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La minaccia dell'ISIS arriva dalla Tunisia?

L’attacco dell’ISIS al museo del Bardo di Tunisi con l’uccisione di 23 persone, tra cui 19 turisti stranieri, ha comprensibilmente scosso l’opinione pubblica italiana. Non solo perché tra le vittime ci sono anche quattro italiani (undici i nostri connazionali rimasti feriti) ma perché la Tunisia (come la Libia) è uno dei “vicini di casa” della nostra frontiera meridionale. La preoccupazione è che si concretizzino le minacce fatte dall’ISIS a febbraio dopo la conquista di alcune città della costa libica. Che probabilità ci sono di un attacco diretto all’Italia e all’Europa lanciato attraverso il mediterraneo proprio dalle coste nordafricane?

La carta di Google Maps con "le linee d'invasione" verso le terre dei crociati
La carta di Google Maps con “le linee d’invasione” verso le terre dei crociati

LA TUNISIA E IL PERICOLO JIHADISTA
In uno dei “piani del terrore” in formato Pdf e scaricabili da Internet un non meglio identificato militante dell’ISIS spiegava in che modo, grazie alla conquista della Libia e del Nord Africa, sarebbe stato possibile portare il jihad nel cuore della cristianità. Come abbiamo raccontato su Next quel documento è più un libro dei sogni (o degli incubi, dipende da che parte lo si guarda) e non ha una reale attinenza con la realtà attuale. È più una cosa del tipo “il Califfato che vorrei” che un piano preciso e dettagliato di come attaccare l’Italia e radere al suolo Roma (come spesso si legge in giro). Certo, rimane impresso che nelle varie cartine utilizzate nel documento la Tunisia sia cerchiata in rosso come testa di ponte per uno sbarco sulle nostre coste, ma l’attacco a Tunisi non sembra per ora far parte di una strategia coordinata di invasione.
La cartina con la strategia  per conquistare l'Europa
La cartina con la strategia per conquistare l’Europa

Certo, se l’ISIS dovesse conquistare la Tunisia (ma gli uomini di al-Baghdadi non sono ancora riusciti a soggiogare Iraq e Siria) lo scenario cambierebbe in modo radicale ma l’azione terroristica di Tunisi, per quanto tragica e sanguinaria sembra essere più un messaggio inviato al governo tunisino che al mondo occidentale (che in ogni caso vista la scelta dell’obbiettivo e delle vittime rimane uno dei principali destinatari). La solita Rita Katz, la direttrice del SITE, ci riferisce dell’ennesimo delirante messaggio di rivendicazione dell’ISIS nel quale si minaccia che questa è solo la prima goccia di una tempesta di sangue che si sta per scatenare sugli infedeli.


Minacce a parte al momento pare che non sia l’Europa ad essere in pericolo ma la Tunisia. Si stima infatti che, anche in seguito alle elezioni che hanno dato il potere ad un Governo laico, circa 3000 cittadini tunisini abbiano scelto di unirsi alle milizie del Califfo in qualità di foreign fighters. La Tunisia è quindi uno dei paesi “serbatoio” delle milizie jihadiste e quella tunisina è la nazionalità più rappresentata nell’esercito dell’ISIS.
isis foreign fighters
Sotto un certo punto di vista quindi l’attentato di Tunisi può essere letto come quelli di Parigi, dove cittadini che si erano uniti alla causa jihadista sono “tornati indietro” per colpire il proprio paese d’origine. È questo il caso dei due attentatori del musedo del Bardo Jabeur Khachnaoui e Yassine Laabidi, che avevano di recente fatto ritorno dall’Iraq. In questo senso la Tunisia è molto più simile all’Europa che non alla Libia. E non solo per questo ma anche perché è l’unico Paese, tra quelli protagonisti della cosiddetta Primavera Araba del 2011, che sta compiendo una transizione dalla dittatura alla democrazia. Al confine con la Libia la minaccia terroristica, soprattutto delle fazioni jihadiste che dopo le ultime elezioni si sono viste ridurre potere e soprattutto consensi, è sempre stata presente e sono stati registrati numerosi scontri tra le forze militari tunisine e i terroristi.
museo del bardo tunisi
L’ERRORE DA EVITARE
Dal punto di vista intepretativo chi guarda i fatti di Tunisi dalla nostra posizione deve evitare un’errore fondamentale. Dare dell’attacco al museo di Tunisi una lettura che tenda a privilegiare la minaccia nei confronti dell’Europa e dell’Italia sottovalutando (o peggio dando già per perduta) quella alla Tunisia. Guardare la Tunisia e pensare che l’ISIS sia già “a casa nostra” è un po’ come guardare il dito quando il saggio ti indica la luna (o l’eclissi). A Salvini questa cosa viene benissimo infatti.

Salvini che cita Salvini che si preoccupa dell'ISIS a Brescia (fonte: twitter.com)
Salvini che cita Salvini che si preoccupa dell’ISIS a Brescia (fonte: twitter.com)

Come spiega bene un editoriale del Guardian ora più che mai la Tunisia ha bisogno del sostegno dell’Occidente. Perché la difesa della democrazia passa anche da lì e non solo dalle misure antiterrorismo da adottare in patria. Si sente spesso dire che il vero cambiamento nella lotta all’ISIS potrebbe cominciare dalla costruzione di una narrativa alternativa a quella proposta dal al-Baghdadi. La Tunisia può diventare un tassello fondamentale di questa strategia, la prova che Islam e democrazia non sono inconciliabili come vorrebbe farci credere l’ISIS ma che forme di governo “occidentale” possono germoliare anche nei paesi arabi. Abbandonare la Tunisia al suo destino perché siamo troppo preoccupati di un’eventuale (e ad oggi ancora improbabile) invasione delle nostre coste ci esporrebbe a rischi ben più gravi. Noi italiani in Tunisia abbiamo già sbagliato una volta favorendo l’ascesa al potere di Ben Alì, vediamo di non commettere un errore peggiore.