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Lo sgombero dell'ex-Baobab

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Il Baobab di via Cupa a Roma era un centro di accoglienza per migranti chiuso dopo i fatti di Mafia Capitale e fatto sgombrare nel dicembre 2015. Formalmente il Baobab, che in questi anni ha fornito un riparo a migliaia di migranti passati per la Capitale, è stato chiuso per riconsegnare l’edificio sito nei pressi della stazione di Roma Tiburtina al suo legittimo proprietario. Nei fatti però né l’allora Commissario a Roma Capitale, il prefetto Tronca, né la giunta Raggi sono riusciti a trovare una soluzione per ospitare le decine di migranti che vivono in condizioni precarie dormendo nelle tende per strada. La forma precaria di accoglienza è stata garantita fino ad ora dal lavoro dei volontari della Baobab Experience (che non hanno a che fare con il Centro Baobab) e dalla solidarietà e generosità di molti cittadini romani che in questi mesi hanno donato cibo e beni di prima necessità per il sostentamento dei migranti.
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La Baobab Experience: arrivi continui e uno sgombero a settimana

Non c’è nemmeno un frigo in Via Cupa, questo per far capire in che stato sono costretti a vivere gli “ospiti” accampati per strada. A inizio giugno di quest’anno la Polizia era tornata a sgomberare la tendopoli portando via 70 migranti. Le operazioni di controllo e di identificazione e i trasferimenti dei migranti sono proseguite anche nei mesi successivi: quattro in tutto nell’arco di poche settimane gli interventi delle forze dell’ordine, l’ultimo dei quali a metà agosto durante il quale sono stati identificati 90 migranti, la maggior parte dei quali è stata trasferita nel centro di via Ranzani a Rocca di Papa. Oggi la polizia è tornata di nuovo in via Cupa, e e come da copione ha trasferito i migranti in Questura per le procedure di identificazione e per il successivo ed eventuale trasferimento in un altro centro di accoglienza. I mezzi e gli uomini dell’AMA, fanno sapere dalla Baobab Experience, stanno provvedendo a ripulire la strada buttando via – denunciano i volontari via Facebook – le tende e il cibo donato nei giorni scorsi dall’elemosiniere del Papa, padre Konrad Krajewski.
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Il Comune non sa più dove mettere i migranti

Ma fin’ora la storia si è sempre ripetuta, ad ogni sgombero, ad ogni operazione di identificazione e ricollocazione dei migranti hanno sempre fatto seguito nuove ondate di richiedenti asilo che sono andate ad affollare via Cupa. È evidente quindi che non si può pensare di risolvere il problema dell’accoglienza ricorrendo unicamente agli sgomberi. Anche perché pur nella sua precarietà l’ex-Baobab fornisce ad oggi un servizio di prima accoglienza fondamentale sia per i migranti (che in ogni caso dopo qualche tempo prendono la strada di altre destinazioni) sia per il Comune che non ha strutture sufficienti ad accogliere tutti i migranti che arrivano nella Capitale. Il problema quindi riguarda l’Amministrazione capitolina; qualche giorno fa su Internazionale, in un reportage a firma di Annalisa Camilli uno dei volontari ricordava come uno degli ultimi incontri con l’assessora alle politiche sociali del Comune di Roma Laura Baldassare si fosse risolto con un nulla di fatto. La Baldassare ha interrotto il tavolo tecnico con volontari e associazioni che operano in via Cupa spiegando che non c’è la possibilità di allestire una tendopoli con 150 posti letto. Ieri il dipartimento per le Politiche Sociali del Comune faceva sapere che i 95 posti trovati in via del Frantoio e i 70 nello stabile della Caritas al Pigneto per svuotare l’accampamento di via Cupa «non riescono più a rispondere pienamente alle sempre maggiori richieste di accoglienza».  A quanto si apprende in seguito allo sgombero di stamattina sono in trattazione in totale 101 cittadini eritrei e 8 somali fra i quali 76 uomini, 24 donne e 1 minore. Per tutti è prevista l’accoglienza presso il centro di via del Frantoio o in altre strutture che la sala operativa sociale del Comune sta individuando. Insomma esattamente il contrario di quello che diceva l’assessora meno di dieci giorni fa. A questa situazione va però aggiunta quella di un centinaio di ospiti (abusivi) dell’ex centro di accoglienza occupato di Via Vannina svoltasi il 27 settembre. Insomma il Comune non ha attualmente, un posto dove poter ricollocare tutti i migranti. Eppure continuano con regolarità sistematica le operazioni di sgombero della tendopoli. Lo sgombero di questa mattina denunciano su Facebook i volontari della Baobab Experience, è avvenuto senza che il Comune avesse in mente una soluzione alternativa. Ci sarebbe da chiedersi perché il Comune non è ancora in grado di dare una risposta al problema che, come certificano le varie operazioni svolte fin’ora, non è certo una novità. Secondo alcuni volontari non si tratta solo di un problema di costi, la disperata accoglienza di via Cupa, che ha dato rifugio a migliaia di migranti nell’arco di 16 mesi, non costa molto: a quasi tutto provvede la generosità dei romani e dei volontari che di fatto pagano solo l’affitto dei bagni chimici che servono l’accampamento. Ma naturalmente la creazione di un centro accoglienza per almeno trecento persone avrebbe un costo ben diverso.

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Uno scorcio di Via Cupa (via Facebook.com credits Baobab Experience)

Nel frattempo però il Comune ha deciso di muoversi (molto lentamente e timidamente) alla ricerca di luoghi adatti ad ospitare i migranti. Lo ha fatto ieri pubblicando sul sito del Comune l’avviso d’apertura della “procedura d’indagine di mercato per il reperimento di posti per l’accoglienza di persone migranti straniere temporaneamente presenti nel territorio comunale“. Un’indagine di mercato non vincolante per il Comune (che quindi potrebbe decidere di non tenerne conto) rivolta a titolari di strutture di accoglienza già operative sul territorio (e che quindi a rigor di logica non è affatto detto che abbiano la disponibilità di posti necessari a risolvere la presente situazione) o a coloro che intendono aprirne di nuove. Il Comune determina in 26 euro (più IVA) a migrante il corrispettivo dovuto alle associazioni che accoglieranno gli ospiti stranieri e che dovranno fornire ospitalità in regime H24 in ambienti accoglienti. suddivisi per uomini e donne, forniti di adeguata fa climatizzazione/riscaldamento; servizio doccia con armadietti personali, il cambio biancheria (lenzuola ed asciugamani e vestiario), il servizio lavanderia (lavaggio e asciugatura degli indumenti personali degli ospiti), la fornitura di un kit igienico di base, fornitura d pasti (colazione, pranzo e cena), servizio di segretariato sociale per l’accoglienza, l’orientamento e la protezione delle persone temporaneamente accolte nonché il raccordo con i servizi dipartimentali e territoriali. Il rischio però è che il Comune poi decida di non tenere conto delle offerte ricevute e la situazione torni quella di tutti i giorni, con l’aggravante che si sta avvicinando il freddo e che i migranti di via Cupa ora sono anche senza tende.