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Jeremy Corbyn confermato leader dei laburisti

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Jeremy Corbyn è stato confermato leader del partito laburista britannico dopo le primarie tra gli iscritti. Il leader uscente ha ottenuto il 61,8% dei voti contro il 38,2% dello sfidante, il parlamentare gallese Owen Smith, in base ai risultati annunciati al congresso del principale partito d’opposizione britannico in corso a Liverpool. Corbyn ha ottenuto 313.209 voti, contro i 193.222 dello sfidante. Nel dirsi “onorato” per essere stato rieletto alla guida del Labour dopo settimane di tensioni e di accuse, in particolare per il suo sostegno tiepido al ‘Remain’ nel referendum sulla Brexit, Corbyn ha invitato i militanti “a rispettare la scelta democratica che è stata fatta”.

Jeremy Corbyn confermato leader del Labour

Quindi, rivolto ai suoi sostenitori, ha sottolineato che loro i quanti hanno appoggiato Smith fanno parte della “stessa famiglia laburista” e tutti devono concentrare le loro energie “per sconfiggere i Tories”. “Abbiamo molte più cose in comune di quante ci dividano – ha scandito il rieletto leader laburista – Oggi ripartiamo da zero e continuiamo con il lavoro che dobbiamo fare come partito”. Il risultato è un duro colpo per la maggioranza dei parlamentari laburisti che avevano votato la sfiducia a Corbyn dopo il referendum sulla Brexit di giugno, sostenendo che la vittoria del no alla Ue era dovuta anche la fatto che il leader non si era schierato abbastanza convintamente per la permanenza in Europa. Secondo i deputati le posizioni di sinistra del leader non permetteranno al partito di vincere le elezioni e le aspre polemiche, segnate da accuse di intimidazioni e bullismo da parte dei sostenitori di Corbyn, hanno fatto temere una scissione del Labour, che ha una storia centenaria. Anche se in realtà finora gli unici a perdere le elezioni sono stati loro. Molti temono anche che senza una forte opposizione laburista i conservatori della prima ministra Theresa May possano optare per una “hard Brexit”, un’uscita della Gran Bretagna non solo dalla Ue ma anche dal mercato unico europeo. Anche questo è un argomento curioso visto che l’opposizione laburista ancora non è ufficialmente scesa in campo nella Brexit a causa delle polemiche interne scatenate dai blairiani.
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Gli iscritti laburisti sono oggi 550mila, erano 200mila un anno fa. Ma i sondaggi dicono che i tories sono avanti di 14 punti e il gradimento personale per Corbyn è ai minimi, indicando che la strada per Downing Street è lunghissima. “Il Labour non vincerà nessuna elezione nel breve termine” ha detto Anand Menon, professore di politiche europee al Kings College di Londra. La questione ora è quale sarà la risposta dei parlamentari laburisti, alcuni dei quali lanciano appelli all’unità. Il portavoce laburista per gli interni Andy Burnham ha detto alla Bbc poco prima dell’annuncio del risultato che “la guerra di logoramento” deve finire, ma Corbyn deve piacere di più agli elettori, non solo agli attivisti laburisti. “Nessuno acquisisce il diritto di portare il partito a una devastante sconfitta elettorale” ha aggiunto. Burnham ha detto anche che le voci che i sostenitori di Corbyn vogliano premere per far decadere dal Parlamento i deputati ribelli devono cessare. Secondo indiscrezioni stampa oltre una decina di deputati sono pronti a tornare nel governo ombra di Corbyn. In 40 se n’erano andati in segno di protesta a fine giugno e molte figure di primo piano difficilmente faranno marcia indietro.