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La strana votazione alla Duma russa: 408 presenti e 413 voti sulle annessioni dei territori ucraini

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Nel corso degli ultimi giorni, buona parte della comunità internazionale ha detto di non riconoscere il voto del referendum effettuato nelle quattro città ucraine ( Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson) per annettere quei territori alla Federazione russa. Nonostante tutto ciò, Vladimir Putin ha dato il via libera al riconoscimento e ieri alla Duma – il Parlamento russo – è andata in scena la votazione per ratificare l’esito. E proprio lì è accaduto qualcosa di strano: la conta finale mostra più voti che parlamentari presenti in aula. E c’è di più: ogni votazione, nonostante l’esito sia stato dichiarato “all’unanimità” ha presentato un risultato differente rispetto agli altri.

Alla Duma russa ci sono stati più voti che presenti sulle annessioni

Secondo i registri ufficiali, infatti, nella Duma russa erano presenti 408 parlamentari. E nel voto, all’unanimità, per l’annessione dei territori ucraini c’è una netta divergenza. Non solo sul totale, ma anche nei risultati di ogni singola votazione. Il Parlamento, infatti, doveva votare 4 volte. Una per ogni città oggetto di quel referendum: per l’annessione delle auto-proclamate Repubbliche indipendenti di Donetsk e Luhansk (nel Donbass) hanno votato a favore, rispettivamente, 413 e 412 parlamentari.

Per quel che riguarda le altre due città in cui si è svolto un “referendum”, il risultato è stato ancora differente: 411 voti a favore dell’annessione di Kherson alla Federazione Russa, 409 a favore di quella di Zaporizhzhia. I conti, dunque, non tornano. In qualunque modo si vogliano leggere. Sia per la discrepanza tra le quattro “unanimità”, sia per il conteggio totale di ogni singola tornata di voto rispetto al reale numero di parlamentari presenti ieri all’interno della Duma. Ovviamente, tutto ciò ha provocato molte polemiche che il Presidente del Parlamento russo – Vyacheslav Volodin – ha provato immediatamente a spegnere parlando di “guasto tecnico”. E, non contento, ha anche affermato che non ci si debba preoccupare “per un voto più o un voto meno”.

(foto IPP/Vladimir Astapkovich)