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La fine della storia di Barillari senza green pass in Regione Lazio (spoiler: non è finita bene per lui)

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Barillari non potrà più prendere parte all’attività istituzionale della Regione Lazio.  Lo ha annunciato lo stesso consigliere regionale su tutti i canali istituzionali, “Con oggi, 26 ottobre 2021, termino la mia attività istituzionale nella sede del Consiglio Regionale del Lazio – scrive Barillari -. Fino a quando? Mi hanno buttato fuori dal mio ufficio, perché non ho il greenpass, e mi negano anche il diritto a partecipare in videoconferenza alle sedute d’Aula e delle Commissioni”.

Una scelta non di imperio, naturalmente, semplicemente figlia del rispetto che tutti provano verso le regole: senza green pass anche la politica non può lavorare, così come Barillari sa.

Barillari non potrà fare politica in Regione, allontanato perché sprovvisto di green pass

E’ stato lo stesso consigliere del Lazio a raccontare l’iter che ha portato a questa decisione finale, “La sera del 14 ottobre 2021 ho occupato, insieme alla deputata Sara Cunial, il mio ufficio in segno di protesta contro l’obbligo di greenpass:  dal giorno dopo non sarei più potuto entrare in aula o frequentare le commissioni, proprio come tantissimi lavoratori che sono stati sospesi o licenziati dal 15 ottobre 2021 – scrive Barillari -. Era un atto simbolico e politico forte, per suonare un campanello d’allarme: se è NEGATO ad un RAPPRESENTANTE ELETTO democraticamente nelle ISTITUZIONI di svolgere il suo DOVERE di rappresentare i cittadini, la DEMOCRAZIA E’ IN PERICOLO”.

L’occupazione di Barillari era finita per assenza di viveri: insieme a Cunial erano stati rigettati dal bar della regione perché sprovvisti del certificato verde e quindi avevano dovuto abbandonare Regione Lazio. Poi il passaggio dallo studio in strade e solo alla fine la richiesta di asilo politico all’ambasciata Svedese. Parabola di una guerra senza soldati quella di Barillari, espressione di una minoranza della minoranza del paese che oggi rigetta il green pass.