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Ivan Scalfarotto dice addio alla legge sulle Unioni Civili

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Il sottosegretario alle riforme Ivan Scalfarotto poco meno di dieci giorni fa implorava i 5 Stelle di votare il DDL Cirinnà sulle Unioni Civili dicendo loro – col cappello in mano – siamo nelle vostre mani. Una mossa non molto azzeccata visto quello che è successo dopo, con il M5S che si rifiuta di votare il canguro e il PD in difficoltà a trovare una maggioranza che sapeva di non avere fin dal principio. Il Partito Democratico non è nemmeno stato in grado di tenersi i voti dei pentastellati, e così Scalfarotto è stato costretto a subire l’umiliazione di dover difendere il Ministro Lorenzin, che aveva fatto sapere che per far passare la legge era necessario stralciare l’articolo sull’adozione del figlio del partner (la cosiddetta Stepchild Adoption). Ieri Scalfarotto ha compiuto un’altra piroetta, difendere quella cosa che sta per essere approvata definendola una norma degna di un paese civile.

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I paesi civili

La legge che introduce la discriminazione dei figli

Il tutto è avvenuto alla luce del sole, sul sito personale del Sottosegretario, in un post dove si narrano le tante cose buone della legge che il PD ha avuto “il coraggio” di portare avanti e fare approvare. Si spiega anche che l’unica cosa che non c’è – l’uguaglianza piena di fronte alla legge delle coppie omosessuali con quelle eterosessuali – alla fine non è così grave. Perché, scrive Scalfarotto, almeno «rispetto a questo enorme problema, questo testo, quanto meno, non peggiora la situazione». E per fortuna, verrebbe da dire. Del resto Scalfarotto conta sul fatto che i giudici già hanno stabilito che il figlio biologico di uno dei due partner possa essere adottato dal coniuge. Ma pensarla così significa sostanzialmente dire “ci penseranno i giudici a fare quello che noi non siamo riusciti a fare” un po’ come è successo per la Legge 40 sulla fecondazione assistita che in un decennio è stata completamente svuotata dalle sentenze della magistratura. Scalfarotto lo dice senza mezzi termini:

Dall’esperienza del Centro Europa, e della Germania in particolare, abbiamo appreso che leggi anche largamente imperfette hanno consentito ai Tribunali e alle Corti Costituzionali di introdurre per via giurisprudenziale contenuti che i legislatori avevano tralasciato.

Resta però il fatto, ricordato anche dall’ex-presidente del Tribunale dei Minori di Roma Melita Cavallo, che senza Stepchild Adoption le Unioni Civili introducono una forma di discriminazione. La Cavallo in un’intervista aveva detto: «Negare la stepchild sulla base del genere è una discriminazione sessuale. Per lo stesso motivo, stralciarla dalla legge Cirinnà significherebbe violare la Costituzione e anche la Convenzione internazionale sui diritti umani». Il nostro paese arriva tra gli ultimi in Europa a riconoscere agli omosessuali la possibilità di avere gli stessi diritti degli eterosessuali. Negli altri paesi si è legiferato prima e negli anni c’è stato il tempo di intervenire sulle leggi per emendarle e rendere questa uguaglianza reale. Noi invece che metterci al passo con gli altri abbiamo scelto di partire da molto più indietro, nella speranza che un giorno un giudice o una nuova legge risolvano quello che questo Parlamento non è stato in grado di affrontare. Certo, Scalfarotto annuncia la presentazione “a breve” alla Camera di un nuovo DDL in materia di adozioni, ma i tempi non saranno brevi, e l’esito non è nemmeno così scontato. Se da un lato dal punto di vista dell’unione tra due persone sono state eliminate tutte le discriminazione la politica non è stata in grado di risolvere quella che forse fa più male di tutte, ovvero la discriminazione tra figli di coppie eterosessuali e figli di coppie omosessuali. In questo, come ho già spiegato altrove, l’utero in affitto non c’entra nulla; si tratta semplicemente di uno spauracchio agitato da coloro (come il Ministro Lorenzin) che si oppongono a qualsiasi forma di equiparazione e che anzi rifiutano che quella omosessuale possa essere chiamata famiglia.
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Il problema della fedeltà

A margine Scalfarotto riporta la polemica sul fatto che tra gli obblighi coniugali per le coppie omosessuali riconosciute dalle Unioni Civili non ci sia l’obbligo alla fedeltà reciproca. O meglio, l’obbligo c’era nella prima stesura del testo, ma sarebbe stato tolto nel maxi-emendamento sul quale è stato raggiunto l’accordo tra PD e NCD. Secondo alcuni l’assenza di tale obbligo potrebbe compromettere la capacità delle coppie omosessuali di ottenere l’adozione del figlio biologico del partner. I critici sostengono che in questo modo la coppia omosessuale diventerebbe una coppia “instabile” e verrebbe così a mancare uno criteri fondamentali grazie ai quali i tribunali dei minori concedono l’affido dei figli. Di diverso avviso il giudice Marco Gattuso che su Articolo29 analizza i punti deboli della legge.  Secondo Gattuso, che è molto critico sulla mancanza della possibilità di adottare il figlio del partner l’assenza del riferimento alla fedeltà non introduce invece una forma di discriminazione ma significa invece che l’abbandono definitivo di quella norma che veniva utilizzata per punire la donna che commetteva l’adulterio (e mai l’uomo fedifrago):

L’obbligo di fedeltà sessuale era connesso un tempo a quella norma del codice penale che puniva solo la donna adultera e non l’uomo. É legato ad una concezione illiberale del diritto: la legge regolamenti gli obblighi di mantenimento, di assistenza fra le parti, ma si lasci stabilire alle parti, e non alla Legge, in cosa consista una relazione d’amore, quali ne siano i caratteri essenziali e quali le modalità. La fedeltà nulla ha a che fare con la stabilità del rapporto ed in nulla, ma proprio nulla, rileva rispetto alla capacità genitoriale della persona, tant’è che la violazione dell’obbligo coniugale di fedeltà non ha e non deve mai avere la minima incidenza rispetto all’affidamento dei figli.

Certo, le preoccupazioni di chi ritiene che la mancanza di riferimento alla fedeltà sia una “trappola” sono ben motivate. Per mesi chi si è opposto all’approvazione della Cirinnà lo ha fatto ricorrendo spesso all’argomentazione secondo la quale gli omosessuali non possono accedere all’istituto matrimoniale in quanto le loro relazioni sono costitutivamente instabili. Insomma il succo era che i gay non sono in grado di avere rapporti duraturi, e perché dare loro la possibilità di sposarsi? Per fortuna qualcuno ha ricordato loro che le tante coppie che usufruiscono della legge sul divorzio sono, attualmente, solo quelle eterosessuali e che la stabilità di un legame non dipende “costitutivamente” dall’orientamento sessuale.