Attualità

La storia dei cerotti-truffa per i terremotati

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La situazione dei terremotati delle Marche e dell’Abruzzo non deve essere poi così seria se la Protezione Civile aiuta la promozione pubblicitaria di convegni organizzati da una fondazione, la Keshe Foundation, che il 14 e il 15 gennaio distribuirà gratuitamente “dispositivi di pronto e facile uso, finalizzati ad alleviare dolori e indurre un rilassamento generalizzato“. Il volantino che invita agli eventi “terapeutici” è stato fatto trovare nel kit del “pranzo del terremotato” agli sfollati ospiti delle 250 strutture alberghiere convenzionate, che sono state invitate a distribuirlo con una mail inviata martedì pomeriggio dal responsabile dell’Ufficio rapporti istituzionali della Protezione Civile Lorenzo Alessandrini.
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I convegni per regalare cerotti “al plasma” fatti pubblicizzare dalla Protezione Civile

Come scrive oggi Corrado Zunino su Repubblica Alessandrini avrebbe mandato una mail ai responsabili delle strutture che ospitano migliaia di terremotati allegando il file del volantino della Keshe Foundation e aggiungendo che «ci è stato richiesto di favorire la massima diffusione di questa iniziativa presso gli ospiti della struttura». Chi è stato a chiedere di favorire la massima diffusione dell’iniziativa? La Fondazione Keshe, senza dubbio, ma perché la Protezione Civile si presta a promuovere iniziative di questo tipo? Questo non è dato, al momento, di saperlo. Certo è che una delle persone che figurano come responsabili organizzative (il suo nome e il suo numero di telefono sono in calce ai manifestini della Keshe) e membro della “squadra sisma” della Fondazione ringrazia su Facebook il Dott. Alessandrini per essersi assunto la responsabilità “di attaccare i manifesti in tutti gli alberghi e campeggi” dove sono ospitati i terremotati.
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Veniamo così a scoprire cosa verrà distribuito gratuitamente: “un migliaio di patch, galloni di Gans e liquidi al plasma”. Cerotti “antigravitazionali” e liquido “al plasma”; sono questi quindi i prodotti destinati ad alleviare i dolori e le sofferenze dei terremotati, ma di cosa si tratta? Prima di entrare nel dettaglio è bene spiegare cosa sia questa fantomatica Keshe Foundation della quale in molti probabilmente non hanno mai sentito parlare. La Fondazione prende il nome da Mehran Tavakoli Keshe che sostiene di essere un ingegnere nucleare iraniano che – tra le altre cose – sostiene di aver inventato un dispositivo per la Free Energy ovvero l’energia infinita senza carburante. Naturalmente come molti altri guru delle pseudoscienze Keshe ha anche scoperto il modo per curare il cancro, la SLA e tante altre brutte malattie (però le cure non sono proprio “gratuite”, anzi). Inoltre, come già fece un certo El Ron Hubbard, Keshe sostiene di aver compreso la struttura fondamentale dell’Universo e di essere in grado, tramite le tecnologie futuristiche e futuribili (la Fondazione ha anche un ambizioso programma di esplorazione dello Spazio) che mette a disposizione dei suoi adepti, di portare la Pace nel Mondo. Obiettivo che in teoria dovrebbe essere raggiunto proprio grazie alla diffusione della tecnologia al plasma brevettata da Keshe per l’energia libera, un’invenzione che la Keshe sta “distribuendo ai governi di tutto il mondo”.
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Cosa è la Keshe Foundation e cosa c’entra con i terremotati del Centro Italia?

Tra le grandi invenzioni della Keshe c’è la penna in grado di calmare o far passa dolori fisici di tutti i tipi, dal mal di denti al dolore alle ginocchia (e molti altri), “stranamente” però c’è un bel disclaimer che avverte che il dispositivo non è stato approvato per uso terapeutico e non ci sono nemmeno studi clinici a riguardo. Un avvertimento che è presente su molti prodotti della Keshe. Non è strano che un sistema per alleviare il dolore non sia stato nemmeno testato? No, dal momento che non ha alcuna utilità, ma senza dubbio è più strano che la Protezione Civile aiuti a promuovere chi produce “apparecchiature” del genere. Tanti anni fa alla fine dei giornaletti c’erano le pubblicità degli “occhiali a raggi x”, nessuno si sarebbe sognato però di venderli come sistemi di autodiagnosi in caso di sospette fratture.
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Ma cosa c’entra la Keshe con il terremoto? Qui viene il bello, la Fondazione infatti ha creato un kit (e delle linee guida) da utilizzare in caso di disastro naturale (un po’ come quei medici omeopati che volevano curare l’ebola con l’omeopatia). Il kit “al plasma” comprende una serie di cerotti “antigravitazionali” in grado di curare eventuali traumi, indumenti protettivi a base dei famosi e potentissimi Gans (così potenti che non devono venire a contatto con la pelle o con ferite aperte) e l’unità di produzione di freenergy (al plasma ça va sans dire) a Magrav, che altro non è che una specie di centrifuga (o scola insalata) che non serve a nulla.
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A questo punto sarete curiosi di scoprire che aspetto hanno questi cerotti che – incredibilmente – si possono anche fare in casa. Ebbene non si tratta altro di un pezzo di carta assorbente (ma va benissimo anche un fazzolettino di carta) imbevuto di acqua e Gans che a sua volta viene inserito all’interno di una bustina di plastica. La Patch così costruita può essere poi applicata (sempre all’interno della bustina) sul corpo, sui vestiti oppure come filtro per le maschere antigas. Come avrete ormai capito siamo nel capo della fantascienza più sfrenata, abbiamo lasciato da un pezzo il sale magico di Wanna Marchi e abbiamo superato di slancio i bastioni di Orgone e siamo entrati nel campo delle misteriose (e invisibili) nanoparticelle. I Gans, sigla che sta per Gas in Nano State sono – stando a quanto dicono gli adepti di Keshe “la soglia di comunicazione ‘fisica’ tra la dimensione che conosciamo e le meraviglie scoperte dal Dr. Keshe”. C’è addirittura chi li definisce entusiasticamente un nuovo stato della materia perché, sempre grazie al processo ideato da Keshe, è possibile ottenere gas allo stato solito (liquido) a temperatura ambiente (e fin qua) e soprattutto a pressione normale (miracolo!). Ovviamente produrre i Gans è facile e difficile allo stesso tempo: facile perché chiunque può farlo, difficile perché per farlo serve un kit messo in vendita da Keshe. Un kit che però è composto da materiali semplicissimi: una placchetta di rame (alla quale viene applicata  una “speciale” nanocopertura tramite trattamento  con soda caustica)  e una placchetta di zinco immerse in una soluzione di acqua demineralizzata salata con sale non iodato. Il tutto a prezzi accessibili visto che il kit parte dai 25 euro e la penna (non testata per uso medico) arriva a 45 euro. La domanda ora è, tutto questo in che modo aiuterà i terremotati? Nessuno. E allora perché la Protezione Civile fa pubblicità a quella che nella migliore delle ipotesi è una setta mentre nella peggiore gente che vende i classici e inutili rimedi truffa? Per fortuna pare sia stata una svista e che nella concitazione della gestione dell’emergenza nessuno si sia preso la briga di controllare, almeno questo è quello che sostiene la Protezione Civile che ieri ha rilasciato un comunicato dove si parla di «un brutto errore, credevamo che la fondazione fosse stata accreditata dalla Regione». Chissà come la prenderanno quelli della Keshe Foundation.