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La domanda da fare a Vito Crimi (o a Casaleggio)

vito crimi

Oggi il senatore Vito Crimi ha parlato del presunto Watergate 5 Stelle, ovvero della questione che alla fine del 2014 provocò uno scossone nei rapporti tra i parlamentari e la Casaleggio. Crimi ha spiegato in modo approfondito la sua posizione in una lunga intervista rilasciata al programma di Rai Radio2 ‘Un Giorno da Pecora’, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. E, per dimostrare che non ha nulla da nascondere, ha dato il suo numero di cellulare in diretta radiofonica. “Quella piattaforma la usavano in pochissimi, forse una trentina di persone, io non l’ho mai usata. Veniva gestita dal nostro ex deputato Artini, che ora e’ andato nel gruppo Misto”, ha esordito Crimi a Un Giorno da Pecora. Artini ha raccontato che, a causa di un guasto, una volta fu costretto a chiamare un tecnico che si rivelo’ essere della Casaleggio e Associati, che avrebbe spiato i contenuti caricati sulla piattaforma. “Innanzitutto non e’ vero che era un tecnico della Casaleggio e poi semmai quello che è avvenuto e’ il contrario: lui era stato chiamato per verificare se qualcuno in passato aveva spiato quelle mail e aveva tenuto una gestione allegra e spensierata del server”. Quindi secondo lei è stato Artini a spiare, non il contrario. “Questo non lo so – ha detto Crimi a Radio2 – so che non e’ vero che la Casaleggio spiasse quei contenuti, e che il tecnico in questione era venuto per controllare che questo non accadesse e non fosse accaduto”.

La domanda da fare a Vito Crimi (o a Casaleggio)

Dicono che, a causa di queste possibili intromissioni, voi parlamentari M5S avete iniziato ad usare il sistema di messaggistica Telegram. “È una cazzata, peraltro Telegram funziona come What’s App, non abbiamo nulla da nascondere”. Per sottolineare questo concerto, il ‘guizzo’ di Vito Crimi è stato il seguente: “do il mio numero di cellulare in diretta: 349.2635257. Non ho problemi, mandate anche messaggi oppure chiamate, il mio numero e’ lo stesso dal 1997”. Appena dato il suo contatto, Crimi ha iniziato a ricevere messaggi e telefonate a decine, quasi tutte per complimentarsi coll’operato dei Cinquestelle. E, come si suol dire, c’è da esserne felici. Ma rimane un punto che è stato ignorato sia dagli intervistatori che dall’intervistato. È infatti vero che il tecnico che venne incaricato dal gruppo parlamentare non faceva parte della Casaleggio Associati: come abbiamo scoperto la settimana scorsa, è la società Wr Network SRL ad essersi occupata del server. Ma proprio qui sta il punto, come è stato raccontato nell’articolo del Foglio:

Ottenuta infatti la password di questo sistema libero e parallelo che i deputati si erano creati al di fuori del network controllato da Grillo e Casaleggio, il tecnico dell’azienda (attenzione: ingaggiata dal gruppo parlamentare), a un certo punto, per ragioni poco chiare, modifica tutti gli accessi al sistema informatico. In pratica lo smantella, lo rende inaccessibile e non funzionante.
E qui arriva il bello. Perché i deputati cominciano a mugugnare, qualcuno a preoccuparsi della sua posta elettronica (visto il precedente di Giulia Sarti), qualche altro a sospettare che quella piattaforma fuori controllo non piacesse troppo “a Milano”. Così, nel corso di un’assemblea agitata, la lamentela e il mugugno diventano ufficiali: Tancredi Turco ipotizza una denuncia cautelativa, Tatiana Basilio chiede spiegazioni, Mara Mucci si mette a ridere perché forse già sospetta la rivelazione, la prevedibile epifania che di lì a poco ci sarebbe stata.

Quando i deputati si attivano per sapere cosa è successo, il tecnico pagato dai parlamentari non si fa sentire. In compenso si fa sentire la Casaleggio:

Risponde, il 3 ottobre, via email, la Casaleggio Associati in persona, ovviamente. Ed è una fantastica lettera firmata “lo staff di Beppe Grillo” nella quale si dice espressamente che il sistema non è ripristinabile e che se ne sarebbe dovuto installare un altro (installato da loro, si suppone). Ma non solo. L’email conteneva pure una ammissione involontaria. Tra le righe, rivelava infatti che il misterioso “staff” di Milano aveva avuto alcuni dati relativi alla posta elettronica dei deputati. Scriveva infatti l’evanescente “staff”: “Ad ora risultano meno di 30 persone che stanno utilizzando in modo continuo o la posta o il calendario”. “Meno di 30”.

Quindi la domanda che non è stata fatta a Crimi è proprio questa: come faceva la Casaleggio a sapere delle attività del server se la password era stata fornita ad altri che con loro non avrebbero dovuto avere a che fare? Il punto sollevato dagli ex M5S è proprio questo:

Dunque sapevano chi, come e quanti deputati utilizzavano quella posta elettronica? E sapevano solo quello o avevano ricevuto anche altre informazioni provenienti dal server? E a che titolo, in definitiva, la Casaleggio era informata di quel controllo, se una ditta terza aveva il contratto con il gruppo della Camera?

Casaleggio in Parlamento

Casaleggio è intanto tra i nomi che verranno ascoltati dalla commissione Affari Costituzionali della Camera nell’ambito delle audizioni legate alla legge sui partiti, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. La I commissione ha dato il via libera all’elenco degli esperti da audire, anche se occorre un ulteriore passaggio, ovvero il ‘disco verde’ della presidente della Camera Laura Boldrini per le autorizzazioni necessarie. Il nome del cofondatore del Movimento è stato inserito tra quello dei costituzionalisti ed esperti da ascoltare su richiesta dell’ex M5S, ora al gruppo Misto, Mara Mucci, senza che nessun altro partito sollevasse obiezioni. “Casaleggio – spiega Mucci all’Adnkronos – è autore di libri e teorie sul web, sui partiti, sulla democrazia diretta e su come dovrebbe funzionare la politica. Io, e non lo dico strumentalmente, sono curiosa di sentire ciò che ha da dire, visto che ho subìto la sua azione, come ideologo, e non ho potuto incidere su questa vorrei capire dalla sua viva voce come la pensa”. “Se Casaleggio verrà – prosegue Mucci – spiegherà la sua idea di democrazia e organizzazione di partito, dopodiché ai commissari sarà possibile fare delle domande nel merito”. A chi le chiede se lei abbia giù in mente la sua istanza, “sentirò cosa dirà – risponde – e mi regolerò di conseguenza. Non c’è niente di strumentale nella mia richiesta di audirlo, ma visto che la sua teoria diverge da quelle a noi note sull’organizzazione dei partiti, e il M5S ha, nei fatti, una gestione atipica, credo sia estremamente interessante ascoltare la sua teoria e il suo pensiero”.