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La storia di Jovanotti che “sfrutta” i volontari del Jova Beach Party

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Il Jova Beach Party, il festival estivo itinerante di Jovanotti, continua a generare polemiche. Prima della tappa di Rimini la LIPU aveva chiesto di spostare la data del concerto del 10 luglio a Rimini per salvaguardare i pulcini di Fratino. Gli ambientalisti temevano infatti che il concerto sulla spiaggia potesse spaventare i piccoli volatili (ne sono rimaste 30-40 coppie) che nidificano sul litorale in particolare  “quattro pulcini che non saranno in grado di volare prima del 15 luglio”. La soluzione fu quella di “distaccare” alla sorveglianza dei fratini una dozzina di persone che lavorano al concerto. E oggi la polemica riguarda proprio il lavoro al Jova Beach Party. O meglio il lavoro gratis.

Il Comune di Cerveteri e la locandina del Jova Beach Party

A fare discutere questa volta è una locandina, con Lorenzo Cherubini nei panni dello Zio Sam, per la ricerca di volontari per la data del Jova Beach Party del 16 luglio a Cerveteri. Compito dei volontari sarà quello di aiutare a differenziare correttamente i rifiuti e invitare gli altri a farlo all’interno dell’area del concerto. In cambio nessun compenso (sono volontari) ma un biglietto per il concerto, pasti ed un “gadget speciale”. Orario di “lavoro” dalle otto del mattino fino alla fine del concerto.

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Subito si sono scatenate le polemiche per lo “sfruttamento” da parte di Jovanotti, che già in passato aveva fatto sapere di non aver nulla contro l’ossimoro del “lavoro gratis” perché utile per fare esperienza “relazionale”. Marta Fana su Twitter ha scritto «basta al lavoro gratuito, al lavoro pagato a pacchetti di caramelle, gadget e pacche sulle spalle! Basta lavoro gratuito e sfruttamento». Ma non sfuggirà un dettaglio importante, a selezionare le candidature e quindi ad “assumere” i volontari non sarà Jovanotti e nemmeno l’organizzazione dell’evento ma il Comune di Cerveteri.

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È stato infatti il sindaco Alessio Pascucci (Italia in Comune) a lanciare il 10 luglio – in accordo con la produzione dell’evento –  la selezione dei candidati. I posti disponibili sono circa venti, il compito sarà quello di «stare attenti a far sì che ogni rifiuto da loro prodotto, come bottigliette d’acqua, bicchieri, tovaglioli e quant’altro, venga correttamente differenziato e che soprattutto non rimanga abbandonato in spiaggia». La grafica della locandina “incriminata” è stata partorita dal Comune e non dalla produzione del concerto di Jovanotti.

Come funziona il volontariato al Jova Beach Party

Detto questo di volontari del genere ce ne saranno ad ogni tappa del tour. Anche la Coop infatti è alla ricerca di volontari che diano una mano a tenere pulite le spiagge durante il concerto. Il Jova Beach Tour per rispondere alle polemiche ha pubblicato un post dove spiega che i volontari sono selezionati dalla cooperativa Erica che segue i lavori di pulizia per Coop e per Corona e al WWF. Il WWF è infatti direttamente coinvolto nel tour di Lorenzo Cherubini con stand di sensibilizzazione per gli spettatori su questioni ambientali.

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Secondo il Jova Beach Tour si tratta di un’opportunità che molti hanno deciso di cogliere visto che sono arrivate numerose richieste. I critici però dicono che un evento simile, che genera incassi milionari, potrebbe benissimo permettersi di pagare le persone che lavorano alle varie date. I “beach angels” del Jova Beach Tour sono sfruttati? L’orario di lavoro (inizio alle ore 13 del giorno dell’evento e conclusione alle 23:30) non è certo quello di una giornata d’ufficio, ma nel mondo degli eventi il personale non si limita a lavorare le otto canoniche ore. Da parte sua la produzione fornisce la pausa pranzo e la pausa cena (e ci mancherebbe) e promette uno “switch” tra volontari più distanti dal palco e volontari più vicini. Un modo per consentire di “guardare” il concerto ma anche per meglio distribuire il carico di lavoro.

Quindi Jovanotti è uno sfruttatore?

Innanzitutto si tratta di una sola giornata, non sono persone che seguono il tour in giro per lo Stivale ma che vengono trovate “su piazza”. Se partiamo dal presupposto che nessuno dovrebbe lavorare gratis allora sicuramente è sbagliato chiedere a delle persone di fornire un servizio gratuitamente. Non ha senso qui paragonare le sagre parrocchiali dove c’è il ragazzino che fa il cameriere ad un megaevento. Ma questo vale per tutti gli eventi che vanno avanti grazie alle braccia dei volontari, magari di quelli che si occupano dell’accoglienza delle persone con disabilità. Ma nella quasi totalità dei grandi concerti (soprattutto in quelli gratuiti) ci sono persone che sono lì come volontari. Pensate che sia una prerogativa solo degli eventi organizzati dalle major dove si muovono milioni? Vi sbagliate: anche uno storico festival indipendente come lo Sherwood Festival di Padova (organizzato da Radio Sherwood, che non è proprio la radio di Confindustria) va avanti anche grazie al contributo volontario di chi si mette gratuitamente a disposizione e collabora con lo staff.

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Fonte

Prendiamo ad esempio quello che viene considerato il più grande festival d’Europa, e quello di maggiore successo: Glastonbury. Si tratta di un evento che non guadagna solo sui biglietti ma anche sulle aree campeggio, alcune delle quali estremamente lussuose. E senza dubbio dal punto di vista degli organizzatori è economicamente sostenibile e fonte di guadagno. Eppure anche a Glastonbury ci sono i volontari. Gli inglesi però sono più furbi chiamano questa possibilità “work for your ticket“, in pratica lavori al festival per pagarti il biglietto. Tra le varie mansioni c’è pure quella dei “recyclers/litter pickers” che fanno appunto lo stesso lavoro dei volontari al festival di Jovanotti. Questo non significa dire che siccome lo fanno tutti allora anche Jovanotti può farlo. Bisogna forse cambiare la prospettiva: ci sono persone che vorrebbero partecipare all’evento ma non hanno i soldi per pagarsi il biglietto e che quindi sono disposte a fare i volontari pur di sentirsi un po’ del concerto (non ha senso dire che Jovanotti fa “schifo” e quindi la “paga” è una fregatura).

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Altri semplicemente vogliono vedere com’è la macchina di un festival da dentro e fare “un’esperienza”. Si può discutere sul fatto che questa esperienza debba essere retribuita (l’ammissione al concerto è un baratto o una retribuzione?): ma allora dov’erano tutti i critici di oggi quando tutti gli altri concerti cercavano volontari? La battaglia – se battaglia dev’essere – si combatte contro lo “sfruttamento” di tutti i volontari, non solo contro quelli che vanno da Jovanotti. Speriamo che tra qualche giorno non venga fuori un promoter che si lamenta che non trova volontari per colpa del Reddito di Cittadinanza.

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