Cultura e scienze

La storia del 90% di stupri che "risulta falso" a Firenze

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Qualche giorno fa negli articoli di due quotidiani che parlavano dell’accusa di stupro nei confronti di due carabinieri da parte di due studentesse americane residenti a Firenze si sosteneva che “tutte le studentesse americane in Italia sono assicurate per lo stupro e a Firenze su 150-200 denunce all’anno, il 90 per cento risulta falso”. La prima affermazione , quella dell’assicurazione sullo stupro, è in realtà una bufala ed è stata spiegata dall’avvocato Gabriele Zanobini in un’intervista.

La Stampa e quel 90% di stupri che “risulta falso” a Firenze

Per quanto riguarda il 90% degli stupri che “risulta falso” a Firenze, la frase è contenuta in un articolo firmato da Grazia Longo su La Stampa e in un pezzo di Cristiana Mangani sul Messaggero – ripreso anche da noi –  nel frattempo cancellato. Il numero di 150-200 appare sconcertante perché i dati ISTAT dicono che le violenze sessuali denunciate nel 2015 sono state appena 57. Non si capisce perché – se per caso si parlava del 2016 – le denunce siano quadruplicate senza che se ne sia accorto nessuno, e soprattutto come mai siano finite così velocemente le indagini visto che di solito ci vogliono anni.

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I dati Istat sugli stupri denunciati a Firenze nel 2015

In ogni caso la questura di Firenze, interpellata da Claudia Fusani per Tiscali, ha precisato che “nel 2016 in provincia di Firenze ci sono state 51 denunce per violenza sessuale. Non possiamo al momento fare una casistica delle vittime, italiane, straniere, americane. Per noi sono tutte violenze in ugual modo“. La Stampa ha intanto pubblicato una precisazione nell’articolo di Longo:
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La precisazione della Stampa sulla storia dei 150-200 stupri di Firenze

In questo articolo alla frase «Non si può neppure dimenticare che tutte le studentesse americane in Italia sono assicurate per lo stupro e a Firenze su 150-200 denunce all’anno, il 90 per cento risulta falso», abbiamo aggiunto l’attribuzione (una fonte istituzionale attendibile) e le virgolette. Questo per chiarire che non si tratta di considerazioni dell’autrice ma di un’informazione raccolta in un contesto che resta coperto secondo le regole deontologiche dell’Ordine dei Giornalisti. Questo perché alcuni lettori ci hanno rimproverato il passaggio come una nostra opinione. I dati cui fa riferimento la fonte non sono nelle statistiche ufficiali perché non sono ancora confluiti nei database Istat.

Grattare la superficie degli stupri a Firenze

È curioso che la redazione della Stampa abbia opposto il segreto professionale e le regole deontologiche dell’Ordine dei Giornalisti per tenere coperta la fonte – cosa giusta e legittima in alcuni casi – quando in questo caso stiamo parlando di dati pubblici, sui quali bisogna fare anche tanti complimenti alla polizia visto che ha indagato così velocemente da giudicarli al 90% falsi... Ma c’è di più. Su Twitter qualcuno ha avuto la grande idea di chiedere conto al public editor (ovvero, alla garante del lettore) della Stampa Anna Masera – di cui abbiamo parlato in occasione della tragicomica vicenda dell’articolo-spot sull’omeopatia – e la risposta è stata questa: “Grazia Longo ribadisce che l’assicurazione non è una bufala e numeri forniti da fonte attendibile non ancora confluiti nel database”.
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Ora, a parte che è invece dimostrato che l’assicurazione “sullo stupro” è invece una bufala, non si comprende come possano essere “non ancora confluiti nel database” i dati quando la questura di Firenze ha invece detto a Tiscali che quelli del 2016 sono 51 (il totale, tra l’altro, non quello degli studenti americani). Perché se non sono ancora confluiti nel database, allora significa che sono i dati del 2017. Ma questo vuol dire che nei primi mesi del 2017 c’è stato il quadruplo delle denunce per stupro rispetto al 2016. Non solo: significherebbe che la polizia avrebbe già appurato che il 90% di questi sono falsi, avendo già completato le indagini a tempo di record. Numeri che farebbero pensare a un’emergenza democratica, se fossero veri. Oppure alla testardaggine nel non voler correggere una fregnaccia evidente, come sembra molto più probabile. E questo a prescindere dal fatto che raccontare di false denunce per stupro senza fonti certe e dimostrabili dovrebbe essere piuttosto offensivo nei confronti delle vittime. Di cui alla Stampa non sembrano per niente curarsi.