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La presunta truffa della petizione per il nuovo referendum sulla Brexit

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Che la petizione per un nuovo referendum sulla Brexit non abbia alcuna possibilità di essere accettata si sapeva. Ma ora, scrive la BBC, su di essa si indaga per frode. Il comitato sulle petizioni al Parlamento inglese ha infatti dichiarato che sta studiando la questione e preventivamente detto che eventuali firme false saranno rimosse. Come mai? Secondo alcune fonti il problema riguarderebbe le firme dei cittadini britannici residenti all’estero, che legalmente non hanno diritto di firmare la petizione, diritto che spetta solo a coloro che risiedono nel Regno Unito. Ma c’è anche un’altra grana sotto «indagine».

La presunta truffa nella petizione per il nuovo referendum sulla Brexit

La famosa petizione per un secondo referendum, che in un paio di giorni ha ottenuto oltre tre milioni di firme, sarebbe stata infatti lanciata da un attivista un mese fa ma con lo scopo opposto: avere un’altra chance nel timore che i Leave potessero perdere, come prevedevano allora i sondaggi. «Invitiamo il governo di Sua Maestà ad applicare una norma che in caso di voto per il Remain o il Leave inferiore al 60%, e con un’affluenza sotto al 75%, preveda di indire un altro referendum», recita infatti la petizione, che punta sul fatto che l’argomento dell’affluenza possa essere utilizzato a posteriori per contestarne la validità. Un argomento che può essere facilmente utilizzato dal fronte opposto con gli stessi scopi, e proprio questo sembra essere capitato.

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Il post di Oliver Healey in cui spiega com’è andata la storia della petizione (da: BBC)

William Oliver Healey, questo il nome dell’attivista per i Democratici Inglesi, come riferisce il Sunday Express, è passato all’azione il 25 maggio, lanciando la petizione sul sito del Parlamento britannico. In un primo momento, di fatto quasi nessuno l’aveva notata, ma ora è stata invece “dirottata” dagli attivisti del ‘Remain’ e ha ottenuto un successo travolgente, senza precedenti. Risultato, come previsto dalla legge, visto che ha superato (di gran lunga) le 100mila firme, sarà valutata dalla commissione incaricata, il prossimo martedì e, nel caso, presentata in parlamento. Ma Healey non ci sta. Sul suo profilo Facebook, riferisce l’Express, ha scritto che “il popolo del Regno Unito ha piazzato una bomba ad orologeria sotto al pavimento dell’Ue” e “io do il benvenuto a questo”. E ha anche ribadito quali erano le sue motivazioni dietro alla promozione di una seconda consultazione. Ma ora, dato il risultato del voto di giovedì, “io non sono a favore di un referendum bis. La petizione che ha attirato così tanta attenzione dai sostenitori del Remain, fino a ieri non era stata quasi notata. E allora i sostenitori del Remain non erano davvero interessati alla loro visione o avrebbero combattuto più intensamente”.

Come va la petizione (inutile)?

Secondo alcune fonti il problema riguarderebbe le firme dei cittadini britannici residenti all’estero, che legalmente non hanno diritto di firmare la petizione, diritto che spetta solo a coloro che risiedono nel Regno Unito. Nel frattempo la petizione, come tutte le cose inutili, va alla grande. La quota tre milioni è stata raggiunta oggi verso le 11.15 italiane, in una evidente corsa alla sottoscrizione scattata con la vittoria del Leave alla consultazione del 23 giugno.  La petizione chiede di applicare una regola secondo cui se un referendum ha avuto un’affluenza inferiore al 75% e un risultato sotto il 60% di voti di approvazione, è possibile convocare una nuova consultazione sullo stesso quesito. La richiesta può essere firmata per sei mesi, ma le sottoscrizioni aumentano a tale ritmo che basterà molto meno per essere discussa. E, come scrive anche la BBC, non ha alcuna possibilità di essere presa in considerazione perché chiede un cambio di legislazione retroattivo. Intanto si mobilita la base laburista in favore del leader Jeremy Corbyn ‘sotto assedio’ per una ribellione in corso nel partito. Una Petizione che chiede al segretario di restare al suo posto ha superato le 170 mila firme. Ma il governo ombra continua a perdere pezzi: Lilian Greenwood, titolare dei Trasporti e Ian Murray, ministro (ombra) per la Scozia, sono gli ultimi due a lasciare il proprio incarico. Secondo Sky News dovrebbero essere in tutto dieci i ministri ombra a farsi da parte nelle prossime ore.

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