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La «Lista del Grillo» correrà a Torino

La Lista del Grillo di Renzo Rabellino è stata ammessa alle elezioni amministrative del 5 giugno a Torino. Rabellino, esperto del settore, si presenterà alle regionali come candidato presidente con due simboli: “Lega Padana Piemont”, che viste le vicende del Carroccio potrebbe tirare poco, e la “Lista del Grillo”, ben più quotata secondo il consigliere provinciale uscente. La lista Mir – Moderati in rivoluzione che sostiene la candidatura a sindaco di Roberto Rosso dovrà invece cambiare simbolo perché potrebbe confondersi con quelli presentato in precedenza dai Moderati per Fassino.

La «Lista del Grillo» correrà a Torino

La commissione non ha accolto, dunque, l’esposto presentato dal Movimento 5 Stelle contro quella che riteneva una lista civetta e ha ammesso la Lista del Grillo, non ravvedendo “elementi di confusione fra i due simboli”. Ai pentastellati resta ora la strada del ricorso al Tar. Ammessa invece la lista dei Mir dopo la modifica del simbolo, che ora ha lo sfondo giallo e non più azzurro. Finora la commissione ha esaminato e ammesso le liste Morano Sindaco-Lavoriamo Insieme, Forza Italia, M.I.D.A. Movimento Italiano Difesa Automobilisti e Lega Padana Piemont. Rabellino è un professionista di liste civetta e, ne parlava così Repubblica qualche tempo fa, «vanta una carriera ormai decennale come “disturbatore” delle elezioni. Ha iniziato la sua carriera politica negli anni 80 tra i fondatori della Lega Nord Piemont. Eletto in Consiglio regionale, entrò in contrasto con Bossi (e con l’allora leader piemontese Gipo Farassino) e fu espulso nel 1993.
lista del grillo
Si presentò con liste civetta alle comunali del 1997. Poi, nel 2001, per dispetto al candidato della Casa delle Libertà, Roberto Rosso, presentò una lista Rosso. Poi inventò i “Noi automobilisti” i “No Euro” i “Forza Toro”, fino a “CotaPdl”. Tra i firmatari delle sue liste risultava anche Luciana Littizzetto, che al processo ha dichiarato di aver messo il suo nome e cognome convinta di sostenere la costruzione del parcheggio di piazza Gran Madre». Sulla sua testa pende già una condanna in primo grado a due anni e dieci mesi da parte del Tribunale di Torino inflitta nel 2012 per le firme raccolte per le regionali del 2010, dove aveva preso “solo” 37 mila preferenze e non era riuscito ad entrare.