Cultura e scienze

Perché l'allarmismo sul krokodil non aiuta a parlare di tossicodipendenze

La settimana scorsa le Iene e diversi giornali sono tornati a parlare del krokodil, una droga “fatta in casa” che è molto diffusa in Russia ma che in Italia sembra essere sostanzialmente sconosciuta. Dal momento che gli effetti del consumo di questa sostanza (che è altamente tossica) sono piuttosto evidenti e drammatici il krokodil è stata soprannominata “la droga che ti mangia” a causa delle profonde lesioni e ulcere che provoca sulla pelle di chi se la inietta. Ma davvero c’è un allarme krokodil in Italia oppure si tratta soltanto di un’esagerazione mediatica? Per scoprirlo e per avere una visione del fenomeno più aderente alla realtà ci siamo rivolti al Professor Salvatore Giancane medico tossicologo del Ser.T di Bologna e professore a contratto della Scuola di specializzazione in psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna.
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Il krokodil in Italia non esiste, l’eroina e altre droghe invece sì

Salvatore Giancane è stato per vent’anni coordinatore dell’Unità Mobile dei Ser.T di Bologna e da trenta si occupa della cura e dell’assistenza ai tossicodipendenti da eroina, un’esperienza iniziata come medico penitenziario e proseguita nei servizi pubblici e sulla strada. Giancane è quindi la persona giusta per parlare della – presunta – diffusione del krokodil nel nostro Paese e dei pericoli delle droghe per capire cosa si potrebbe fare e soprattutto cosa non si sta facendo per affrontare il problema rappresentato dalle “sostanze d’abuso” sia a livello istituzionale che dal punto di vista della comunicazione dei mass media. Due anni fa Giancane ha pubblicato per le edizioni del Gruppo Abele “Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale” dove tratta il “nuovo” problema rappresentato dal “ritorno” dell’eroina sul mercato degli stupefacenti in Italia. Se da un lato possiamo “stare tranquilli” per quanto riguarda la diffusione del krokodil in Italia il quadro generale che emerge è preoccupante: nel nostro Paese il dibattito sulla droga è appiattito sulla distinzione polarizzante tra “droghe leggere” e “droge pesanti” e sulla demonizzazione delle droghe leggere il cui effetto viene paragonato a quello di sostanze come l’eroina con l’unico effetto di banalizzare i messaggi di prevenzione sia per quanto riguarda la cannabis sia per l’eroina. Inoltre non va sottovalutata la responsabilità delle istituzioni che spesso non sono in grado di avere una lettura “reale” del fenomeno perché utilizzano strumenti d’analisi ormai obsoleti o semplicemente perché preferiscono ignorarlo.
Dottore, in questi giorni si è tornato a parlare del pericolo rappresentato dalla diffusione della desomorfina/krokodil, nella sua esperienza clinica quanto è reale il fenomeno in Italia?
Personalmente, in quasi 30 anni di lavoro, non mi è mai capitato di imbattermi in persone che abusassero di desomorfina (krokodil) né tantomeno alcuno dei miei utenti mi ha mai riportato di essere a conoscenza di fenomeni di abuso di questa sostanza nel suo giro. Ovviamente ciò non esclude il fatto che anche in Italia vi possano essere casi di utilizzo di desomorfina. Anzi, se consideriamo il fenomeno della globalizzazione delle droghe (e della conoscenza che viene diffusa online rispetto alla loro preparazione) e la presenza nel nostro Paese di immigrati russi ed ucraini (paesi dove il fenomeno è più drammatico), la presenza di consumatori di krokodil sul nostro territorio non mi stupirebbe affatto. Non mi risultano neppure segnalazioni in letteratura riguardo l’uso di krokodil in Italia, anche se un caso pare sia stato osservato a Trieste, in una persona straniera.
In che contesto sociale è più probabile che si possa diffondere l’utilizzo di desomorfina e quali sarebbero le misure di prevenzione da prendere in considerazione (maggiore informazione sui rischi, campagne di sensibilizzazione, etc)?
Per ottenere artigianalmente la desomorfina (o per “cucinare” il krokodil, come si usa dire in gergo della sintesi artigianale di droghe illegali) si parte dalle compresse di codeina, che in Italia non sono reperibili (è disponibile solo la formulazione in sciroppo che, a quanto mi risulta, non si presta a questo tipo di utilizzo). Alcuni anni fa, dopo un servizio televisivo, l’allora responsabile del Dipartimento Politiche Antidroga, escluse in modo categorico la presenza del krokodil in Italia proprio per questo motivo. In effetti si tratta di una conclusione alquanto affrettata e semplicistica, che non tiene conto del fatto che le compresse di codeina (molto comuni in Russia) si possono anche spedire o importare illegalmente in altro modo. Rimane il fatto che il krokodil è una ‘droga povera’ e che la sua fortuna in Russia è legata soprattutto a due fattori: il prezzo dell’eroina, non abbordabile per le fasce più povere di iniettori di oppiacei e, soprattutto, la non disponibilità dei trattamenti con metadone e altri farmaci oppioidi. In Italia la situazione è molto diversa: l’eroina si trova facilmente ed i prezzi ormai sono bassissimi rispetto a 30 anni fa Inoltre il trattamento farmacologico è disponibile per tutti, anche per gli stranieri. In altri termini, non esistono nel nostro Paese le condizioni che hanno favorito l’enorme diffusione del krokodil in Russia, dove i consumatori stimati (o meglio, sottostimati) sono più di 100.000. Pertanto, sono portato a pensare, che se esistono anche in Italia focolai di abuso di krokodil, questi siano per il momento limitati a gruppi chiusi di immigrati dall’Est iniettori di oppiacei, che oltre a conoscere già la sostanza, hanno modo di procurarsi la codeina in compresse e, soprattutto, conoscono la procedura della sintesi, che è molto ‘sporca’ ed artigianale e richiede l’uso di sostanze con effetto necrotizzante ed urticante, che sono le responsabili delle tipiche lesioni dei tessuti molli che contraddistinguono questa forma di abuso.
Ritiene che l’attenzione che periodicamente si accende sulla desomorfina possa invece costituire un problema per il contrasto delle tossicodipendenze? Quasi che l’esistenza – presunta – di una droga che l’opinione pubblica considera molto “più pericolosa” di altre possa abbassare il livello di guardia?
Troppo spesso gli organi di informazione vanno alla ricerca di notizie sensazionalistiche riguardo alle droghe e tendono invece ad ignorare l’informazione rispetto ai fenomeni consolidati (che poi sono quelli che causano la totalità dei problemi) che riguardano le droghe ‘classiche’, che solitamente vengono relegati alla cronaca nera. Questa impostazione, purtroppo, contribuisce alla sottovalutazione dell’esistente, che diventa implicitamente meno problematico rispetto agli scenari ipotizzati dalla diffusione di “terribili nuove droghe”. Scenari che puntualmente non si realizzano.

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Fonte: ESPAD Report 2015 Results from the European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs

Quali sono a suo avviso, in base alla sua esperienza e ai dati in suo possesso, le sostanze stupefacenti sulle quali bisognerebbe fare più informazione e quali le categorie più a rischio?
La categoria maggiormente a rischio in questo momento sono i più giovani, specie per quanto attiene i derivati dell’oppio. I giovani non hanno vissuto gli anni dell’eroina e dell’epidemia da HIV e hanno ricevuto pochissime informazioni a riguardo. Il messaggio che negli ultimi anni è stato veicolato ai giovani è stato che “le droghe sono tutte uguali” e “fanno male tutte allo stesso modo”. Si tratta di un messaggio totalmente inefficace, che è stato diffuso per aumentare il livello di attenzione sulle cosiddette droghe leggere e che invece, a mio avviso, ha avuto l’unico effetto di banalizzare quelle più pesanti e pericolose. Se io sono un ragazzino che fuma cannabis e ricevo una serie di messaggi allarmanti se non francamente demonizzanti, che descrivono danni e conseguenze del mio comportamento che poi non riscontro nella mia esperienza o in quella dei miei amici, sarò portato a pensare che si tratti di affermazioni non vere o esagerate e che probabilmente non vere ed esagerate sono anche le poche informazioni che vengono diffuse sull’eroina e sugli altri derivati dell’oppio. Se a questo aggiungiamo il crollo dei prezzi (sostenuto dalla iperproduzione di oppio da parte dell’Afghanistan), che consente ad un adolescente di acquistare eroina solo con i soldi della paghetta e la diffusione della pratica di fumare eroina (che ha permesso di bypassare le rigidità legate all’uso della siringa), si possono comprendere le ragioni che hanno favorito e stanno ancora favorendo la diffusione dell’eroina fra i più giovani, che sono molto più indifesi rispetto a questa sostanza di quanto non lo fossero le giovani generazioni del secolo scorso.
Si parla di un ritorno dell’eroina, quali sono le differenze con gli anni Ottanta è tornata “di moda” oppure non era mai sparita? Come sono cambiati i consumatori?
Parlare di “ritorno dell’eroina” è improprio, per il semplice motivo che l’eroina non è mai andata via. In effetti, il consumo di eroina si è semplicemente adattato ai tempi e per questo, per molti, è diventato trasparente. Il numero dei morti per overdose è calato, ma rimane alto se si considera la grande diffusione dell’eroina fumata, che non provoca overdose, e dei trattamenti con metadone, che la prevengono significativamente. Anche la riduzione del numero di siringhe abbandonate nelle strade e nei giardini ha contribuito a ridurre l’allarme: le stagnole annerite non vengono riconosciute come tracce dell’uso di eroina e per di più non pungono. Trenta anni fa i tossicodipendenti erano soprattutto dei maschi trentenni, provenienti quasi tutti dal ceto medio-basso. Oggi i consumatori di eroina non hanno età e provengono da tutti gli strati sociali.
Lei ha scritto un libro in cui parla di eroina come la “malattia da oppioidi nell’era digitale”, significa che è cambiata l’eroina, non è più la stessa?
L’eroina si è evoluta, sia come sostanza, sia come ambiti di diffusione che modalità di consumo. Farmacologicamente rimane diacetilmorfina ma, ad esempio, ormai nel nostro Paese circola sempre più eroina ‘bianca’ (ovvero cloridrato di eroina), idrosolubile e addizionata di caffeina, in modo tale da essere idonea sia ad essere fumata che iniettata. Negli anni ottanta l’oppio lasciava l’Afghanistan sotto forma di morfina base, che veniva raffinata in Turchia, in Sicilia ed a Marsiglia. In queste raffinerie veniva prodotta soprattutto eroina base, di colore avana, la quale necessitava del limone e del calore per essere disciolta in acqua. Oggi le raffinerie sono sparse su tutto il territorio afghano e sono centinaia, se non migliaia e producono sempre più eroina bianca. L’eroina sequestrata sul nostro territorio è sempre più potente e sempre più economica: secondo il British Medical Journal negli ultimi 20 anni in Europa il prezzo dell’eroina, corretto per l’inflazione, si è ridotto del 75% circa, a fronte di un aumento della sua purezza. Le modalità di consumo sono state stravolte: in passato l’assunzione di eroina era ritualizzata, richiedeva tempo, un luogo idoneo ed un certo numero di paraphernalia (accessori): siringa, cucchiaino, acqua, laccio emostatico, limone, accendino, filtrini etc e chi ne veniva trovato in possesso era immediatamente identificato come un tossico. Oggi, da rituale, l’assunzione è diventata informale, si può fare ovunque in pochi secondi, sono sufficienti un accendino, un foglietto di carta ed un frammento di carta stagnola, accessori che possono essere trasportati senza correre il rischio di essere connotati come dei tossicodipendenti.
Il livello attuale delle prestazioni fornite dai Ser.T. e delle misure di assistenza e cura ai tossicodipendenti per la riduzione del danno è adeguato o sottodimensionato per un erronea valutazione del fenomeno? Che incidenza hanno i tagli alla spesa sociale? Ad esempio di recente il Governo e le Regioni hanno deciso per un corposo taglio al Fondo per le politiche sociali nel quale è confluito da una decina d’anni anche il Fondo nazionale per la lotta alla droga.
Le politiche di riduzione del danno nel nostro Paese, negli ultimi anni, hanno subito un arretramento che non ha pari nel resto d’Europa e non sono mai state messe a sistema. I servizi per le tossicodipendenze sono stati caricati di nuovi compiti e funzioni (alcolismo, gioco d’azzardo etc.) a parità di risorse più spesso con risorse ridotte rispetto al passato. La Conferenza Nazionale sulla Droga (che secondo la Legge è da tenere ogni tre anni e nel corso della quale bisognerebbe valorizzare le indicazioni degli operatori rispetto alle modificazioni del fenomeno), non si tiene da oltre otto anni, in aperta violazione alla Legge 309/90. L’ultima che si è tenuta, poi, è stata praticamente una sorta di passerella blindata. Basterebbe questo (ma in realtà c’è molto di più) per dare un’idea di quanto si sia ridotta l’attenzione delle istituzioni su questo argomento. Le scelte, in teoria, vengono effettuate attualmente solo sulla scorta della Relazione Annuale al Parlamento, che però è a dir poco confusa, presenta dati poco attendibili e si contraddice più volte. Ad esempio, sono ormai anni che la relazione al Parlamento riporta che i prezzi dell’eroina in Italia sono stabili e questa affermazione non può che far sorridere chi lavora sul campo, dato che gli stessi giornali segnalano che l’eroina si può acquistare ormai con pochi euro per una dose. Lo stesso dicasi per la diffusione dell’eroina fra i giovanissimi: secondo i dati ufficiali è praticamente sparita, secondo lo studio ESPAD-CNR i dati sono allarmanti. Il fenomeno viene misurato con strumenti vecchi, che andavano bene 30 anni fa, che non sono né sensibili né tempestivi e che non sono assolutamente in grado di individuare le tendenze in anticipo, ma ci arrivano molto dopo. Quando ci arrivano.
Quanto è difficile parlare di droga, oggi e quale sarebbe il modo più corretto ed efficace di affrontare la questione, ad esempio nelle scuole coinvolgendo anche i genitori?
Parlare di droga oggi è molto difficile. La maggioranza delle persone si aspetta che se ne parli solo per demonizzarla o per lanciare allarmi. Per dire che fa male e che è vietato oppure che basta dire no. Peccato che tutto ciò non funzioni, come dimostra il fatto che il fenomeno è costantemente in ascesa da decenni. Io sono da sempre convinto, invece, che l’informazione (quella corretta, obbiettiva, scientifica e non finalizzata alla demonizzazione o all’esagerazione) costituisca il modo migliore per affrontare l’argomento. Se dipendesse da me, ‘sostanze d’abuso’ (tutte, legali ed illegali) sarebbe una materia della scuola dell’obbligo, con pari dignità alle altre. Molti pensano che questo non si debba fare, perché è un modo di promuovere le droghe. Si tratta di un pensiero di un’ingenuità sconfortante, dato che le droghe (come abbiamo visto) si promuovono benissimo da sole. L’informazione fa sempre bene: una parte di giovani, debitamente informata, deciderà di astenersi dall’assumere droghe, mentre coloro che lo faranno lo stesso avranno gli strumenti per difendersi e riceverne meno danni possibile.