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La ong SOS Humanity presenta ricorso al TAR contro il Viminale

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Sos Humanity

Tu sì, tu no. Tu non sei abbastanza piccolo, tu non sei abbastanza traumatizzato o ferito. Dopo lo sbarco avvenuto nella giornata di domenica, a bordo della nave della ong Sos Humanity sono rimaste 35 persone (oltre agli attivisti dell’organizzazione e alla truppa) a cui il Viminale non ha concesso l’autorizzazione di mettere i piedi sulla terra ferma dopo esser state soccorse – oltre una settimana fa – nel Mediterraneo mentre i loro barconi erano alla deriva. Perché il Viminale, guidato da Matteo Piantedosi, ha deciso di far scendere da quell’imbarcazione solamente 144 persone sulle 179 presenti invitando – obbligando – la nave (la Humanity 1) ad allontanarsi dal porto di Catania. Ma il capitano dell’imbarcazione ha annunciato che oggi sarà presentato ricorso al TAR contro la decisione del Ministero dell’Interno.

Sos Humanity presenta ricorso al Tar contro le decisioni del Viminale

La nave della Sos Humanity – così come altre due che per settimane hanno atteso l’autorizzazione all’approdo in un porto sicuro dopo aver soccorso centinaia di esseri umani che stavano rischiando la vita a bordo di barconi di fortuna rimasti in balia delle fredde acque del Mediterraneo -, dopo un lungo braccio di ferro era riuscita a ottenere dal Viminale l’autorizzazione per l’ingresso nel porto di Catania. Ma lo sbarco è stato concesso solamente a 144 persone. Gli altri 35, invece, non sono stati fatti scendere e – secondo la linea del Ministero dell’Interno – dovranno tornare in altro mare, sempre a bordo della Humanity 1. E su questa decisione discriminatoria, la ong ha deciso di presentare ricorso al TAR.

“Lunedì, SOS Humanity intraprende un’azione legale contro il decreto del governo italiano e la prevenzione dello sbarco di 35 persone salvate dal Humanity 1 ! Le azioni dell’Italia violano il diritto europeo e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati.
È illegale far sbarcare solo alcuni dei sopravvissuti. Il respingimento collettivo dei 35 soccorsi dalle acque territoriali italiane viola la Convenzione Europea sui Diritti Umani e il principio di Non Refoulement.
Humanity avvierà anche un procedimento accelerato dinanzi al tribunale civile in Catania affinché sia garantito il diritto di accesso a una procedura formale di asilo per i richiedenti protezione a bordo Humanity 1. Tutti i 35 sopravvissuti devono poter sbarcare immediatamente!”.

In un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, il capitano di Humanity 1, il tedesco Joachim Ebeling,  ha spiegato perché non ha alcuna intenzione di obbedire all’obbligo imposto dal Viminale:

“No, di qui non me ne vado. Obbedisco alla legge del mare. Resto qui, immobile. Se andassi via adesso, violerei una serie infinita di leggi e convenzioni internazionali. Non sto facendo nulla di male”.

Perché la selezione all’ingresso, quel “tu sì, tu no” va al di là di ogni accordo internazionale e va anche oltre l’obbligo (non solo morale) di salvare vite umane. E non solo per la legge del mare.

(foto: da profilo Twitter Sos Humanity)