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Kamran Manafly, l'insegnante russo licenziato e costretto a emigrare per non essersi allineato alla propaganda

neXt quotidiano|

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Si è rifiutato di seguire le “linee guida” fornite dal Cremlino per parlare della “operazione militare speciale in Ucraina”, e ha pagato a caro prezzo la sua scelta: Kamran Manafly, insegnante 28enne di Mosca, ha perso il lavoro dopo aver postato su Instagram una fotografia che lo ritraeva a una manifestazione contro la guerra con la didascalia “Non voglio essere uno specchio della propaganda del governo”. “Comportamento immorale” è la motivazione con la quale la scuola lo ha messo alla porta. Inoltre il dirigente dell’istituto ha minacciato di farlo processare “per aver tradito la madrepatria”, citando il celebre discorso di Vladimir Putin sui russi capaci di scovare i “traditori” e di “sputarli come fossero moscerini”. Manafly ha raccontato la sua esperienza al sito russo indipendente Meduza, che dall’inizio del conflitto si è rivelato uno dei pochissimi spazi di opposizione all’ombra del Cremlino.

Kamran Manafly, l’insegnante russo licenziato e costretto a emigrare per non essersi allineato alla propaganda

“Dopo il 24 – ha detto – tutto è diventato molto meno libero. Ci hanno mandato delle linee guida sulla “operazione speciale”, come la chiamano loro, sulle origini del conflitto, e così via. Dovevamo raccontare tutto questo e mostrare tutto questo ai bambini. Naturalmente ho rifiutato”. Ma pochi giorni dopo a tutti gli insegnanti è stato detto che “non era permesso avere opinione nostre”, perché “impiegati dello Stato”. “Questa frase mi ha davvero colpito – spiega Manafly – perché non credo che i lavoratori statali debbano essere schiavi dello Stato. Ci hanno detto di parlare ai bambini solo secondo queste linee guida, di evitare – non sia mai – che qualcuno esprima una propria opinione. Questo mi ha fatto scattare. Per legge le scuole dovrebbero essere terreni neutrali, mentre ora ci costringevano a diffondere propaganda”.

Il post Instagram che è costato il lavoro a Kamran Manafly

L’insegnante ha raccontato di aver provato a spiegare ai suoi studenti, curiosi di quello che stesse accadendo in Ucraina: “Ho cercato di rimanere neutrale, di spiegare ai bambini la situazione senza diventare politico. Ho detto loro che molte cose andavano male, consigliando di trarre le conclusioni”. Ma non è bastato. La preside l’ha convocato per informalo del licenziamento, e quando lui ha provato ad impugnare il provvedimento per un ricorso ha riunito tutti gli insegnanti per aizzarli contro di lui. A quel punto ha deciso di lasciare il Paese: ”Non ho ancora deciso dove andrò. Ora come ora sono in una fase di transito, ma molto probabilmente mi sistemerò in un paese occidentale. Spero di poter insegnare in un altro paese, ma in questo momento voglio solo andare in un posto sicuro e trovare un po’ di pace”.