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La maestra minacciata per la bufala di Cappuccetto Rosso gender

Cappuccetto Rosso a parti invertite senza il consenso dei genitori? Non è andata così: e intanto c’è chi minaccia di prendere a bastonate la maestra

maestra cappuccetto rosso gender

Una storia agghiacciante: una maestra minacciata, in un commento su un video youtube di essere presa a bastonate: «Due bastonate di notte a quell’insegnante e vedrete come smette subito». Repubblica Firenze spiega che l’insegnante lavora alla scuola elementare Marconi di Firenze. Tutto è iniziato quando è stato presentato un progetto che rivisita i ruoli nelle fiabe in cui ad esempio nella favola di Cappuccetto Rosso la parte della protagonista avrebbe potuto essere interpretata da un bambino, mentre quella del lupo da una bimba. Un tipo di nome Raffaele Palermo carica un video su youtube per criticare la maestra. E sotto il filmato si scatenano critiche, insulti e minacce. Poi anche Simone Pillon della Lega scrive un post su Facebook per attaccare l’insegnante: “A Firenze le associazioni LGBT impongono il programma per decostruire gli stereotipi di genere nelle scuole elementari. E così i bambini dai 6 anni in su vedono distrutta la loro identità sessuale, tutto in nome della lotta all’omofobia, e SENZA CHIEDERE NULLA AI GENITORI. Io di pazienza non ne ho molta, ma quando toccano l’identità dei bambini divento una iena. Fate quel che vi pare nelle vostre camere da letto, ma lasciate ai genitori il compito di educare i loro figli”. Come sono andate davvero le cose? Non c’è stata nessuna rivolta dei genitori, spiega la preside dell’istituto a Repubblica Firenze. L’unica mamma che si è lamentata, il giorno dopo la presentazione del progetto, è stata candidata alle regionali in Toscana per Fratelli d’Italia:

«In realtà questa rivolta delle famiglie non c’è mai stata — spiega la preside dell’istituto, Vera Brancatelli — . Le maestre hanno presentato il progetto in consiglio di classe e nessuno dei genitori, sul momento, ha avuto niente da ridire. Il giorno dopo una mamma ha obiettato che non le andava bene e che non avrebbe fatto seguire alla figlia quel laboratorio. Si trattava quindi di un’unica voce, di quella singola mamma e del marito, e non certo di un coro di proteste».

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E dal polverone si è passati a frasi inventate e alle minacce, spiega il legale della maestra:

La maestra, sconvolta dalla pioggia di offese, vive ora in un forte stato d’ansia: «È rimasta molto male e sta pensando di sporgere denuncia per le minacce ricevute — racconta l’avvocato della donna, Fernando Carangelo — . Il percorso educativo è stato condiviso con tutti i genitori. La cosa grave è che alcune sue frasi sono state strumentalizzate e persino cambiate». Sì perché l’insegnante, sul proprio profilo Facebook, riferendosi a una lezione di inglese e non quindi al progetto “incriminato”, scrive: «Esercizio di drammatizzazione con ruoli maschili e femminili dati a caso. Il maschio tocca alla femmina e passa, la femmina tocca al maschio e risatine al seguito. C’è da lavorare» alludendo forse alla necessità di combattere gli stereotipi. Parole che, nel video di Palermo, si sono trasformate in un mistificatorio «il maschio tocca la femmina e la femmina tocca il maschio»