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La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato il via libera allo Ius Scholae (nonostante Salvini e Meloni)

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Ius Scholae

Il primo passo è stato compiuto: la Commissione Affari Costituzionale della Camera dei deputati ha dato il suo parere positivo (con via libera) alla riforma del riconoscimento della cittadinanza italiana. Nel testo della legge (con tutti gli emendamenti annessi) si fa riferimento anche al principio dello Ius Scholae che, pur essendo ben diverso dallo Ius Soli, aprirebbe le porte della nostra cittadinanza a oltre un milioni di bambini nati in Italia (e non solo) da genitori stranieri. La maggioranza non ha votato in modo compatto: favorevoli Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle (l’emendamento su questo tema era stato presentato dal deputato penstastellato Brescia), Italia Viva, Liberi e Uguali e Forza Italia. La Lega, come prevedibile, ha votato contro insieme a Fratelli d’Italia.

Ius Scholae, il via libera da commissione Affari Costituzionali della Camera

La maggior parte dei deputati che fanno parte della Commissione Affari Costituzionali a Montecitorio, dunque, ha deciso di dare il via libera a quella bozza di legge che poi sarà votata dalle Camere. Oltre a PD, M5S, LeU, Italia Viva e Forza Italia, tre deputati del Gruppo Misto hanno detto sì allo Ius Scholae, mentre i rappresentanti di Coraggio Italia si sono astenuti. Gli unici a voler bloccare questa riforma della cittadinanza, dunque, sono stati i partiti guidati da Matteo Salvini e Giorgia Meloni che annunciano le classiche barricate in Parlamento.

“La commissione Affari Costituzionali ha adottato il testo unificato che introduce lo ius scholae per legare il riconoscimento della cittadinanza ai minori stranieri al percorso scolastico – ha spiegato Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera -. Si tratta solo di un primo passo di un percorso che vogliamo concludere entro questa legislatura. Il voto favorevole di Forza Italia dimostra che questa questione non è ideologica, ma di libertà e civiltà. Nella prossima settimana in ufficio di presidenza definiremo il termine per la presentazione degli emendamenti”.

Come funziona questa riforma

Lo stesso Brescia, nei giorni scorsi, aveva annunciato i principi di questa riforma della cittadinanza:

“Prevede che possa acquistare la cittadinanza il minore straniero nato in Italia che abbia risieduto legalmente e senza interruzioni e abbia frequentato nel territorio nazionale, per almeno 5 anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione”.

Non si tratta, dunque, di Ius Soli – che prevedeva come principio base solamente la nascita in Italia – ma di un percorso formativo che porta (attraverso la scuola, per l’appunto) all’ottenimento della cittadinanza italiana. A prescindere, però, dal suo luogo di nascita. Perché tutto ciò è previsto non solo per i bambini nati in Italia da genitori stranieri, ma anche per tutti coloro i quali sono arrivati nel nostro Paese entro i primi 12 anni d’età. E, non a caso, quei 5 anni “vincolanti” portano quasi al completamento del percorso scolastico prima della maggiore età.

(Foto IPP/Fabio Cimaglia)