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La battaglia promessa da Renzi contro l'Austerity

matteo renzi

«A settembre quando avremo finito di fare le riforme l’Italia in Europa inizierà con determinazione che non immaginate una battaglia contro l’austerity. Non dico che andremo a fare casino, ma ci si avvicina»: save the date, queste sono le parole di Matteo Renzi al Festival dell’economia di Trento, e bisognerà ricordarsele tra quattro mesi. Perché è la prima volta che il premier fa un annuncio così diretto nei confronti della politica dell’Unione Europea. Così diretto e bellicoso, verrebbe da dire, visto che la giusta battaglia che Renzi oggi promette magari poteva essere tranquillamente anticipata nel semestre europeo, quando invece poco o nulla si è fatto in questo senso, o poteva essere sostanziata oggi con un appoggio netto ad Alexis Tsipras che sta seguendo la stessa logica nella sua politica in Grecia, o a quello che ci si aspetta dalla Spagna se davvero Podemos e i socialisti riusciranno a vincere le elezioni in coppia.
 
LA BATTAGLIA PROMESSA DI RENZI CONTRO L’AUSTERITY
Ma ormai il dado della promessa è tratto. E Renzi è stato molto chiaro e corretto anche nell’analisi: “Avercela la disoccupazione americana. Ci metterei la firma. Se l’Europa avesse avuto la crescita che ha avuto Obama, se si fosse fatto un piano per la crescita come quello di Obama invece di insistere solo sul rigore e l’austerity, oggi la situazione italiana sarebbe con meno disoccupati”. E nella sintesi: “Noi l’anno scorso abbiamo vinto le elezioni Ue senza parlare male della Germania. La responsabile della crisi Ue non è la Merkel ma la mancanza di riforme”. E quando il premier francese Manuel Valls, ospite del colloquio al Festival, ribadisce che la priorità è il lavoro e che bisogna dire “basta all’austerity” Matteo Renzi rincara: “Questo va ben tatuato nella mente di qualche nostro collega europeo. Indovina chi?”. Il premier non risponde alla sua stessa domanda: “Sono in silenzio elettorale”. Secondo il premier Matteo Renzi, presidente del Consiglio, “Lisbona ha fallito perchè il grande sogno di un’Europa guida del mondo non ha funzionato. Vogliamo vedere un modello che non sia crescita senza occupazione, basato su innovazione, talento”, ha aggiunto il premier, secondo il quale “il modello della sola austerità ha fallito, un’Europa basata solo sul rigore budgetario e’ un problema”. Chissà se questa posizione c’entra qualcosa con la cosiddetta «Europa dal basso» che il premier prometteva in un retroscena a firma di Maria Teresa Meli qualche giorno fa. Ma non importa. L’importante è crederci. E finalmente alzare un po’ il tiro: prendersela con D’Alema e Berlusconi è facile. Cominciare a toccare il moloch europeo molto più difficile. Vedremo a settembre se Renzi fa sul serio.
 
RENZI E I NO EURO
E giusto per non confondere le battaglie, Renzi parla anche dei No Euro: “Sui populismi io non posso parlare di Salvini e non posso mettermi a parlare di Marine Le Pen, quindi di Paesi altrui. Dico solo che un anno fa i partiti populisti, come Grillo e Lega, avevano nel simbolo la scritta “No euro”. Adesso – ma non parlo delle elezioni di domani – il candidato presidente di una regione che inizia per ‘V’ e finisce con ‘eneto’, non più”.