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Giunta Raggi: interviene Casaleggio?

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A rischio le nomine di Frongia e Marra. Sotto pressione anche altri fedelissimi della Raggi. Intanto il Corriere parla di parentopoli. E il caso dei dossier contro De Vito non sembra placarsi. La Giunta Raggi deve affrontare un sabato di passione mentre i quotidiani ipotizzano addirittura di un intervento della Casaleggio sul “Raggio Magico”, ovvero la cerchia di fedelissimi della sindaca.

Giunta Raggi: interviene Casaleggio?

Comincia il Messaggero con un articolo a firma di Simone Canettieri in cui si racconta che la nomina di Daniele Frongia, dopo quella di Raffaele Marra, è a rischio: i grillini impongono alla Raggi di revocare Marra (che la nomina fosse “temporanea” lo abbiamo già scritto) e di riflettere anche su quella di Frongia dopo la scoperta che “il parere dell’Anticorruzione” fornito sulla sua nomina era in realtà una balla:

Le ultime 24 ore il sindaco della Capitale Virginia Raggi le ha passate in stretto contatto con il cervello, il volto del M5S e il futuro istituzionale del «non partito». Telefonate e messaggi. Il resto del direttorio e dello Staff, a parte la pontiera Paola Taverna, sta un passo indietro. Casaleggio jr, il comico genovese e Di Maio, con toni e modi diversi,«le hanno dato un aut aut – racconta un fedelissimo della sindaca-: deve revocare subito le prime nomine e chiudere questa benedetta giunta per giovedì prossimo».

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Il Messaggero: la revoca di Frongia e Marra (2 luglio 2016)

La rinuncia a Frongia e Marra avrebbe qualcosa di clamoroso; più clamoroso ancora sarebbe che fosse qualcun altro a intervenire al posto della Raggi nella decisione dei nomi che devono accompagnarla nel suo mandato. A prescindere dalle incompatibilità, la Raggi, come da legge, ha tutto il diritto di costruire la giunta che vuole visto che ha stravinto le elezioni. Le ha stravinte lei, non la Casaleggio. Il Corriere della Sera, in un articolo a firma di Alessandro Trocino, sostiene che la spaccatura tra i 5 Stelle è ormai palese: «I fronti son ben definiti. Da una parte c’è Virginia Raggi, sostenuta da Alessandro Di Battista. Dall’altra, le deputate romane mandate ad aiutare (e controllare) il sindaco, Paola Taverna e Roberta Lombardi, che appoggiavano lo sfidante della Raggi, Marcello De Vito. Punto di riferimento nazionale nel direttivo, Luigi Di Maio». Uno dei litigi è sul portavoce della sindaca: lei vorrebbe Augusto Rubei, già nominato al Campidoglio insieme a Frongia, i grillini romani vorrebbero imporle un altro nome.  Poi il Corriere parla di una presunta parentopoli in atto:

A dispetto dei tanto sbandierati metodi meritocratici, i 5 Stelle sin dalla nascita sono endogamici. Un gruppo apparentemente aperto, nel quale dilaga il familismo. Nel pacchetto che doveva portare De Vito a diventare vice (diventerà, forse, capogruppo), è prevista la nomina della moglie Giovanna Tadonio a mini assessore al terzo municipio. Nello staff romano potrebbe entrare Francesco Silvestri, ex collaboratore del senatore Giovanni Endrizzi ed ex fidanzato di Ilaria Loquenzi, capo comunicazione alla Camera. La Loquenzi fu portata dalla Lombardi.
I casi di coppie sono molti: Di Maio-Virgulti, Nesci-Nuti, Giordano-Mantero, Taverna-Vignaroli. Così come i casi di parenti e amici assunti come collaboratori. Barbara Lezzi aveva assunto la figlia del suo compagno, Libera. Wilma Moronese ha preso come collaboratore il compagno. Il senatore Andra Cioffi ha assunto Alessandra Manzin, fidanzata di Paolo Adamo, dei social network del Senato. Una Parentopoli? La senatrice Paola Nugnes, un giorno disse: «Quando scegliamo il nostro esercito, i soldati devono essere fedeli». I risultati non sono sempre all’altezza delle aspettative.

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I quattro consiglieri M5S: c’eravamo tanto amati

Il dossier su De Vito finisce in procura

Chissà quanto è attendibile il gioco delle coppie (Vignaroli all’epoca della legge Cirinnà aveva detto su Twitter di essere omosessuale: come è possibile che sia il fidanzato della Taverna?). Su Repubblica Stefano Cappellini parla della guerra interna tra Raggi e De Vito e della tregua siglata in campagna elettorale che è però evidentemente finita:

La tregua, siglata al cospetto dello staff nazionale, regge qualche settimana a cavallo del voto. Poi le tensioni riesplodono dopo il trionfo. Raggi chiede tempo e autonomia per la giunta. Su alcuni nomi proposti da Lombardi arriva il veto di Taverna, e viceversa. A Raggi arriva l’aiuto diretto di Di Maio, convinto dai numeri del successo. C’è l’ex Garante per l’Infanzia Vincenzo Spadafora ad accompagnare Raggi all’ingresso dell’Hotel Forum, sulla cui terrazza lo stato maggiore M5S festeggia la sera della vittoria. E Spadafora porta in dote alla giunta Laura Baldassarre, assessore alle politiche sociali. “Sarà gli occhi e le orecchie di Di Maio in Comune”, si dice alla Camera. Ma il prestito di occhi e orecchie è ambito anche da altri, per questo Augusto Rubei, giovane portavoce della candidata in campagna elettorale, rischia di non essere confermato. Peserebbe su di lui l’ostilità di Rocco Casalino, che preferisce una figura più schiacciata sulla comunicazione ufficiale.

Il M5S fa muro. “Si vuole ostacolare il M5s” attacca il diretto interessato. “Non c’è nessun dossier” assicura Virginia Raggi. Ma il Pd accusa: “Roma è ancora senza giunta comunale. Bloccata dai veti e dalle guerre intestine tra i vari staff e Direttori del M5S”. Alessandro Di Battista arriva in soccorso: “La giunta sarà presentata il 7 luglio”, superando così lo stesso Marcello De Vito che ieri lo aveva messo in forse annunciando come data probabile il 12 luglio. E Luigi Di Maio assicura: “Il sindaco manterrà la sua promessa ai cittadini romani”. “Ricostruzioni giornalistiche che raccontano fatti in maniera ingigantita e travisata”. Le bolla così De Vito, ex capogruppo del M5s in Campidoglio e Mr Preferenze 5 Stelle alle amministrative 2016, le indiscrezioni pubblicate oggi su alcuni quotidiani che parlano di un “dossier contro di lui elaborato dai suoi ex colleghi consiglieri comunali Virginia Raggi, Daniele Frongia ed Enrico Stefano”. “Ci sembra che si voglia ostacolare l’attività del M5s per una buona amministrazione di Roma” rincara la dose l’ex candidato sindaco pentastellato ora presidente in pectore dell’assemblea capitolina. Intanto, fa sapere Marco Lillo che aveva parlato ieri della vicenda, il dossier finisce in procura:

Oggi De Vito non nega il contenuto dell’articolo del Fatto , piuttosto parla di “ricostruzioni giornalistiche che raccontano fatti in maniera ingigantita e travisata”. Il senatore Ncd Andrea Augello, però, chiede che si faccia piena luce: ieri ha inviato un esposto alla Procura di Roma, per capire se ci sono elementi di rilevanza penale in quella guerra di dossier iniziata sei mesi fa.

E su Repubblica si fa notare che «Il clamoroso dietrofront sulle prime due nomine della sindaca a 5 Stelle aprirebbe una voragine nell’ufficio di staff a cinque giorni dalla presentazione della giunta. Bisognerà porre rimedio in fretta e per la sostituzione in corsa ci sarebbero già pronti due dirigenti interni che traghetterebbero la macchina amministrativa per i primi tempi in attesa dell’arrivo, forse, di un magistrato a guidare il gabinetto della Raggi».