Attualità

Kim Jong Un goes to Hollywood

Hollywood ha dovuto cedere alle minacce degli hacker del gruppo Guardians of Peace: The Interview, il film in cui Seth Rogen e James Franco devono uccidere Kim Jong Un, non andrà nelle sale cinematografiche. È una bizzarra serie di eventi quella che ha portato prima alla cancellazione della premiere del film a New York e poi al ritiro dalle sale in tutti gli Stati Uniti. Come abbiamo raccontato su NeXt ieri la vicenda è iniziata con l’intrusione nei sistemi informatici della Sony Pictures a fine novembre e si è (forse) conclusa questa notte con il comunicato di Sony Pictures che annunciava il ritiro del film e ne cancellava l’uscita, prevista per Natale.

 
I COMMENTI ALLA DECISIONE DI SONY
La scelta di Sony di non far uscire il film ha sorpreso molte star di Hollywood; una casa di produzione, è il succo del discorso, non dovrebbe comportarsi così cedendo al ricatto di anonimi terroristi ma dovrebbe difendere il lavoro dei propri attori e soprattutto la libertà di parola.

(via Reddit.com)
(via Reddit.com)

Dove si andrà a finire, signora mia, di questo passo? Adesso chiunque potrà fare una telefonata anonima con vaghe minacce per impedire l’uscita di un film? Come riporta un articolo del Telegraph, Hollywood è un blocco compatto che condanna senza appello la scelta di Sony e descrive senza mezzi termini l’azione dei Guardians of Peace come “un attacco all’America e alla sua cultura di libertà”. Insomma, la Sony è colpevole di aver violato la regola numero uno di tutti i film d’azione: non negoziare con i terroristi. Però chi ha scritto il copione di questa farsa ci ha messo anche dei momenti di comicità involontaria. Ad esempio il personaggio interpretato dal repubblicano Mitt Romney (che è il Gasparri americano) invita la Sony a rendere disponibile gratuitamente questo capolavoro di libertà d’espressione e poesia che contribuirà a sconfiggere l’Ebola, la fame nel mondo e la piaga dei gattini bonsai.
Mitt Romney è famoso per avere le idee chiare (fonte: Twitter.com)
Mitt Romney è famoso per avere le idee chiare (fonte: Twitter.com)

Oppure il cammeo del Presidente USA, che tra un Nobel per la Pace e la fine dell’embargo con Cuba trova anche il tempo di lanciare un appello agli spettatori american. Nei giorni scorsi Barack Obama era sceso in campo prima della decisione di Sony invitando gli americani ad andare al cinema per salvare quella che è una delle più importanti industrie nazionali:

Gli attacchi informatici vanno presi sul serio, stiamo facendo delle indagini e non abbasseremo la guardia. Se verrà fuori qualcosa di importante e credibile avvertiremo il pubblico. Ma per ora la mia raccomandazione è quella di invitare le persone ad andare al cinema.


 
AMERICA, FUCK YEAH
In un delirio crescente di orgoglio nazionale un cinema in Texas ha detto che offrirà gratis la proiezione del film Team America: World Police, dove uno dei protagonisti è Kim Jong Il il padre dell’attuale dittatore nordcoreano. Naturalmente con contorno di bandierine americane e, si suppone, freedom fries.
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L’ALTRA FACCIA DELL’HACKING
Gli hacker di Sony però non si sono limitati a impedire l’uscita della commedia su Kim Jong Un, hanno anche messo a disposizione online tutta una serie di documenti riservati rubati dai computer degli uffici di Sony Pictures. Tra i file trafugati ci sono password, documenti con i budget delle produzioni e il cachet degli artisti, gli pseudonimi usati dalle star quando prenotano un albergo e anche tutta una serie di email riservate scambiate tra produttori e registi. Alcune sono di poco conto, e Aaron Sorkin ieri su un pezzo apparso anche su Repubblica ha tuonato contro la scelta dei giornali di pubblicarle, dicendo che questo è un “atto di guerra contro gli USA”. Ma non tutti la pensano come lui ad esempio è il caso dell’articolo di Doug McIntyre su The Daily Beast. Una cosa che Sorkin ha fatto finta di dimenticare sono le mail (per carità, riservate e interne) in cui i produttori si scambiano commenti su quale film (tra quelli sul tema “afro”) potrebbe piacere ad Obama. Insomma, ad Hollywood ci sono tanti attori neri, ma a comandare sono ancora i bianchi, e il razzismo nel mondo del cinema è tutt’altro che strisciante. Come ha twittato l’autrice di Scandal Shonda Rhimes, non ha molto senso cercare di limitare i danni evitando di chiamare le cose con il loro nome.

via Twitter.com
via Twitter.com

Ed infine c’è un problema che è rimasto in ombra ma che è IL problema del film, ovvero il fatto che nella commedia di Franco e Rogen sia inscenata l’uccisione di un leader politico vivente, il film avrebbe funzionato lo stesso se si fosse inventato un paese fittizio tale e quale alla Corea del Nord con un dittatore con le stese caratteristiche di Kim? Probabilmente. A Charlie Chaplin, per esempio, la cosa è riuscita abbastanza bene quando ha creato il personaggio di Adenoid Hynkel per il Grande Dittatore. C’era davvero bisogno di calcare la mano e “uccidere” Kim Jong Un? Con tutto il rispetto per la libertà d’espressione a volte ci vuole anche il senso della misura.
Credits @spl33n per la ricerca iconografica