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La donna con il burkini fatta svestire a Nizza

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Ieri la polizia di Nizza ha fatto giustizia in spiaggia: a Cannes gli agenti sono intervenuti per intimare a Siam, 34 anni, di togliere il velo che aveva sui capelli. «Mi hanno umiliata, i miei bambini piangevano». Tra i bagnanti, qualcuno ha preso le sue difese, altri hanno applaudito i poliziotti dicendo «la Francia è un Paese cattolico, se ne torni a casa sua!». La signora è di Tolosa, e citerà in giudizio il Comune. La prima ordinanza «anti burkini» è stata emessa dal sindaco di Cannes, David Lisnard, il 28 luglio: vietato in spiaggia il costume da bagno integrale islamico. L’ordinanza è stata imitata da una ventina di Comuni, Nizza compresa. Il premier Manuel Valls ha dato ragione ai sindaci: «Burkini incompatibile con i nostri valori». Ma il dibattito non è chiuso. Molti i dubbi, anche all’interno del governo. Contattato dai media francesi, il municipio di Nizza ha dichiarato che in città ci sono effettivamente già stati alcuni casi di multe a donne in burkini, ma che al momento le autorità non hanno elementi per confermare o smentire la notizia di una persona obbligata a svestirsi. Ma i dubbi sulla veridicità della scena, sollevati anche da alcuni siti di informazione, non sono bastati a calmare gli animi, in particolare nella comunità musulmana, già colpita nei giorni scorsi dal racconto di una madre di famiglia che afferma di essere stata multata a Cannes per essere andata in spiaggia con il velo sui capelli e dei leggings. “Ero seduta con la mia famiglia, portavo un velo classico, un hijab a fiori. Tre poliziotti sono venuti verso di me, dicendo che non avevo una tenuta corretta. Non ero lì per fare provocazioni, non avevo intenzione di fare il bagno“, ha raccontato alla stampa Siam, trentaquattrenne di Tolosa, che intende fare ricorso contro una sanzione che ritiene ingiustificata. “I poliziotti le hanno detto che loro applicavano solo la legge – ha confermato alla stampa locale una testimone della scena – La cosa più triste è che delle persone le gridavano ‘torna a casa tua!’, altri applaudivano. E nel frattempo sua figlia piangeva“. In questo clima di tensione, il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha accettato di ricevere con urgenza i rappresentanti del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm). “Le ordinanze vanno applicate in modo proporzionato”, e non devono “portare a stigmatizzazioni o antagonismi dei francesi gli uni contro gli altri”, ha commentato Cazeneuve al termine del colloquio, annunciando una più ampia riunione in materia con rappresentanti islamici e ricercatori per lunedì prossimo. Spiega il Corriere:

Sulla base di quel testo, martedì mattina intorno alle 11 quattro agenti municipali armati sono scesi tra i bagnanti e si sono rivolti a una donna che, dopo essere uscita dall’acqua, stava distesa sui ciottoli (a Nizza non c’è sabbia) con un velo sui capelli e una tunica turchesi, e dei legging neri fino alle caviglie. Nelle fotografie la donna si toglie la tunica davanti agli agenti. Il municipio di Nizza ha precisato ieri che «la signora si è voluta togliere da sola la tunica per mostrare che aveva un costume da bagno.

Il poliziotto le ha detto che doveva mettersi in tenuta da spiaggia, o andarsene. La donna ha preferito andarsene», dopo essere stata comunque multata di 38 euro. Questi scatti hanno rilanciato una polemica che domina il dibattito politico in Francia da settimane, in seguito alla prima ordinanza «anti burkini» del sindaco di Cannes, David Lisnard, emessa il 28 luglio. L’idea è che si debba censurare la censura: se alcune donne musulmane sono costrette a coprirsi e a negare il proprio corpo anche al mare, occorre negare quella negazione.

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Insomma, dura e inflessibile la polizia francese. Il contrario di quanto accaduto qualche tempo fa, quando Sandra Bertin, responsabile del sistema di videosorveglianza del Comune di Nizza, ha rilasciato un’intervista al Journal du Dimanche in cui ha dichiarato di aver ricevuto pressioni per inserire nel rapporto sulla sera del 14 luglio la presenza di uomini della polizia nazionale, che lei assicura di non aver visto. Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha annunciato una querela nei confronti della funzionaria, che è anche sindacalista degli agenti municipali. Tutto questo dopo che lo scorso 20 luglio la polizia giudiziaria antiterrorismo (Sdat) aveva chiesto al Comune di Nizza di distruggere i filmati di quella sera per evitare che venissero diffusi impropriamente. Richiesta anomala, al quale il Comune si è opposto. La parte più importante del racconto di Sandra Bertin è quella che riguarda le richieste del ministero dell’Interno di mentire nel suo rapporto sull’accaduto:

Il 20 luglio, la sottodirezione antiterrorismo le ha richiesto «la cancellazione completa delle registrazioni delle videocamere di videosorveglianza» posizionate sulla Promenade per evitarne la diffusione. A cosa si oppone Nizza?
«Il giorno dopo gli attentati, il Gabinetto del ministro dell’Interno ha inviato un commissario al Centro di sorveglianza urbana che mi ha messo in contatto con Place Beauvau (ministero dell’Interno, ndt). Ho quindi avuto a che fare con una persona frettolosa che mi ha chiesto un rapporto indicante i punti di presenza della Polizia municipale, le barriere, e che, nel dispositivo di sicurezza, si vede anche la Polizia di Stato in due punti. Gli ho risposto che avrei scritto solo quello che avevo visto. O che forse c’era la Polizia di Stato, ma non mi è apparsa nei video. Quella persona mi ha quindi chiesto di inviare per posta elettronica una versione modificabile del rapporto per “non ribattere tutto”.
Sono stata tormentata per un’ora, mi hanno ordinato di indicare delle posizioni specifiche della Polizia di Stato, che non avevo visto sullo schermo. A tal punto che ho dovuto rispedire fisicamente l’emissario del ministero dal Csu! Alla fine, ho inviato per email una versione Pdf non modificabile e una modificabile. Poi, qualche giorno dopo, la sottodirezione antiterrorismo mi ha chiesto di cancellare i nastri di sei videocamere menzionate nel mio rapporto, quelle relative alla strage. Ci hanno richiesto, in quanto necessario per l’indagine, di estrarre otto giorni di registrazione di 180 videocamere. E ora bisognerebbe cancellarne alcune per impedirne la diffusione al pubblico… Eppure, il Csu esiste da sei anni senza avere mai subito la benché minima fuga di immagini».

La polizia di Nizza non scherza: nessun burkini resterà impunito. Peccato per quelle lievi dimenticanze nella sicurezza che hanno consentito all’attentatore di Nizza di fare una strage. Ma sui costumi da bagno nessuna pietà.Intanto il divieto del burkini approderà in giornata al Consiglio di stato, massima istanza amministrativa in Francia. Dopo la decisione dei sindaci di una quindicina di città della costa mediterranea, di vietare il “costume islamico” sulle spiagge, la Lega per i Diritti Umani ha deciso di fare ricorso contro la decisione del tribunale amministrativo di primo grado di Villeneuve-Loubet, vicino Nizza. Questo tribunale aveva stabilito che il divieto era “necessario, appropriato e proporzionato” per prevenire disordini pubblici dopo la tragica serie di attacchi jihadisti in Francia, incluso quello sul lungomare di Nizza la sera del 14 luglio. Il burkini sarebbe “passibile di offendere le convinzioni o le non convinzioni di altri utenti della spiaggia” e “percepito come una sfida o una provocazione in grado di esarcerbare la tensione” presente nella comunità. Secondo la Lega per i diritti umani, il divieto invece è “un grave ed illecito attacco contro diversi diritti fondamentali”, inclusa la libertà di religione. La decisione del Consiglio di Stato costituirà un precedente legale per le altre città che volessero seguire l’esempio di Nizza.

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