Attualità

La grande truffa dell'accordo «europeo» sui migranti

Il tanto annunciato e sbandierato accordo tra i paesi dell’Unione Europea per far fronte all’emergenza degli sbarchi nei migranti sulle coste del Mediterraneo sta diventando sempre di più un flop. Se da un lato infatti i ministri dell’Unione Europea hanno approvato le “azioni militari mirate” contro i barconi nei porti libici (il mandato dell’ONU dovrebbe dare il comando al nostro Paese) resta ancora in sospeso la questione principale: quella dell’accoglienza.

missione migranti europa corriere della sera
La missione militare contro i trafficanti di esseri umani nel mediterraneo (infografica del Corriere della Sera)

LA VIA FACILE DELL’INTERVENTO MILITARE
L’obbiettivo dichiarato della missione militare “Eunavfor Med” è quello di annientare il modello di business dei trafficanti di esseri umani impedendo ai barconi di salpare dalla coste libiche alla volta dell’Italia. Su questo punto i Ventotto hanno trovato un accordo e manca solo la ratifica del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite senza il cui benestare la missione non potrà partire. Eunavfor Med ha ottenuto un finanziamento iniziale di 11,8 milioni di euro per i primi due mesi, e potrà avere una durata massima di un anno. A margine va registrato che Francia, Germania e Italia hanno anche raggiunto un accordo (che il Sole 24 Ore dice essere potenzialmente da un miliardo di euro) per far nascere un consorzio di aziende (Airbus Group, Dassault Aviation e Alenia Aermacchi) che dovrebbero progettare entro il 2025 un drone made in EU. Ma il problema principale resta sul tavolo, mentre infatti la soluzione militare è la strada politicamente più facile per i ministri dell’Unione la missione congiunta non è di certo in grado di fornire soluzioni adeguate per quanto riguarda quei migranti che arrivano in Europa. Innanzitutto Eunavfor Med non si sostituisce a Triton che resta quindi operativa e non si propone nemmeno di essere una versione tutta europea di Mare Nostrum.

The Union shall conduct a military crisis management operation contributing to the disruption of the business model of human smuggling and trafficking networks in the Southern Central Mediterranean (EUNAVFOR MED), achieved by undertaking systematic efforts to identify, capture and dispose of vessels and assets used or suspected of being used by smugglers or traffickers, in accordance with applicable international law, including UNCLOS and any
UN Security Council Resolution.

L’idea è molto semplice: fermare i barconi prima che partano. Il governo libico ha già fatto sapere di non essere d’accordo, ma l’Alto Rappresentate per la politica estera della UE Federica Mogherini è fiduciosa che una volta ottenuto il via libera dall’ONU questa divergenza potrà essere appianata. La posizione libica si capisce meglio se si considerano due fattori: il primo è la guerra civile che sta dilaniando il paese ed un’azione militare straniera di sicuro non potrà rafforzare l’immagine del governo di Tobruk. Il secondo è la difficile gestione, in una situazione simile, dei migranti che rimarrebbero “intrappolati” in Libia. La diga che l’Europa vuole costruire militarmente prima o poi potrebbe cedere e la situazione di instabilità della regione potrebbe solo esacerbare la situazione.
SERVE UNA SOLUZIONE POLITICA
Ed è per questo motivo che il Presidente Mattarella (ieri in visita a Tunisi) ha richiamato alla necessità di privilegiare la soluzione politica rispetto a quella militare. Poter avere un interlocutore affidabile sull’altra sponda del Mediterraneo faciliterebbe di molto i compiti di gestione dei flussi migratori (possibilmente senza ripetere l’errore dell’accordo fatto con Gheddafi). La missione militare ha una vera grande colpa – che un’istituzione democratica come l’Unione Europea non può permettersi – non è una missione d’aiuto nei confronti dei migranti, non aiuterà gli esseri umani. Far sparire le carrette del mare non eliminerà il problema. E non solo di coloro che in qualche modo riusciranno lo stesso ad arrivare in Europa (nel 2014 gli arrivi via terra attraverso la rotta balcanica sono aumentati del 65%) ma anche di quelli che rimarranno intrappolati a Sud del Mediterraneo. Ma soprattuto, come fa notare Ronny Platz sul suo blog è evidentemente una decisione che limita al minimo comune denominatore le differenze tra i paesi dell’Unione senza tentare realmente uno sforzo di negoziazione in grado di produrre un risultato concreto:

Instead of creating a complex mission to help refugees that would require a bold agreement and philosophical reasoning about the future of the EU, intergovernmental negotiations lead to the minimalist option: If we destroy the boats, the problem will disappear. As if!

Succede quindi che i militari delle nazioni che parteciperanno alla missione finiranno per andare in guerra più contro i migranti e che contro i trafficanti. Una soluzione che farà sicuramente contenti i vari Le Pen e Salvini. Senza contare che la decisione è stata presa a livello intergovernativo, bypassando di fatto le istituzioni europee democraticamente elette. Ancora una volta, per paura di prendere una decisione l’Unione Europea fa cattiva pubblicità a sé stessa.

La proposta di redistribuzione delle quote (fonte: Corriere della Sera)
La proposta di redistribuzione delle quote (fonte: Corriere della Sera)

La pochezza della politica comunitaria si è manifestata infatti al momento di decidere chi dovrà accogliere i migranti: le famose quote. Il Regno Unito si è subito tirato fuori usando la scusa della clausola di esenzione (ma qui nessuna sorpresa perché raramente il Governo britannico ha supportato le politiche dell’Unione). Non stupisce nemmeno la contrarietà dell’Ungheria di Viktor Orbán viste le sue simpatie neo-fasciste. La Francia ieri ha fatto dietro-front dicendo di preferire un rafforzamento dei controlli ai confini ma il motivo è che i francesi – secondo il nuovo sistema – dovranno accogliere più rifugiati. La Spagna vorrebbe che i rifugiati andassero nei paesi più ricchi, la Germania invece sostiene le quote ma solo perché il nuovo sistema di redistribuzione di coloro che ottengono asilo alleggerirebbe il carico di migranti che accoglie attualmente. Quello che in Italia era stato sbandierato come un grande successo (in realtà per il nostro Paese non cambierebbe un gran ché rispetto ai numeri attuali) rischia quindi di tramutarsi in un pantano dal quale può uscire solo una proposta che nella migliore delle ipotesi non sarà in grado di fornire strumenti adeguati per l’accoglienza dei rifugiati, ovvero di quelle persone che stanno scappando non solo dalla fame e dalla povertà ma anche da guerre e persecuzioni politiche e religiose.