Attualità

La replica degli omeopati: l'omeopatia non fa male

Qualche giorno fa abbiamo dato la notizia che l’Università di Barcellona ha deciso di sospendere il suo master universitario in medicina omeopatica. Una scelta che in passato era stata presa anche da altri atenei spagnoli come l’Università di Siviglia, quella di Cordova e quella di Saragozza dove negli ultimi anni sono stati chiusi i vari corsi per insegnare l’omeopatia. La decisione è stata duramente contestata dall’Accademia Medico Omeopatica di Barcellona che ha rilasciato un comunicato stampa nel quale stigmatizza la decisione dell’ateneo dal momento che il master era l’unico corso riconosciuto dall’European Committee for Homeopathy per poter ottenere l’abilitazione alla pratica omeopatica medica e veterinaria in Spagna. E anche in Italia si sono fatti sentire – con un comunicato stampa – i medici dell’AMIOT, l’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia di Milano che ci tiene a ribadire un concetto fondamentale: «l’omeopatia può essere “pericolosa” solo nel momento in cui viene utilizzata da “mani non mediche”».
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I principi cardine dell’omeopatia e la mancanza di scientificità

L’AMIOT si presenta come “l’associazione più rappresentativa a livello nazionale sul tema della Medicina Omotossicologica e dei Bassi Dosaggi” e nel suo comunicato stampa ci tiene a ribadire che l’omeopatia è una Scienza. Certo c’è il piccolo problema che le teorie di questa disciplina scientifica abbiano ben poco di scientifico e che nel corso di duecento anni di storia siano state prodotte ben poche prove scientifiche della sua efficacia. Nella sua lettera AMIOT rimanda ad una dichiarazione del Prof. Paolo Roberti di Sarsina secondo il quale: «Ormai sono numerosi – anche nonostante i pregiudizi e l’assenza di finanziamenti per la ricerca – gli studi scientifici pubblicati sulla banca dati PubMed che confermano la superiorità delle Medicine Non Convenzionali rispetto al placebo» ma la pubblicazione sulla banca dati Pub Med non è di per sé una garanzia di autorevolezza di uno studio scientifico. Bisognerebbe vedere su quali riviste (e con quale impact factor) sono stati pubblicati gli studi. In fondo su Pub Med si può trovare davvero di tutto, anche gli studi pubblicati dal Dottor Giuseppe Di Bella in cui “dimostra” l’efficacia del Metodo Di Bella. Sarebbe stato interessante se AMIOT avesse linkato almeno uno di questi numerosi studi scientifici. Si è preferito invece rimarcare il fatto che l’omeopatia riesce ad andare avanti “nonostante l’assenza di finanziamenti per la ricerca”. Su questo aspetto AMIOT farebbe forse meglio a rivolgersi alle case farmaceutiche del settore che – al contrario della tanto odiata Big Pharma – non investono nella ricerca. Forse perché sull’acqua e lo zucchero sono già convinte di sapere tutto quello che c’è da sapere. Ricordiamo infatti che i principi base dell’omeopatia quello di curare il simile con il simile e il fatto che più una sostanza è diluita maggiore è la sua efficacia terapeutica sono stati stabiliti verso la fine del 1700 e non sono mai stati messi in discussione o modificati. Né sono stati dimostrati scientificamente. Non è strano che gli studi scientifici di cui si parla vagamente nel comunicato di AMIOT confermino la superiorità dell’omeopatia rispetto al placebo? L’omeopatia può al massimo essere paragonata a quello, e gli omeopati lo ammettono abbastanza candidamente, in fondo le teorie di Samuel Hahnemann vanno contro le più basilari leggi della fisica e della chimica. Per quanto si voglia sperare ardentemente che possano funzionare c’è un limite che anche i farmaci omeopatici non possono superare. L’alternativa sarebbe invece affermare che l’omeopatia è in grado di piegare le suddette leggi, ma per dirlo sarebbe necessaria una dimostrazione scientifica. Che stiamo ancora aspettando con ansia.
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AMIOT contro il National Health and Medical Research Council

AMIOT prosegue poi ricusando i risultati della meta analisi condotta dal National Health and Medical Research Council australiano ma dimentica di dire che i risultati della ricognizione sulla letteratura scientifica “omeopatica” confermano quanto emerso da una ricerca simile già svolta nel 2010 su commissione della House of Commons inglese e anche un’altra meta analisi pubblicata nel 2005 sulla rivista scientifica The Lancet. Ovviamente però questo non lo dicono perché se tre studi confermano che l’omeopatia non serve a nulla allora la faccenda potrebbe diventare seria. Non dice nemmeno cosa è stato scoperto: ovvero la mancanza di scientificità negli studi sui medicinali omeopatici. Prima ancora della mancanza di prove scientifiche viene evidenziato come gli omeopati non siano in grado nemmeno di produrre uno studio adeguato. Il principale problema emerso dalla revisione sistematica delle ricerche sulle cure omeopatiche è che gli studi in materia non sono stati costruiti seguendo criteri validi. Non c’è da stupirsi che chi crede in una pseudoscienza non abbia alcun interesse a condurre una ricerca scientifica. Ad esempio i trials clinici riguardanti i rimedi omeopatici non vengono effettuati su un numero sufficiente di pazienti per essere scientificamente rilevanti. La qualità delle ricerche e il modo in cui sono state concepite e realizzate è stato trovato generalmente molto basso, sia per gli studi che comparavano l’efficacia dell’omeopatia rispetto ad un placebo sia per quelli che dichiaravano di dimostrare che le cure omeopatiche funzionavano meglio di quelle allopatiche. In questo ultimo caso sono stati trovati studi che comparavano l’efficacia dell’omeopatia nella cura di una malattia rispetto a cure non-standard per il trattamento di quella specifica malattia. Il documento australiano non è stato pubblicato da un istituto qualsiasi ma dall’ente governativo che è sostanzialmente il corrispettivo del nostro Istituto Superiore di Sanità, ovvero il principale organismo per quanto riguarda la salute pubblica. Inoltre i risultati sono stati validati da enti di ricerca indipendenti. Questo ovviamente AMIOT si guarda bene dal dirlo. Per giustificare gli scarsi risultati dell’omeopatia AMIOT spiega che «gli studi negativi presi ad esempio da questo documento Australiano utilizzano sempre l’omeopatia in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica, pertanto i risultati non potranno che essere che scarsi» insomma scopriamo che tra i numerosi studi pubblicati su Pub Med cui si faceva riferimento prima alcuni non andrebbero bene perché non seguono il “protocollo” omeopatico, prima però dicevano che i risultati non dovevano essere presi in considerazione perché pubblicati solo sul sito dell’Istituto.
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La legge dice che possiamo venderli, quindi funzionano!

Questa dei farmaci omeopatici disciplinati per legge è un’obiezione già sentita  Secondo gli omeopati l’omeopatia funziona perché la vendita dei rimedi omeopatici è disciplinata da un decreto legge. Il che però non equivale ad un’approvazione scientifica, nello stesso Decreto legislativo all’articolo 16 comma b infatti è scritto:

1. Un medicinale omeopatico e’ soggetto, ai fini dell’immissione in commercio, ad una procedura semplificata di registrazione, soltanto se il medicinale:
b) non reca specifiche indicazioni terapeutiche sull’etichetta o tra le informazioni di qualunque tipo che si riferiscono al prodotto;

Il fatto è che lo stesso decreto legge impone ai produttori di scrivere e specificare che vengono venduti “senza indicazioni terapeutiche approvate”, che è quello che intende dire Garattini. Il DLGS 219/2006 prevede infatti che:

2. L’etichettatura ed eventualmente il foglio illustrativo dei medicinali omeopatici di cui agli articoli 16 e 20 recano obbligatoriamente ed esclusivamente le indicazioni seguenti:
a) Dicitura: «medicinale omeopatico» in grande evidenza, seguita dalla frase: «senza indicazioni terapeutiche approvate»;

Concetto ribadito peraltro dal DLGS 274/2007 recante “Disposizioni correttive al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, recante attuazione della direttiva 2001/83/CE relativa ad un codice comunitario concernente medicinali per uso umano” nel quale è ulteriormente specificato

All’articolo 120, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. Per i medicinali omeopatici o antroposofici senza indicazioni terapeutiche, al medico può essere consegnata la documentazione utile a ricordare posologia e campi di applicazione mediante pubblicazioni tratte da una delle farmacopee europee o dalla letteratura omeopatica o antroposofica. In quest’ultimo caso, deve essere stampigliato in modo visibile che trattasi di indicazioni per cui non vi e’, allo stato, evidenza scientificamente provata della efficacia del medicinale omeopatico o antroposofico.».

In sostanza quindi anche la legge dice che per i rimedi omeopatici non vi è nessuna evidenza scientifica che ne provi l’efficacia. Sarebbe stato invece interessante se AMIOT avesse preso una posizione chiara nei confronti di quegli omeopati che ritengono che con un po’ di acqua e zucchero ben diluiti sia possibile curare il cancro, l’ebola, l’autismo oppure di quei medici omeopati che parlano di vaccini omeopatici e che magari sconsigliano le vaccinazioni pediatriche. Ma in ultima istanza la domanda cui AMIOT evita di rispondere è: dove sono le evidenze scientifiche? Non basta dire che l’acqua non fa male, serve dire anche a cosa serve. C’è solo un motivo per cui – a mio avviso – l’omeopatia è pericolosa: perché allontana i veri malati da cure la cui efficacia è stata provata numerose volte (e non in qualche occasione).