l’accordo con la proprietà avrebbe permesso loro di “taroccare” gli scontrini. «Nel novembre dell’anno precedente il Festival qualche dipendente chiamava per assicurarsi che l’accordo fosse sempre valido e, ottenuta la conferma, passava la voce ai colleghi», ha raccontato un addetto alla reception. L’albergatore avrebbe aggiunto di avere seguito le regole dopo il controllo del 2016,constatando un calo di presenze. Poi, però, in presenza del suo avvocato, ha ridimensionato i fatti, parlando di un tentativodi evasione fiscale. In realtà, dalle indagini è emersa l’esistenza di una «contabilità parallela a quella  ufficiale», chiosa la Finanza.

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