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Eva Munter e la petizione per “salvare” il cane Miro dal canile

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Miro è un esemplare di pastore maremmano abruzzese di tre anni che vive a Roverè della Luna in provincia di Trento. La sua storia inizia quando, il 22 marzo scorso, i Carabinieri lo hanno sequestrato e portato in un canile (Pan Ente Provinciale Protezione Animali E Ambiente a Rovereto). Un sequestro preventivo disposto dal Gip in attesa che inizi il processo che vede contrapporsi la famiglia proprietaria di Miro e un vicino di casa che da tempo si lamenta dell’abbaiare del cane.

Perché il cane Miro è finito in canile

La questione si trascina da tempo. Il vicino, anzi i vicini, come scrive Eva Munter (la proprietaria di Miro) in un post del 22 marzo scorso si lamentano del continuo abbaiare del cane. Iniziano così le chiamate alla Polizia Locale e ai Carabinieri che si “appostano” per “controllare che l’animale non arrechi disturbo alla quiete pubblica”. Non tutti i vicini si lamentano di Miro, anzi a quanto sostiene Eva Munter il resto del vicinato “si è rifiutato di aderire a questa assurda crociata” dichiarando che il cane non abbaiava un maniera molesta o ad orari di sonno o riposo. E Miro non è l’unico cane del vicinato, ce ne sono otto nei dintorni. Nel frattempo arriva una richiesta di risarcimento danni per “tensioni al collo e alle spalle” causate dai latrati del cane.

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via Facebook.com

 

Liti tra vicini, come ne accadono spesso, e a quanto sembra il vicino in questione vive a 300 metri dal cortile di Miro (anche se in un commento a questo articolo del Sole24Ore c’è chi precisa che in realtà si tratta di 30 metri). La proprietaria del cane sarebbe una vedova, una donna di 75 anni, come riferisce La Voce del Trentino, che vive da sola. Arrivano, come riferisce il Corriere, anche due decreti penali di condanna, il primo a ottobre di 154 euro di multa e il secondo a gennaio di 70 euro di ammenda.

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Il fatto che siano state comminate due multe fa però supporre che qualche elemento per riscontrare il disturbo della quiete pubblica sia stato rilevato. Il sequestro non ha però a che fare con le multe ma con la causa in essere tra i proprietari del cane ed il vicino. In attesa che si arrivi all’udienza (prevista a fine aprile) per le querele sporte dal vicino nei confronti dei proprietari il Gip ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell’animale che è stato quindi prelevato da casa e portato in canile.

La petizione per liberare Miro

Fino ad allora Miro dovrà rimanere confinato in canile e non potrà tornare a casa. I proprietari del cane sostengono che il loro animale non crea disturbo alla quiete pubblica, ma questo lo dovrà stabilire il giudice. Nel frattempo però Eva Munter ha lanciato una petizione online su Change.org che ha già raccolto quasi 150mila firme. Nella petizione, che è diretta al Tribunale del Riesame di Trento, Eva Munter chiede “di sospendere questa istanza di sequestro e di permetterci di affrontare il processo in corso fianco a fianco dell’animale che da anni è entrato nel mirino del querelante”.

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Il cane non è un oggetto inanimato, come una macchina o un tosaerba e ha dei sentimenti. I proprietari contestano l’assennatezza della decisione di sequestrarlo e allontanarlo dalla sua famiglia in attesa del processo. Processo nel quale verrà stabilito – si spera una volta per tutte – se davvero il cane abbaia oltre il consentito e il tollerabile oppure se è il vicino ad avere torto.

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Della questione si è interessato anche Rinaldo Sidoli responsabile del centro studi del Movimento Animalista (il partito di Michela Vittoria Brambilla) e dei progetti ed iniziative speciali di Le.I.D.A.A. la Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Secondo Sidoli, che ricorda che “abbaiare è un diritto esistenziale dei cani” Eva Munter – che però a questo punto non sembra essere la proprietaria del cane – è “vittima di stalking giudiziario”. La condotta della padrona, scrive Sidoli su Facebook, “appare non idonea a recare disturbo ad  un numero indeterminato di persone” e quindi, conclude, “se a lamentarsi del cane è un solo vicino di casa, non è di disturbo della quiete pubblica”.

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Anche la presidente di Le.I.D.A.A. Michela Vittoria Brambilla ha aderito alla petizione: «L’abbaiare di un cane o il miagolare di un gatto – osserva Brambilla – fanno parte delle normali caratteristiche etologiche delle loro specie e non si possono considerare, di per sé, causa di disturbo della quiete pubblica, se non superano la ‘normale tollerabilità».

Foto copertina via Facebook.com