Attualità

La storia del traffico di organi dei migranti in Egitto è vera?

traffico di organi migranti egitto - 2

Ieri è stata data una notizia che ha subito suscitato l’attenzione di molti: un pentito ha detto che qualcuno gli ha raccontato che i migranti che non sono in grado di pagare la traversata del Mediterraneo vengono uccisi e i loro organi venduti. In Egitto, spiega il pentito, ci sarebbero strutture – immaginiamo clandestine – idonee alle procedure di espianto. Una storia inquietante e senza dubbio verosimile, ma è vera? Difficile dirlo in realtà poiché l’affermazione non è stata ancora verificata.
traffico di organi migranti egitto - 1

Cosa ha detto il trafficante pentito

Siamo ormai “abituati” a vedere i migranti morire annegati durante la traversata, a sapere che sono torturati e abusati sessualmente o che soffrono un trattamento inumano in certi centri di permanenza, ma la storia del traffico organi a quanto pare facciamo fatica a mandarla giù. Nuredin Atta Wehabrebi, questo il nome del pentito, è un trafficante di esseri umani di origine eritrea, arrestato due anni fa e che da un anno collabora con le autorità italiane. Sostiene di essere venuto a conoscenza della pratica dell’espianto di organi di coloro che non possono permettersi di pagare il viaggio tramite colloqui con i capi della sua organizzazione ma anche da conversazioni avute con i migranti:

Talvolta i migranti non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra, né a chi rivolgersi per pagare il viaggio in mare, e allora mi è stato raccontato che queste persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche

Ci sono però dei dettagli che non tornano, innanzitutto gli organi vengono generalmente espiantati a cuore battente, ovvero il donatore è clinicamente morto (è stato accertato lo stato di morte cerebrale) ma viene mantenuta artificialmente la circolazione in modo da consentire la perfusione degli organi. Esiste anche la possibilità di effettuare un espianto di organi a cuore fermo, ma non è la pratica più comunemente usata perché possono essere espiantati meno organi e perché la qualità degli stessi rischia di deteriorarsi più rapidamente. Ad ogni modo, questo non è l’unico dettaglio tecnico di una procedura estremamente delicata. L’espianto di organi prevede infatti un’attenta fase di analisi e monitoraggio delle condizioni di salute del donatore, il che richiede una struttura attrezzata dove i donatori “involontari” (chiamiamoli così) utilizzati dalle organizzazioni criminali possano essere tipizzati per riscontrare la compatibilità con il ricevente-acquirente. Naturalmente è necessario che il ricevente sia in zona, perché gli organi non possono essere congelati o tenuti per un periodo troppo lungo all’interno di borse termiche. Il tutto prevede che esistano chirurghi particolarmente esperti, assistiti da personale qualificato in grado di operare il trapianto. Il che non è una possibilità così remota, basterbebe trovare delle cliniche private e dei medici compiacenti. Di sicuro il tutto non avviene in una baracca e i migranti non vengono di certo uccisi a colpi di machete. Insomma, la testimonianza, così come è riportata dai giornali non sembra credibile al cento per cento, e del resto deve essere ancora verificata. Ma possiamo escludere l’ipotesi? Non potrebbe essere che invece che essere uccisi i migranti siano costretti a donare un rene? In fondo è già successo.

Il traffico di organi esiste

Esistono in realtà dei precedenti, numerosi e documentati in India, Brasile e in altri paesi. C’è il caso di Danial, un omosessuale afgano che abitava in Iran che ha volontariamente venduto un rene per pagare i trafficanti che lo avrebbero portato in Turchia. Ci sono poi diversi report che indagano sul ricco business del traffico di organi di cittadini di paesi poveri. Ad esempio nel 2011 venne documentato come proprio in Egitto esistesse un mercato degli organi espiantati ai migranti. Si tratta per lo più di migranti costretti o “convinti” a donare un rene. La ONG Coalition for Organ Failure Solutions ha raccolto le testimonianze di 57 migranti che diventati donatori “involontari” di rene. Ma anche allontanandoci dai punti caldi dei centri da dove partono i migranti diretti verso l’Europa emerge come il traffico di organi non sia un’invenzione giornalistica ma una terribile realtà. Nove anni fa Alessandro Gilioli aveva “comprato” un rene in Nepal, il prezzo? Poco meno di ottomila euro che comprendono compenso al donatore, al chirurgo e operazione di trapianto. A inizio giugno è stato invece arrestato il chirurgo a capo di un’organizzazione dedita al traffico di reni in India che operava all’Indraprastha Apollo Hospital di Delhi. In Cina si suppone che sia lo stesso Governo a favorire il furto degli organi dai cadaveri dei condannati a morte. Creare allarmismo su quello che Nuredin Atta Wehabrebi dice succede in Egitto è senza dubbio ingiustificato perché non ci sono prove, ma non possiamo fare finta di non vedere che il traffico di organi sia una realtà concreta. Del resto .