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La storia dei due detenuti evasi ieri dal carcere di Rebibbia

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Una fuga da film, o da fumetto. Florin Mihai Diaconescu e Catalin Ciobanu, rispettivamente 28 e 36 anni, sono i due detenuti di nazionalità romena evasi ieri dal carcere di Rebibbia segando le sbarre di una finestra della struttura e si sono calati giù, riuscendo poi a fuggire a piedi. La più classica – e clamorosa – delle evasioni: la fuga è avvenuta nel reparto G11 del Nuovo Complesso del carcere romano, penitenziario che ospita tra l’altro da qualche mese nell’aula bunker il processo per Mafia Capitale. I due romeni, di 28 e 33 anni, ai quali era stato permesso di lavorare in magazzino, secondo le prime ricostruzioni sono riusciti a beffare la sorveglianza e dopo aver segato le sbarre del locale verso le 18.30 si sono calati all’esterno. La zona passeggi in cui si sono trovati è chiusa da tutti i lati, ma non nella parte superiore – secondo una fonte sindacale della polizia penitenziaria -, così sarebbero riusciti a scavalcare la recinzione. Poi i due hanno superato anche il muro di cinta di Rebibbia e si sono trovati in strada lungo via Tiburtina. A piedi si sono dileguati ed é in corso una vasta operazione di polizia, carabinieri e penitenziaria per riacciuffarli.

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I due detenuti evasi ieri da Rebibbia: Florin Mihai Diaconescu e Catalin Ciobanu

La storia dei due detenuti evasi ieri dal carcere di Rebibbia

Catalin Ciobanu, 36anni, è stato arrestato per omicidio e sequestro di persona mentre Florin Mihai Diaconescu, 28anni, era in carcere per rapina e ricettazione. Probabilmente un complice li aspettava in macchina poco lontano. Nel 2014 Catalin Ciobanu era stato accusato di omicidio preterintenzionale: aveva provocato la morte di un commerciante egiziano che viveva a Fidene. Catalin lo aveva rapito per conto di un altro egiziano rivale in affari e l’uomo era morto d’infarto. Il romeno aveva agito con un complice, e scappò in Romania dove poi venne arrestato per un furto. Dal carcere romeno fu estradato in Italia per essere processato per la morte del commerciante egiziano. Il sindacato di polizia carceraria Fns Cisl dà la colpa al sovraffollamento di Rebibbia rispetto al numero inadeguato di agenti. “Il personale in servizio di Polizia Penitenziaria nei 14 Istituti Penitenziari della regione Lazio risulta essere sottodimensionato e non più rispondente alle esigenze funzionali degli Istituti – ha detto il segretario aggiunto Massimo Costantino – dove si continua a registrare un esubero di detenuti rispetto alla capienza detentiva prevista”. Nel Nuovo Complesso di Rebibbia ci sono secondo Fns Cisl 157 detenuti in più rispetto ai 1.235 previsti. Donato Capece, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, sottolinea che “quando è avvenuta l’evasione, nel reparto in cui erano detenuti i due soggetti evasi, c’erano di guardia solo due agenti per complessivi 150 detenuti” e che “i sistemi di sicurezza del carcere di Rebibbia sono fuori uso da tempo”. Il Sappe rinnova l’appello al ministro della Giustizia Andrea Orlando, al premier Renzi e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria perché affrontino i problemi di organico. “Avevamo chiesto che nella legge di stabilità si anticipasse dal 2018 al 2016 il turn over di 800 agenti: ci hanno bocciato l’emendamento – osserva Capece -. Il corpo di polizia penitenziaria ha complessivamente settemila unità in meno del dovuto. Ogni anno perdiamo circa 1.300 unità per gli agenti che vanno in pensione. Inoltre pesa anche l’età e in tanti reparti molti agenti sono ormai in là con gli anni: sarebbe indispensabile un ricambio per garantire migliore sicurezza delle carceri”.