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Jeremy Corbyn è il nuovo leader del Labour

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Il 66enne Jeremy Corbyn, parlamentare per il seggio londinese di Islington, è il nuovo leader del Labour britannico. L’annuncio è appena stato fatto a una speciale conferenza del partito. Alle primarie hanno votato 423 mila persone su 554mila aventi diritto. Corbyn, pacifista e vicino a Syriza e Podemos, succede così a Ed Miliband, che si era dimesso dopo il disastroso risultato del partito alle elezioni politiche dello scorso 7 maggio che avevano visto la riconferma del partito conservatore a Westminster. Contro Corbyn nelle settimane scorse si erano pronunciati gli ex premier Tony Blair e Gordon Brown, preoccupati per un partito che rischia di virare troppo a sinistra.
 
JEREMY CORBYN È IL NUOVO LEADER DEL LABOUR
Il deputato anti-austerity inviso ai blairiani, è stato eletto alla prima votazione nuovo leader del Partito Laburista britannico, secondo quanto anticipano fonti alla agenzia Pa.  Il deputato Tom Watson, ‘bestia nera’ di Rupert Murdoch, è stato eletto alla terza votazione vice leader del Labour britannico all’apertura della conferenza del partito in corso a Westminster. Watson era sostenuto dal sindacato Unite, come il candidato leader Jeremy Corbyn. Ha invocato l’unità del partito e promesso fedeltà al nuovo segretario. ”Solo il Labour può parlare per la vera Gran Bretagna, siamo i guardiani della giustizia e l’uguaglianza nel Paese”, ha detto Watson subito dopo la nomina. Ha preceduto nella votazione la giovane deputata emergente Stella Creasy, 38 anni. Secondo la Bbc, l’affluenza per le elezioni interne è stata del 76,3% dei circa 500 mila iscritti e simpatizzanti registrati. Raccolti per un soffio gli endorsement necessari alla candidatura, era stato autorizzato a presentarsi solo per illustrare la varietà delle correnti in seno al Labour: le sue posizioni anti-austerità, il progetto di rinazionalizzare le ferrovie o le poste hanno conquistato l’elettorato progressista, ancora sotto choc per la sconfitta alle politiche. Di fatto, Corbyn ce l’ha fatta perché sono cambiate le regole di selezione: se prima il leader del Labour veniva infatti scelto da un collegio ristretto rappresentato per un terzo ciascuno da deputati, sindacati e iscritti, oggi ciascun membro del partito avrà diritto ad un voto individuale. Secondo i giornali conservatori dallo scorso maggio oltre 190mila persone – si presume di estrema sinistra – si sarebbero affiliate al partito per poter partecipare al voto; d’altronde, la candidatura di Corbyn viene vista con orrore anche dai principali esponenti laburisti, che hanno coniato lo slogan “Abc” (“Anyone but Corbyn”, chiunque tranne Corbyn) per cercare di evitare quella che viene definita dai maggiorenti del partito una scelta catastrofica o, nelle parole dell’ex spin doctor Alastair Campbell, “un incidente stradale”. E lui non sembra preoccuparsi più di tanto dell’appoggio del “vecchio” Labour: in una intervista alla Bbc si è lanciato in un forte ‘j’accuse’ contro l’ex premier britannico Tony Blair, affermando che potrebbe essere chiamato a rispondere di crimini di guerra per la decisione di lanciare nel 2003 l’attacco al regime di Saddam Hussein a fianco degli Stati Uniti e che deve ”confessare” gli accordi raggiunti con l’allora presidente Usa, George W. Bush. Vecchia questione che divide da tempo due anime tanto diverse del Labour, quella blairiana e quella pacifista, ma che si ripresenta puntuale prima di una elezione interna che potrebbe riservare sorprese. Corbyn, coerente alla sua linea, non può che scagliarsi contro l’ex leader del suo stesso partito, rispetto al quale ha posizioni politiche lontane anni luce, anche in politica estera. «Penso che sia stata una guerra illegale – ha tuonato – e che Blair debba dare spiegazioni».
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LA PIATTAFORMA POLITICA DI CORBYN
Corbyn ha anche affermato che il conflitto è stato «catastrofico, è costato molti soldi e molte vite» e le cui conseguenze si stanno pagando ancora oggi coi migranti morti nel Mediterraneo e i rifugiati in tutta la regione. Corbyn si è anche rifiutato di condannare, senza se e senza ma, i terroristi dell’Ira, paragonando la loro attività di guerriglia nel corso del conflitto nordirlandese alla repressione condotta dalle forze armate di sua maestà. «Condanno quanto è stato fatto dall’esercito britannico così come dalle altre parti», ha risposto nel corso di una intervista a Bbc Ulster. Forti critiche all’uomo che sogna di entrare a Downing Street e governare il Regno Unito sono arrivate dalle famiglie delle vittime negli attentati dell’Ira. Ann Travers, che ha perso la sorella di 22 anni uccisa dai terroristi, ha parlato di «insulto a tutti i nostri cari morti». La vicinanza di Corbyn al partito Sinn Fein è nota da tempo ed è stata ribadita il mese scorso con una fotografia di gruppo che lo vede ritratto a Londra coi due leader repubblicani nordirlandesi Gerry Adams e Martin McGuinness. Ma è la sua visione dell’economia che colpisce di più: Corbyn si oppone ai tagli alle spese del governo conservatore e vuole creare un sistema di imposte più progressivo, aumentare le tasse sulle società e ridurre gli sgravi fiscali sulle imprese. Intende proporre un piano di rinazionalizzazione di ferrovie, servizi postali e reti energetiche, anche se la sua squadra ha precisato che il candidato vuole riportare sotto il controllo pubblico soltanto alcune aziende. Corbyn è un ammiratore di Karl Marx, e ha proposto di creare una banca nazionale che investa in infrastrutture e in edilizia popolare. Ha anche proposto di introdurre il «Quantitative easing for the people», dando mandato alla Banca di Inghilterra di stampare denaro per investire in larga scala su nuove abitazioni, energia, trasporti e progetti digitali. Corbyn è favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie per l’acquisto di azioni e derivati, e propone di investire il denaro raccolto nella lotta al cambiamento climatico e per contribuire a ridurre i comportamenti speculativi da parte delle banche. Euroscettico, sulla questione del referendum sull’Unione Europea lanciata da David Cameron ha avuto una posizione ambigua, ha detto al Guardian che il Labour dovrebbe impegnarsi per cambiare l’UE dal di dentro, tornando sulle sue posizioni un tempo più estreme sul punto e guadagnandosi così l’appellativo di traditore della causa da parte di Nigel Farage. Soprattutto, però, Corbyn non si oppone all’immigrazione di massa e sul tema è agli antipodi di Cameron: «Penso che il modo che i media hanno di raccontare l’immigrazione è abbastanza sgradevole, dimentica l’enorme contributo dato dai migranti a questo paese. Dovremmo fare in modo che la gente disperata abbia un tetto sopra la testa», ha detto in un’intervista a Channel Four News. Una posizione che lo mette anche in minoranza rispetto a quello che pensano i suoi concittadini, stando ai sondaggi d’opinione.