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Comprare donne ai tempi dell'ISIS

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Quanto costa una donna yazida per un terrorista dell’ISIS? Ieri è stato diffuso da diversi giornali un video dove alcuni individui (si suppone siano jihadisti dell’ISIS) discutono amabilmente del prezzo delle donne. Non è una novità la notiza che i jihadisti dello Stato Islamico abusino delle donne “infedeli” fatte prigioniere durante le loro campagne di conquista in Iraq e in Siria ma è la prima volta che è possibile vedere un video in cui discutono apertamente della compravendita delle schiave. Il titolare del canale YouTube sul quale è stato inizialmente caricato il video ha cambiato le impostazioni e ora non è più possibile vederlo, in compenso su LiveLeak si vede ancora:
 

Il video dell’Isis dove si discute della compravendita delle schiave:


Non si ha la certezza assoluta che il video rappresenti una situazione reale e quindi non può essere tenuto in considerazione come prova definitiva che l’ISIS vende e compra le donne che fa prigioniere. Secondo quanto si è potuto capire e in base alla traduzione dei dialoghi dall’arabo nel video si vedono alcuni uomini vestiti da combattenti discutere del prezzo delle schiave sessuali. Durante il filmato si scopre che l’oggetto della trattativa sono donne yazide e che il loro prezzo può variare in base all’età, alle condizioni fisiche delle ragazze e all’età “se ha 15 anni” dice uno di loro “dovrà prima darle un’occhiata” mentre se se avrà gli occhi azzurri il prezzo salirà. Se invece sarà senza qualche dente o avrà dei difetti fisici il prezzo scenderà di conseguenza.

Oggi è il giorno della ricompensa, il giorno in cui ci daranno le donne (via LiveLeak.com)
Oggi è il giorno della ricompensa, il giorno in cui ci daranno le donne (via LiveLeak.com)

LA FONDAZIONE TEOLOGICA DELLA SCHIAVITÙ
Il video sembra confermare quanto scritto sul magazine in lingua inglese dell’ISIS “Dabiq” (qui potete trovare i 4 numeri pubblicati fino ad oggi). Nell’ultimo numero della rivista, quello con la famosa copertina con la bandiera dell’ISIS sull’obelisco di Piazza San Pietro, si fa apertamente riferimento alla riduzione in schiavitù delle donne dei paesi conquistati “secondo il volere di Allah”:

We will conquer your Rome, break your crosses, and enslave your women, by the permission of Allah, the Exalted.

Più oltre in un articolo intitolato “The revival of the slavery – before the hour” si fa riferimento alla liceità, per combattenti mussulmani, a ridurre in schiavitù le donne di quelle popolazioni che hanno commesso il crimine dell’apostasia. E proprio in merito alle donne yazide la rivista fa sapere che possono essere fatte schiave proprio perché a quanto pare gli Yazidi sarebbero una popolazione che era stata islamizzata ma che nel corso dei secoli aveva abbandonato il credo in Allah. Avendo abbandonato la strada della Sharia possono e devono essere punite con la schiavitù. Una volta stabilita la regola i combattenti si devono comportare di conseguenza:

Dopo essere state catturate le donne e i bambini yazidi sono stati distribuiti, secondo la Sharia, ai combattenti dello Stato Islamico che avevano partecipato alle operazioni nella regione del Sinjar. Un quinto delle schiave sono state assegnate all’autorità dello Stato Islamico per essere distribuite come khums (i khums sono infatti la “quinta parte”, la porzione del bottino riservata tradizionalmente al Profeta e alla comunità N.d.R)

Prendere le donne degli infedeli come concubine non è solo una tradizione islamica ma un aspetto fondamentale, secondo i teologi dell’ISIS, della Sharia. Quindi negare o criticare la schiavitù femminile sarebbe come criticare il Corano e l’insegnamento del Profeta che, ci ricordano, equivale a commettere apostasia dall’Islam.
 
I NUMERI DEL FENOMENO
Come spesso accade in questi casi non si sa con esattezza quante ragazze e quante donne siano attualmente nelle mani dell’ISIS. L’Huffington Post cita una fonte yazida che sostiene che siano quasi 7.000 le donne yazide rapite dai terroristi dello Stato Islamico. Le cifre sono impressionanti anche secondo un report di Amnesty International, citato dall’Huffington Post: secondo Amnesty sono centinaia, se non migliaia le ragazze yazide fatte prigioniere dall’ISIS e vendute come schiave. Human Rights Watch aveva denunciato già il mese scorso come le donne e le ragazze rapite dall’ISIS venissero vendute come schiave e fossero costrette a sposare i combattenti del califfato dopo essersi convertite all’Islam. A questo vanno aggiunte le notizie (ne avevamo parlato anche su NeXt) che fanno riferimento all’esistenza di numerosi bordelli gestiti da jihadiste di origine europea dove le donne fatte prigioniere vengono fatte prostituire. Le prostitute, vere e proprie schiave sessuali “al servizio” dei jihadisti sarebbero donne non musulmane fatte prigioniere in Iraq e in altri territori caduti sotto il controllo del Califfato. Il Daily Mail riporta che nelle mani della brigata Al-Khanssaa ci sarebbero quasi tremila donne, molte delle quali della tribù irachena degli Yazidi che verrebbero così punite per il loro comportamento non consono all’interpretazione della shaaria fatta dalle militanti dello Stato Islamico. Alcune ragazze Yazidi che sono riuscite a fuggire da una casa-prigione a Mosul hanno raccontato di essere state stuprate e molti altri ed in generale si sta diffondendo tra i militanti jihadisti il ricorso alla pratica del matrimonio temporaneo per poter consentire agli uomini di avere rapporti con le donne rapite.
 
IL PREZZO DI UNA CONCUBINA
In un documento pubblicato “in esclusiva” da Iraqi News  la cui veridicità è ancora tutta da stabilire sono intanto emerse le quotazioni di mercato delle concubine. Secondo quanto si può leggere nel documento la compravendita di schiave sta subendo una flessione e questo sta danneggiando le casse dell’ISIS che utilizza il flusso di denaro per finanziare le proprie attività. Si apprende anche che l’ISIS ha imposto un “prezzo fisso” sulle donne fatte prigioniere in base alla loro età e provenienza. Una donna di età tra i 40 e i 50 anni (che siano yazide o cristiane non fa differenza) “vale” 50.000 dinari ovvero 35 euro, una donna che ha dai 30 ai 40 anni può essere comprata per poco più di 50 euro mentre i prezzi salgono molto se si vuole una ventenne (68 euro) o una bambina tra i 10 e i 20 anni (102 euro). Le più “costose” sono le bambine fino ai 9 anni di età, vengono valutate 200.000 dinari iracheni, circa 137 euro al cambio attuale. Lo stesso documento stabilisce che un jihadista iracheno dell’ISIS non può acquistare più di 3 schiave. La regola non vale però se l’acquirente è uno straniero.