Attualità

La donna esclusa dal Parlamento perché ha stretto la mano ad un uomo

Minoo Khaleghi

Nell’ultima tornata elettorale in Iran sono state elette in totale 18 donne in Parlamento: ma soltanto 17 potranno accedere all’assemblea. Una, infatti, è stata esclusa:

Si tratta della deputata riformista Minoo Khaleghi, attivista ambientale e dottoranda in Giurisprudenza trentenne. E’ nipote di un ex ministro del presidente Khatami ed è stata eletta a Isfahan — la principale meta turistica del Paese — conquistando il terzo di 5 seggi. Ma il 20 marzo, all’inizio delle vacanze di Nouruz, il capodanno iraniano, è arrivata la notizia che i suoi 193.399 voti erano stati cancellati. Senza spiegazione. Secondo voci diffuse dai media locali, il motivo sarebbe l’accusa diffusa nei suoi confronti di aver stretto la mano ad un
uomo mentre si trovava in viaggio all’estero o di non essersi coperta il capo con il velo. Ci sarebbero anche le foto, ma la deputata nega.
Altri credono che la squalifica sia legata al fatto che ben due seggi a Isfahan sono stati vinti da donne e a qualcuno questo non piace. «C’è stato ogni genere di pettegolezzo immorale su di me, e diffamarmi così come musulmana è contro la legge islamica», ha detto l’interessata all’agenzia «Ilna». Ha aggiunto che «azioni come queste daranno l’impressione di purghe politiche che danneggeranno ingiustamente la reputazione della Repubblica Islamica».

rouhani
La «Lista della Speranza» del presidente Rouhani, secondo i calcoli dell’Afp, ha 131 seggi su 290: è il gruppo più importante in Parlamento

Se Minoo Khaleghi non entrasse in parlamento il danno sarebbe relativo per il fronte del presidente moderato Hassan Rouhani, che per la prima volta dal 2004 è riuscito a spodestare i conservatori dal controllo del Parlamento. La sua «Lista della Speranza» infatti — secondo i dati diffusi ieri — risulterebbe il primo «partito» con 131 seggi: pur non controllando da solo la maggioranza, può arrivarci con l’appoggio di diversi deputati indipendenti che di fatto sono riformisti o moderati (soprattutto sulle questioni economiche) nonché di alcuni conservatori «pragmatici». La mancata conferma di Minoo peraltro porterebbe alla nomina, al suo posto, di un altro riformista.