Cultura e scienze

Cosa sappiamo sul (nuovo) arrivo del krokodil in Italia?

Il krokodil, oggetto di numerosi articoli di giornale in questi giorni, non è una droga “nuova” ma in Italia è – fortunatamente – relativamente sconosciuta agli utilizzatori. Nel 2013 un fotografo italiano, Emanuele Satolli, ha pubblicato su Time un servizio frutto di un anno di lavoro tra i tossicodipendenti della città russa di Yekaterinburg dove l’uso di Krokodil è molto diffuso. Generalmente infatti questa droga, che è a base di desomorfina (un oppiaceo derivante dalla morfina), è molto usata in Russia.

Cos’è il krokodil e quali sono i suoi effetti

Si tratta di una droga a basso costo dagli effetti molto potenti – e questo ne spiega la diffusione nonostante la pericolosità – considerata l’eroina dei poveri che viene prodotta “in casa” a partire dalla codeina pura – una sostanza che in Italia non è in vendita – utilizzando altre sostanze chimiche (ad esempio iodio, fosforo rosso e benzina) che rendono la sostanza che si ricava da questi processi di sintesi casalinghi impura e altamente tossica. Proprio a causa degli additivi chimici utilizzati la desmorfina/krokodil – che viene iniettata per via endovenosa – provoca effetti devastanti sull’organismo. Riccardo C. Gatti, responsabile del Dipartimento Dipendenze dell’ATS (ex Asl) di Milano, ha spiegato al Corriere della Sera che «I danni sono rapidi: ulcere, infezioni, flebiti, difficoltà per il sangue di raggiungere le parti periferiche, da qui, la cancrena». La pelle di chi fa uso di krokodil diventa squamosa e dura, gli organi interni e il sistema nervoso subiscono seri danni fin dalla prima assunzione e la speranza di vita per chi ne fa uso si riduce a pochi anni proprio a causa delle infezioni e del collasso dell’organismo di chi ne fa uso. In Italia si è cominciato a sentir parlare di Krokodil dopo un servizio del 2013 delle Iene (che ieri ne hanno mandato in onda un altro) che erano andate alla scoperta del fenomeno in Siberia. Di avvistamenti di krokodil in Italia ce ne sono stati pochi in questi anni: nel 2014 veniva data la notizia di un sequestro a Padova di mezzo chilo di “droga del cannibale” mentre nel 2016 si parlò di krokodil in seguito al decesso di un operaio barese morto per overdose che sul corpo presentava segni simili a quelli riscontrati su chi abusa di krokodil. In questo secondo caso però al di là del clamore mediatico iniziale si trattava di ipotesi degli inquirenti e non di risultanze degli esami tossicologici sul corpo dell’uomo. Insomma per un po’ di desomorfina e krokodil in Italia si è parlato solo per le notizie che continuavano ad arrivare dalla Siberia.
krokodil italia iene - 1

Quanto è diffuso il krokodil in Italia?

In questi giorni però, dopo un reportage di Gianni Santucci sul Corriere, si è tornato a parlare di “allarme krokodil” anche per l’Italia. Il primo episodio è stato registrato a Milano il sei marzo da due agenti della Squadra Mobile che hanno fermato un tossicodipendente che ha raccontato di aver comprato per 2-3 euro nel cosiddetto bosco della droga nei pressi della stazione di Rogoredo una dose di desomorfina che gli aveva già causato una grossa ulcera sul polpaccio: “la porcheria che arriva dalla Russia”, almeno questa è l’ipotesi dei poliziotti. Di nuovo un’ipotesi e non una certezza, come quella riportata da CronacaQui a Torino che fa risalire tre morti per overdose all’utilizzo di krokodil. A Mattia Salvia di Vice Gatti ha spiegato che è difficile dal solo esame delle lesioni capire se un tossicodipendente sta facendo uso di krokodil o di un mix di altre sostanze, ad esempio a contaminazioni avvenute durante il processo della più comune (e di più facile reperibilità) eroina che negli ultimi anni è tornata ad essere molto diffusa sul mercato degli stupefacenti. Il punto è che se davvero il krokodil fosse arrivato in Italia difficilmente parleremo di un paio di casi tutto sommato isolati e non collegati tra loro (Bari, Milano, Torino) perché la velocità con cui lesioni, ulcere e infezioni si diffondono sul corpo dei tossicodipendenti è tale che una discreta percentuale di chi fa uso di krokodil si dovrebbe (il condizionale è d’obbligo vista la situazione di marginalità del “consumatore tipo”) già essere rivolta al Pronto Soccorso per farsi curare e quindi la casistica dovrebbe essere più ampia. Di fatto manca la prova regina, ovvero gli esami tossicologici sui presunti consumatori quindi è difficile poter dire con certezza che il krokodil è arrivato in Italia. Di certo è che ci sono molte altre droghe, altrettanto pericolose, che sono facilmente reperibili sul mercato dello spaccio e che il krokodil, nonostante sia una droga dagli effetti terrificante non è al momento il problema principale cui devono fare fronte i SERT.