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La storia dei rapporti gay nella chiesa dei Carmelitani Scalzi

chiesa santa teresa d'avila 1

Uno scandalo sta agitando la chiesa di Teresa d’Avila, fondatrice dei Carmelitani Scalzi, in Corso d’Italia a Roma. Tutto nasce dalla lettera inviata da un gruppo di parrocchiani al Papa, al cardinale vicario di Roma Agostino Vallini e al preposto generale dei Carmelitani Saverio Cannistrà. e rivelata qualche giorno fa dal Corriere della Sera. Un alto esponente della curia generalizia dell’Ordine dei Carmelitani scalzi sarebbe finito in uno scandalo per delle frequentazioni con giovani prostituti di Villa Borghese.

«Siamo venuti a conoscenza di fatti di grave rilevanza morale, imputabili ad un alto esponente della Curia generalizia, che ci sono stati raccontati con abbondanza di dettagli da laici coinvolti che potrebbero rientrare nella categoria “adulti vulnerabili”, contemplata nelle recenti disposizioni canoniche, innovatrici rispetto agli atti di omissione… Come sapete, reverendi padri un corposo dossier, comprendente cronistoria degli accadimenti vergognosi e dichiarazioni di laici coinvolti nei rapporti con l’alto prelato, è stato consegnato a Sua Eminenza cardinale Vallini…»

La storia dei rapporti gay nella chiesa dei Carmelitani Scalzi

E sotto la lente c’è un altro episodio misterioso. Subito dopo aver confessato la relazione con il prete, uno dei prostituti sarebbe stato pestato a Villa Borghese. L’uomo ha confessato in una dichiarazione scritta con tanto di carta di identità di aver avuto rapporti sessuali continuativi con uno dei carmelitani, e avrebbe anche descritto, racconta sempre il Corriere della Sera:

l’uso dell’ingresso laterale di via Aniene (al posto di quello sorvegliato in corso d’Italia 38) per le «scappatelle» notturne, l’abuso di alcolici per allentare i freni inibitori e l’assunzione preventiva di estratti di prickly poppy (argemone messicana), pianta floreale conosciuta fin dai tempi degli aztechi come «nutrimento dei morti» e «apprezzata come eccitante», avrebbe chiarito il testimone.

Su Repubblica ha parlato uno degli autori della lettera di denuncia:

“Abbiamo scritto al Papa per presentargli la vicenda – dice Giuseppe del Ninno, portavoce di oltre cento parrocchiani che hanno fatto esplodere il caso – ma pensiamo che non sia stato neanche informato della nostra lettera”. I fedeli denunciano “l’insensibilità delle gerarchie, le risposte burocratiche, la mancanza di coraggio nella verità. Ci sono dichiarazioni scritte delle vittime – racconta ancora Del Ninno – adulti vulnerabili, anche senza tetto che ruotano intorno alla parrocchia dei Carmelitani per avere un aiuto”. Anche dei sacerdoti carmelitani avrebbero fatto presente il comportamento scorretto di questo confratello.

Ma dalla Curia arriva tutta un’altra versione. E’ il parroco più vicino all’accusato numero uno, don Paolo di nazionalità indiana, da 11 anni nella Congregazione di corso Italia: “Questo gruppo di fedeli ha inventato tutto perché non ha accettato il trasferimento di don Angelo Ragazzi, il prete di questa parrocchia. Non hanno capito che lui invece è contento di quel trasferimento e non gli è stato imposto”. Quanto ai rapporti omosessuali del Capo della congrega? “Mi viene davvero da ridere, lo conosco da 6 anni, da quando è arrivato qui, e vedo come trascorre le sue giornate. Il nostro ordine è molto contemplativo e siamo davvero lontanissimi da queste cose di cui i parrocchiani ci accusano”. Ieri un gruppo di parrocchiani capeggiati dal portavoce De Ninno alla fine della messa è avanzato a grandi passi sul sagrato per chiedere a papa Francesco un intervento che «riporti serenità, giustizia e pulizia all’interno di questo benemerito ordine». Un altro gruppo attacca il primo sottolineando che «non fate neanche parte di questa parrocchia». A quel punto tra le due fazioni volano insulti e un uomo viene addirittura bloccato per evitare che scoppi una rissa. Intanto il parapiglia va avanti: «Volete solo seminare zizzania, è una vergogna!» ripetono i fedeli. «Frequento questa chiesa da 50 anni, mai visto niente del genere: in un momento come questo, poi!»,tuona un uomo che indossa un completo beige con la camicia aperta,occhiali,e voce indignata.
Foto copertina da Wikipedia