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La carica dei 101 simboli e il giallo di "Italiani con Draghi"

@Enzo Boldi|

Italiani con Draghi

“Che importa se son più di cento. Ognuno con noi resterà. In ogni momento. Nell’allevamento. Felice ciascun sarà”. Il motivetto de “La carica dei 101”, il noto cartone animato della Disney, è quello che più si addice scorrendo lungo la vetrina dei simboli depositati presso il Viminale in vista delle elezioni Politiche del prossimo 25 settembre. Ma, a differenza del cartoon, per molti di loro non ci sarà il lieto fine. Il Ministero dell’Interno, infatti, ha già avviato le verifiche sulla “legittimità” di quei loghi e nomi e, oltretutto, buona parte dei partiti o movimenti non ha ancora raccolto le firme necessarie (che dovranno essere depositate entro una settimana) per poter vedere effettivamente stampato il proprio simbolo sulle schede elettorali. A tutto ciò si è aggiunto un giallo: quello del logo “Italiani con Draghi, Rinascimento”.

I simboli elettorali più curiosi tra i 101 depositati al Viminale

101 simboli presentati da 98 “soggetti politici” (perché, per esempio, Sinistra Italiana ed Europa Verde ne hanno registrati tre per fare riferimento anche alle minoranze linguistiche). Un numero che può sembrare un’enormità, ma nel 2018 ne erano stati affissi addirittura 103 (che poi furono sfoltiti fino a quota 75). Insomma, una vecchia tendenza tipicamente italiana che – però – ora dovrà passare dall’analisi degli esperti del Ministero dell’Interno – che si esprimeranno entro domani, martedì 16 agosto – e della verifica delle firme ottenute (per chi non ha avuto, nell’ultima legislatura, già una rappresentanza parlamentare riconosciuta in entrambe le camere).

La bacheca, dunque, sarà ben presto sfoltita. Ma all’interno della teca troviamo, oltre ai “partiti tradizionali” (o quelli più rappresentativi) anche alcune iniziative piuttosto originali. Al netto di Forza Nuova (che non è stata sciolta dopo l’assalto della CGIL e, dunque, ha potuto ripresentare il proprio simbolo), ci sono tanti altri movimenti del tutto estemporanei. Come nel caso del “Partito dei Cattolici”, con il simbolo che è tutto un programma.

A questo si aggiungono anche il DAINO, il Movimento per l’Instaurazione del Socialismo Scientifico Cristiano – No alla Cassa Forense, e L’Italia sé desta (sì, con errore grammaticale).

Questi sono solamente 4 esempi (a cui si aggiunge la chicca “Italiani con Draghi). Ma all’interno della bacheca del Viminale – che entro domani darà il via libera o boccerà queste proposte – c’è un campionario di grandissima varietà.

Italiani con Draghi, il giallo del simbolo elettorale depositato

E poi c’è un giallo, quello rappresentato dal logo “Italiani con Draghi – Rinascimento”. Si tratta dell’unico contrassegno che riporta il nome dell’attuale (e dimissionario) Presidente del Consiglio. Mario Draghi, dunque, smentisce sé stesso e si candida? Assolutamente no. Poco dopo la diffusione dell’immagine di questo simbolo depositato al Viminale, Palazzo Chigi ha diramato una nota in cui ha spiegato che l’ex Governatore della Banca Centrale Europea non fosse a conoscenza di questa “iniziativa” e non ha dato “nessun avallo” affinché fosse utilizzato il suo nome all’interno di un logo di un movimento che si vuole candidare alle prossime elezioni. Per questo motivo, come previsto dalla legge, questo simbolo potrebbe essere il primo dei non ammessi.

Perché, come riporta il quotidiano La Stampa, entro domani il Ministero dell’Interno comunicherà la sue decisioni. Poi ci saranno ulteriori 48 ore per consentire a tutti gli “esclusi” di presentare reclamo (o, più semplicemente, apportare modifiche al logo e al nome) e altre 48 ore in cui la Cassazione dovrà valutare la “bontà” di quei ricorsi. Poi la clessidra arriverà a scandire gli ultimi granelli di sabbia:

il ministero dell’Interno entro il 20 agosto comunicherà alle Corte d’Appello i nomi dei rappresentati per le liste. Dopodiché i partiti ammessi dovranno presentare, il 21 e 22 agosto, la lista dei candidati nei tribunali e nelle Corti d’appello dei capoluoghi.

Una settimana, l’ultima. Dopodiché non ci sarà più alcuna possibilità di appello. Sette giorni in cui i partiti e i movimenti che non hanno i requisiti dovranno anche raccogliere le firme necessarie per potersi candidare nei vari collegi sparsi su tutto il territorio italiano.

Il caso Cappato

Proprio sul tema della raccolta firme, c’è da segnalare il caso della lista “Referendum e democrazia con Cappato” che ha già depositato il suo simbolo al Viminale.

Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni continua a battere sul tasto delle digitalizzazione: “Per sbloccare un Paese che continua a non servirsi della tecnologia per far rivivere la partecipazione e che pone limiti all’esercizio democratico dato che queste elezioni non permetteranno alle nuove forze politiche di entrare in Parlamento, salvo accordi con chi già siede nelle Camere”. La raccolta firme per poter presentare la propria lista alle Politiche del 25 settembre avverrà solamente online. In forma digitale. Un esperimento interessante (ma non nuovo, vista la raccolta firme già avvenuta, nelle stesse modalità, per i referendum su cannabis ed eutanasia legale) che, però, potrebbe portare a una non validazione e, quindi, a un’esclusione dalla contesa elettorale.