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La storia dell'indagine su Fabrizio Corona

fabrizio corona

La nuova indagine della Procura di Milano che ha portato in carcere Fabrizio Corona e Francesca Persi, sua collaboratrice, nasce da una denuncia dell’ex manager di fotografi. Corona aveva raccontato agli inquirenti di essere stato avvicinato da due calabresi che tentarono di estorcergli 50 mila euro: prima aveva denunciato di aver trovato una bomba carta sotto casa il 16 agosto, poi la richiesta di denaro e infine l’effrazione in casa di Francesca Persi il 3 settembre.

La storia dell’indagine su Fabrizio Corona

Quel giorno diventa decisivo nella storia dell’indagine: Corona, parlando al telefono con la Persi, si informa dell’accaduto e della possibilità di denunciarlo alle forze dell’ordine. «Sono scioccata, mi sono entrati di nuovo i ladri in casa… hanno spaccato tutto», dice lei. Lui però sembra preoccupato di tutt’altro: «L’hanno preso? (…) Hanno spaccato i muri?». E anche se lei ripeteva «No, Fabrizio, ti ho detto di no, Fabrizio», Corona non si sentiva affatto rassicurato: «Giura!». Qui le forze dell’ordine si rendono conto che qualcosa non torna e perquisiscono la casa dell’ex manager dei fotografi ritrovando in un’intercapedine del soffitto un milione e settecentomila euro in contanti.  Corona passa a «indagato» di una nuova storia che ieri lo riporta a San Vittore, arrestato (insieme a Persi) per l’ipotesi di reato di «intestazione fittizia di beni» sottratti alla Atena srl, di cui sono soci madre e fratello, e con la quale gestisce le serate. Scrive il Corriere: «Beni che, nell’ordinanza firmata dal gip Paolo Guidi su richiesta del pm Paolo Storari nel pool dell’aggiunto Ilda Boccassini, si intuiscono essere non solo il milione e 700mila euro già sequestrato venerdì come misura di prevenzione, ma anche almeno altri due depositi. Uno è un conto bancario in Austria in un istituto di Innsbruck (BTV – Bankfur Tirolo und Vorarlberg Aktiengesellschaft), dove le indagini hanno sinora ricostruito almeno tre viaggi fatti da Persi (in continuo contatto telefonico con Corona) il 3, 10 e 11 agosto».

L’altro si intravvede dietro la storia di un borsone, che una testimone (che Corona ha poi cercato freneticamente ma senza successo di rintracciare per sapere cosa avesse detto ai magistrati) racconta di aver visto in possesso della Persi prima di uno dei viaggi austriaci: borsa zeppa di «circa 20/30 buste bianche, tutte chiuse e con annotate sopra cifre variabili», per una somma «verosimilmente tra 1 e 1,5 milioni». Corona sostiene che i soldi nel muro sono il «nero» delle sue comparsate, pari a circa metà dei compensi reali (altri 2 milioni «ufficiali» sono sul conto della società). Al gip, però, «sembra incredibile che Corona abbia racimolato circa 3 milioni in neanche un anno di tempo», e «saranno le indagini a verificare se quelle somme in parte derivassero da altri canali».
Intanto, però, l’ex re dei paparazzi, i cui numerosi precedenti fanno ravvisare al gip le condizioni giuridiche di «professionalità del reato» e «delinquenza abituale», si ritrova con due contemporanei arresti. Perché anche il giudice di sorveglianza Giovanna Di Rosa, dopo il sequestro, gli ha sospeso l’affidamento terapeutico, misura alternativa al carcere nella quale scontava oltre 6 anni di pena. «Se l‘affidamento in prova deve contribuire al “recupero” del condannato e assicurare non ricommetta reati — scrive il gip Guidi —, qui la misura alternativa alla detenzione è stata vissuta come occasione per commettere ulteriori delitti motivati da ragioni di lucro».

fabrizio corona arrestato
Vignetta di El Giva

Seguire i soldi

Le indagini dovranno stabilire se quei “tre milioni di euro in neanche un anno di tempo” siano tutti il frutto di compensi ‘in nero’ per le serate nei locali o “se quelle somme derivassero da altri canali”. Lo scrive il gip di Milano Paolo Guidi nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Fabrizio Corona, arrestato oggi per intestazione fittizia di beni. “Non è possibile – scrive il giudice – in questo momento, avere la certezza che tutto il complessivo denaro in questione derivi dalla descritta appropriazione indebita”, ossia che quei 1,7 milioni di euro trovati nella casa della collaboratrice di Corona, Francesca Persi, e quei 1-1,5 milioni di euro che sarebbero stati portati in Austria, siano tutti compensi ‘in nero’ che avrebbero dovuto finire nella casse della società Atena. La sua vita spericolata  – passata per una serie di condanne per accuse pesanti, dalla bancarotta alla corruzione di una guardia carceraria fino all’estorsione nella vicenda dei cosiddetti ‘fotoricatti’ ai vip, ma anche per relazioni da copertina con Nina Moric e Belen Rodriguez – sembrava finita nel gennaio 2013 quando, dopo essere fuggito in Portogallo (su un’auto intestata a Francesca Persi, storica collaboratrice, arrestata anche lei oggi) per non andare in carcere dopo la prima condanna definitiva, braccato si era consegnato agli investigatori ed era stato estradato in Italia. E se all’apice della sua carriera da ‘re dei paparazzi’, quando era amico del manager dei vip Lele Mora, si descriveva come la “vittima di un giudizio morale” e definiva il pm Henry John Woodcock un “talebano”, una volta uscito da San Vittore e ottenuto l’affidamento in prova (anche per il suo passato di tossicodipendente), prima in comunità da Don Antonio Mazzi e poi “sul territorio” (un anno fa era tornato nella sua casa vicino a corso Como, ‘regno’ della movida milanese), ha fatto “mea culpa” per il “dolore che ho provocato alle persone che mi vogliono bene”. E ripeteva che in carcere non ci sarebbe più tornato “perché ho studiato bene e conosco la legge e so ora quali sono i limiti”. Il Tribunale di Sorveglianza, quando gli ha concesso di tornare a casa in affidamento, gli ha anche messo, però, dei ‘paletti’, tra cui il divieto di diffondere fotografie e usare i social network. Anche se Corona ha potuto lavorare in questi mesi nel campo degli eventi e della comunicazione, fare ‘ospitate’ nei locali notturni e nelle discoteche, ossia ha potuto tornare a muoversi nello stesso ambiente in cui si muoveva prima. La sua pagina Facebook ufficiale, intanto, si è trasformata in una vetrina promozionale di sé stesso, di una serie di marchi e di attività varie. Dopo il suo arresto oggi campeggiava un post: “Buonasera dallo staff di Fabrizio Corona. Al momento vogliamo comunicare a tutti i clienti che tutti i contratti in essere saranno rispettati“. Prima dell’estate aveva già subito un’ammonizione dal giudice della Sorveglianza Giovanna Di Rosa (che ora ha sospeso l’affidamento) per una vacanza a Capri non autorizzata, con tanto di foto hot con una sua nuova fiamma su uno yacht. Scatti poi pubblicati, guarda caso, su riviste di gossip. Qualche settimana fa era arrivata, comunque, per lui la buona notizia del calcolo del residuo pene a 5 anni e 1 mese che gli permetteva di continuare nell’affidamento. Così non è stato, perché nel frattempo gli inquirenti indagavano sul suo ‘tesoretto’ nascosto in un controsoffitto. Di ieri l’ultima apparizione su Instagram con un selfie e la didascalia “l’imperativo è vincere”. La frase completa viene da “Quelli che ben pensano” di Frankie NRG, che ieri su FB si chiedeva: «Stai a vedere che non l’ho capita io»

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