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La “manina” dietro la nota del Vaticano sul ddl Zan

Ieri il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin ha spiegato che il Vaticano non vuole bloccare il ddl Zan. Ma le sue parole aprono un giallo: chi ha reso pubblica la nota che doveva rimanere riservata? E spunta un nome eccellente

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Ieri il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin ha spiegato che il Vaticano non vuole bloccare il ddl Zan. Ma le sue parole aprono un giallo: chi ha reso pubblica la nota che doveva rimanere riservata? E spunta un nome eccellente.

La “manina” dietro la nota del Vaticano sul ddl Zan

“Avevo approvato la Nota Verbale trasmessa all’ambasciatore italiano e certamente avevo pensato che potevano esserci reazioni” ha spiegato il Segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin a proposito della nota al governo italiano sul ddl Zan per arginare l’omotransfobia. “ Si trattava, però, – spiega in una intervista al direttore editoriale di Avvenire Andrea Tornielli – di un documento interno, scambiato tra amministrazioni governative per via diplomatica. Un testo scritto e pensato per comunicare alcune preoccupazioni e non certo per essere pubblicato”. E allora come è possibile che sia stato reso pubblico? Secondo Repubblica c’è una “manina” dietro che ha cercato di amplificare il più possibile la questione. E l’articolo firmato da Paolo Rodari e Giovanna Vitale riporta l’ipotesi che gira negli ambienti politici:

Risposte certe non ce ne sono, ma nei palazzi romani fonti attendibili propongono una trama simile a una spy story. Racconta di continui contatti tra gli ambienti più conservatori della Curia — quelli che hanno pressato la Segreteria di Stato affinché formalizzasse il suo dissenso — e una precisa parte politica, che da tempo coltiva il medesimo obiettivo: affossare il testo contro l’omotransfobia. Prima fra tutte la Lega, che da mesi lo tiene in ostaggio in commissione Giustizia, grazie all’ostruzionismo del salviniano presidente Andrea Ostellari. L’altra figura che, si sussurra, avrebbe favorito la diffusione sarebbe Maria Elisabetta Alberti Casellati. La presidente del Senato avrebbe contribuito alla fuga di notizie in modo che il caso esplodesse col maggior fragore possibile

Cosa succederà ora al disegno di legge? La convocazione del tavolo è arrivata ma il Pd non ritene “credibile” l’offerta della Lega. A metà pomeriggio di ieri, una nota del Nazareno – che anticipa le dichiarazioni in chiaro del segretario Enrico Letta – definisce “strumentale” l’atteggiamento leghista e “altamente improbabile” un’intesa sul Ddl Zan. La strada dunque per i dem è l’aula con lo stesso testo già approvato alla Camera. “La strada maestra -dicono fonti del Nazareno- è approvare al Senato il testo così com’è uscito dalla Camera, senza modifiche, senza riaprire alcun fronte. Con i voti di Iv la maggioranza c’è”.

Infatti sulla carta i numeri ci sarebbero: Pd-M5S-Leu con Iv è la riproposizione della vecchia maggioranza. Franco Mirabelli, capogruppo Pd in commissione Giustizia, ne è convinto. “Italia Viva voterà il ddl. Lo ha anche detto Renzi oggi”. E parlando con l’Adnkronos smorza l’allarme, lanciato dallo stesso leader Iv, sui voti segreti: “Rischiano di perdere più voti gli altri che noi… C’è un parte significativa di Forza Italia, ma anche qualcuno della Lega, ad essere molto insofferente. Posizioni che non si esprimono in modo palese ma che potrebbero invece manifestarsi proprio nel voto segreto”.

Tuttavia in ambienti parlamentari di palazzo Madama i conti che si fanno sono diversi: “Ci sarebbero almeno 6 franchi tiratori nel Pd e 8 in Iv”, si riferisce. Tesi smentita da Mirabelli: “Il Pd è compatto”. Sebbene in un’assemblea del gruppo Senato con il segretario Letta a maggio alcuni rilievi erano emersi: le senatrici Valeria Fedeli e Valeria Valente e poi Andrea Marcucci, Stefano Collina, Mino Taricco tra i dubbiosi. Rilievi ascoltati da Letta che però aveva concluso la riunione ribadendo la linea del no alle modifiche, “il tempo per un terzo passaggio parlamentare non c’è”.

Al netto dei rumors su eventuali franchi tiratori, tuttavia, il rischio per il ddl Zan di un terzo passaggio parlamentare non è escluso, complici i voti segreti. “Appena arriviamo in aula, la Lega presenta una caterva di emendamenti, alcuni con voto segreto e basta una modifica, anche minima, e il ddl Zan torna alla Camera e poi lì chissà…”, si ragiona in Senato.

Mirabelli che ha seguito il dossier da vicino non è così pessimista, anzi. “Qui si pensa che il voto di default andrebbe contro lo Zan. Io non ne sarei così sicuro…”. Quello di cui invece è sicuro il senatore Pd è che arrivare ad un’intesa sullo Zan sia complicato. “Ad oggi, stando alle cose sentite qui nelle audizioni, mi pare molto difficile trovare una strada comune. Abbiamo sentito giudizi assolutamente inaccettabili e incomprensibili sullo Zan e assistito a 6 mesi di tentativi di affossare il ddl. In questo quadro pensare che arrivino proposte accoglibili, sembra difficile”.

E Letta, parlando in un punto stampa a Milano, è netto: “Io penso che la Lega non sia credibile quando chiede tavoli e confronti, perché la Lega su questo tema ha semplicemente cercato di affossare tutto fin dall’inizio, di fare solo e soltanto ostruzionismo, ha solo tentato di distruggere l’idea stessa che ci fosse un provvedimento come quello. A me questa offerta da parte di Salvini non sembra tanto credibile. Io, come ha detto Draghi ieri, ritengo che il Parlamento sia responsabile”. Ed lì che per il segretario dem ci si confronterà: “In questo momento la cosa migliore è andare in Parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così com’è”, sottolinea Letta.