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La guerra scema tra animalisti sul coniglio morto ammazzato

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Un paio di giorni fa diversi quotidiani locali hanno pubblicato la notizia dell’ennesimo raid animalista. A farne le spese questa volta sarebbe stato un allevatore di conigli presso il quale, stando alle notizie riportate, due animalisti avrebbero acquistato un coniglio per poi ucciderlo di modo da poter accusare l’allevatore di macellazione abusiva. Secondo altri resoconti invece i due animalisti avrebbero richiesto l’intervento della Guardia di Finanza per ottenere il sequestro di una cinquantina di conigli che, dopo aver riscontrato che l’allevamento era a norma ha denunciato a piede libero i due attivisti.
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Cosa è successo a Pandino?

In realtà pare che i due animalisti, appartenenti al META (un gruppo di guardie zoofile guidato da Valerio Vassallo) non abbiano macellato i conigli ma abbiano invece chiesto all’allevatore di effettuare la macellazione sul posto cosa che però è consentita dai regolamenti europei. Il blitz non è riuscito ad ottenere né con l’intervento dei Carabinieri né con quello della GdF la chiusura dell’allevamento e il sequestro degli animali dal momento che l’ASL ha certificato l’assenza di violazioni alle norme sanitarie così i due sono stati denunciati per calunnia ed interruzione di pubblico servizio e pare che ai due verrà anche dato il foglio di via dal comune di Pandino (Crema). La notizia ha suscitato la prevedibile ilarità tra quelli che considerano gli animalisti di questo genere inutili per l’ecosistema umano. Ma a quanto pare ha scatenato anche una faida interna al fronte animalista, con quelli di Centopercento Animalisti fortemente critici nei confronti dei “colleghi”. Anche AIDAA – l’associazione di quell’AW che è Lorenzo Croce – dopo aver in un primo momento appoggiato il gesto degli animalisti del META ora ha assunto una posizione meno conciliante.
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Il post di Centopercento Animalisti (associazione che non è nuova alle guerre fratricide e alle accuse nei confronti di altri animalisti) ha scatenato un bel dibattito, con gli admin della pagina pronti a scomunicare gli attivisti del META e altri utenti che invece ne prendevano le difese. Una situazione che mostra ancora una volta come il mondo animalista sia più preoccupato di fare a gara tra chi è più puro e più bravo (alla fine anche Centopercento animalisti fa lo stesso genere di blitz) che a fare davvero qualcosa di concreto.
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Tra questi ultimi pare esserci anche proprio uno dei due del blitz all’allevamento di Pandino che sulla sua pagina Facebook prova a spiegare come sono andate le cose e di come non ci sia stata alcuna macellazione e come i giornali abbiano probabilmente distorto la notizia (in effetti il primo reportage parlava di una richiesta di far macellare l’animale sul posto dall’allevatore).
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A difesa dell’attivista interviene anche il portavoce di META, Valerio Vassallo che parla di contro denunce nei confronti dei carabinieri e dell’ASL e spiega che il clamore mediatico è dovuto al fatto che l’associazione ha colpito qualcuno con conoscenze molto in alto e che quindi sarebbe stato salvato dall’intervento dei veterinari e delle forze dell’ordine.
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In mezzo a tutta questa confusione di smentite e contro-contro smentite naturalmente non si sa nemmeno più a chi credere. Cosa è successo davvero? Non sembra essere – per gli animalisti -un problema davvero rilevante. Conta invece più sapere chi può fregiarsi del patentino di animalista al 100%. E come potete vedere, è una dura lotta. Sulla pelle degli animali e dell’informazione.
 
Foto copertina via Wikipedia.org