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La storia dei 20mila euro che Tiziana Cantone doveva pagare

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Tiziana Cantone avrebbe dovuto pagare 20mila euro di spese legali perché il tribunale le ha dato torto ed è questo uno dei motivi che ha spinto la ragazza al suicidio?

La storia dei 20mila euro che Tiziana Cantone doveva pagare

Lo si legge nel dispositivo dell’ordinanza dal giudice del Tribunale Napoli Nord Monica Marrazzo. Il giudice infatti ha condannato Facebook, Sem srl, Ernesto Alaimo, Pasquale Ambrosino e Rg Produzioni (responsabili di testate giornalistiche online) alle spese in favore della ricorrente liquidate ”in euro 320, per esborsi, e euro 3.645 per compenso professionale, oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15 per cento sul compenso”. Il giudice ha altresì condannato la ricorrente al rimborso in favore della Citynews, YouTube LLC, Yahoo Italia, Google Ideas delle spese ”che liquida (per ciascuno di essi) in 3645 euro per compenso professionale, oltre al rimborso spese generali nella misura del 15 per cento sul compenso”. In pratica spiega Conchita Sannino oggi su Repubblica:

Il giudice ha poi esaminato caso per caso i profili relativi alle testate giornalistiche on line, due delle quali condannate a rimuovere tutte le pagine riguardanti la vicenda. Nel dispositivo, il giudice condanna Facebook, Sem srl, Ernesto Alaimo, Pasquale Ambrosino e Rg Produzioni (responsabili di testate giornalistiche online) anche alle spese in favore di Tiziana liquidate «in euro 320, per esborsi, e euro 3.645 per compenso professionale, oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15 per cento sul compenso». Ma al tempo stesso impone alla ricorrente il rimborso in favore della Citynews, YouTube LLC, Yahoo Italia, Google Ideas delle spese «che liquida (per ciascuno di essi) in 3645 euro per compenso professionale, oltre al rimborso spese generali nella misura del 15 per cento sul compenso».

Il giudice ha anche stabilito che per Tiziana non ci fosse alcun diritto all’oblio, perché la vicenda che la riguarda è troppo recente, risalendo soltanto alla prima metà del 2015. Su questo punto il passaggio della sentenza non lascia dubbi: «Non si ritiene che rispetto al fatto pubblicato sia decorso quel notevole lasso di tempo che fa venir meno l’interesse della collettività alla conoscenza della vicenda». Decisamente respinta, infine, anche la richiesta di risarcimento danni che il giudice definisce «evidentemente inammissibile in sede cautelare», rimandando la questione al «successivo eventuale giudizio di merito».
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L’indagine su Tiziana Cantone

Nel fascicolo dell’inchiesta che la Procura di Napoli nord ha avviato sulla morte di Tiziana Cantone saranno acquisiti anche gli atti della causa civile che la 31enne aveva intentato appellandosi al diritto all’oblio e chiedendo a vari social e motori di ricerca di rimuovere i video hard diventati virali. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Greco e dal sostituto procuratore Rossana Esposito, segue per il momento l’ipotesi dell’istigazione al suicidio, ma non si esclude la possibilità di valutare altri reati come lo stalking. Due mesi fa, a luglio, la 31enne aveva ottenuto l’autorizzazione a cambiare il proprio cognome acquisendo quello della madre. Era stata la stessa Tiziana ad avviare la pratica per quel cambio di identità, lo aveva deciso a novembre 2015, cinque mesi dopo la diffusione sul web del video hot che la ritraeva in momenti di intimità con un uomo. Intanto la madre oggi a Repubblica lancia pesanti accuse nei confronti del fidanzato:

 «Secondo me, lui la plagiava. Andarono a vivere insieme, e durante la sua convivenza io la vedevo cambiata. Tra me e lei c’era un particolare legame eppure lei aveva deciso di allontanarsi e lui mi dava sempre una brutta impressione… anche se mia figlia non mi ha mai raccontato qualcosa in particolare. Solo una volta, prima del Natale del 2015, la vidi sconvolta». Il motivo? «Tiziana — continua sua madre — mi raccontò di alcuni giochetti fatti con quell’uomo. Una sera ritornò di notte, forse era il novembre 2015, riferì che aveva litigato con lui. Era ubriaca. Si rifugiò in casa mia per quella sera. Venni a sapere che avevano fatto un video che aveva avuto una diffusione virale. Voi mi chiedete dei video che poi uscirono… Io posso precisare che gli stessi video furono girati nel periodo della sua convivenza». La donna aggiunge alcuni nomi di uomini, dice che proprio S. la mandò in Emilia a casa di alcuni suoi amici.
«Tiziana mi riferì che sempre il suo compagno l’aveva indotta a girare alcuni video per far piacere a lui, con altri uomini. Considerata questa costrizione, lei aveva deciso di avere rapporti sessuali, ripresi con una telecamera, quantomeno con persone che lei gradiva. Il suo compagno, in realtà, non era presente a quei rapporti sessuali, ma provava piacere a sapere che lei andava con altri e nel vedere i filmati. E anche nel filmato più diffuso, in cui si parla di tradire il fidanzato, posso dire che quell’uomo, per me, ne era a conoscenza. In un filmato, quello girato nella cucina della loro abitazione, si sente la voce dell’uomo e compare una sagoma riconducibile a mio avviso a questo suo compagno». Non solo. La madre riprende dopo un altro crollo. «Tra l’altro il compagno di mia figlia cercò di rassicurarmi, nel corso di un nostro dialogo, che nei video diffusi in rete non era presente Tiziana ma c’era un fotomontaggio e che avrebbero provveduto a difenderla». Poi lei lancia l’accusa più pesante. Ma tutta da provare. «Secondo me, i video furono pubblicati dal suo compagno per costringerla a rimanere con lui. Ma lei per la vergogna temporeggiò, rinviò questo ritorno a casa nostra. Le chiesi spiegazioni… Mi disse che ci voleva tempo, che non era facile nemmeno per lei». Si separarono, ma non pacificamente. Lei a volte tornava con lividi. La mamma sostiene che forse lui voleva lucrare.

Quattro indagati per diffamazione

Ci sono intanto quattro persone indagate per diffamazione nei confronti di Tiziana Cantone, la 31enne morta suicida protagonista di un video hot diventato virale un anno fa sul web. E anche questa iscrizione nel registro degli indagati, a quanto si e’ appreso, risale ad un anno fa, quando cioè Tiziana presentò una querela contro le quattro persone alle quali aveva mandato via whattapp le immagini hard che poi hanno fatto il giro del web, con milioni di click, senza il suo consenso; l’origine della fragilità che poi portato la ragazza a impiccarsi con un foulard due giorni fa in uno scantinato. A indagare il procuratore di Napoli Fausto Zuccarelli e dal pm Alessandro Milita. La Procura di Napoli Nord invece, competente per territorio rispetto quel decesso, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.
EDIT: In una precedente versione dell’articolo avevamo calcolato male il rimborso dovuto alla Cantone. L’edit con la citazione di Repubblica Napoli spiega invece come sono andate le cose.
EDIT 2 (16 settembre 2016): Elisabetta Garzo del tribunale di Napoli spiega oggi a Repubblica perché la sentenza condannava la Cantone al risarcimento delle spese:

Quando si è rivolta a voi?
«Il ricorso è stato presentato circa un anno fa. Le parti in gioco erano tantissime. Una volta costituite ci sono state un paio di udienze, non di più. L’8 luglio il giudice Marrazzo le ha invitate alla discussione. Ha depositato il provvedimento ad agosto. È stato pubblicato il 5 settembre. L’iter è stato velocissimo».
La ragazza è stata anche condannata a pagare alcune spese legali. Non è assurdo?
«Nei confronti di alcuni siti internet è stata ritenuta soccombente perché in sede civile la domanda non può essere proposta in maniera non precisa. Ad esempio, per quanto riguarda Yahoo, è stata rivolta nei confronti di Yahoo Italia che non è responsabile del controllo e quindi non è stata accolta. Nel momento in cui il ricorrente è soccombente, viene condannato alle spese».

Leggi sull’argomento: Chi ha ucciso Tiziana Cantone?