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L'asso nella manica dell'ISIS

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I bombardamenti americani non stanno avendo effetto sui guerriglieri dell’ISIS, che difendono posizioni a un’ora di macchina da Baghdad. A tre mesi e mezzo dalla spettacolare sconfitta inflitta dai jihadisti (di gran lunga inferiori numericamente) all’esercito iracheno nel nord del paese, gli avamposti governativi continuano ad essere regolarmente annientati per la mancanza di munizioni, di cibo e di acqua che affligge le forze armate, da sempre corrotte e assenteiste.
 
UN ESERCITO DI ASSENTEISTI
Nel corso della battaglia per Mosul, seconda città irachena, conquistata dall’ISIS a giugno, le forze governative disponevano sulla carta di 60 mila uomini tra militari e agenti di polizia, ma solo un terzo di loro era effettivamente in servizio. E’ pratica comune, tra gli ufficiali iracheni, farsi dare dalle truppe la metà del salario in cambio della licenza a tempo indeterminato o dell’imboscamento nei servizi sedentari; e il discorso vale anche per i ministeri. Un recente rapporto della Banca Mondiale indica che su 8.206 guardie impiegate da un ministero solo 603 sono presenti al lavoro. il governo qualche settimana fa ha licenziato 132 alti ufficiali delle forze armate, ma l’efficienza dell’esercito non è migliorata; né i militari sono riusciti a fermare l’ondata di attentati suicida e di esplosione di autobombe che continua a mietere vittime tra la popolazione civile. I “buchi” nell’esercito iracheno erano già stati segnalati dai vertici militari USA all’atto del ritiro, nel 2011; il Pentagono, scrive l’Independent, sperava di poter mantenere nel paese un contingente di 10mila uomini in grado di assistere le forze armate irachene nelle operazioni sul terreno e nella logistica, ma l’amministrazione Obama ha optato per il ritiro dopo che il governo dell’Iraq non si era impegnato a garantire l’immunità dei militari americani. I combattimenti intorno alla capitale sono particolarmente aspri perché hanno luogo in zone a popolazione mista sunnita-sciita, e la popolazione ha il terrore di essere massacrata in caso di vittoria della parte avversa. Il grosso dell’esercito iracheno è composto da sciiti, e la popolazione sunnita li teme come la morte.
 

L'esercito irakeno oggi (fonte foto: Wikipedia)
L’esercito irakeno oggi (fonte foto: Wikipedia)

LE DUE ANIME DELL’ISLAM
Più di mille soldati iracheni sono rimasti uccisi domenica negli scontri con l’ISIS a 15 chilometri da Baghdad, e l’avanzata dei jihadisti mostra che i bombardamenti americani (cui si sono ora aggiunti anche i caccia britannici) hanno avuto finora scarso effetto, anche se il segretario di stato Kerry afferma che senza di essi Baghdad sarebbe già caduta. Lo scenario nel quale l’ISIS si è imposto è quello della secolare lotta fratricida tra sciiti e sunniti, le due anime dell’Islam scaturite dalla successione al profeta Maometto; ma il vero conflitto tra Scia e Sunna è di natura politica, non religiosa. Responsabile dell’avanzata politica e militare dell’Isis in Iraq è stato in primo luogo l’ex premier al-Maliki, che dal 2006 a un mese fa ha sistematicamente escluso i sunniti dal potere, reprimendoli in ogni modo e associandoli alle malefatte del regime di Saddam (la minoranza sunnita era la spina dorsale del regime del raìs di Baghdad). Questo ha consentito all’ISIS di allargare il conflitto che stava conducendo in Siria (dove il regime sciita di Assad teneva in scacco la maggioranza sunnita del paese) conquistando consensi e territori anche in Iraq, e aprendosi la strada con decapitazioni, crocifissioni, lapidazioni di civili e di “spie”. Oltre a poter contare su una formidabile macchina propagandistica e sull’appoggio di migliaia di occidentali, nati islamici o convertiti, che sono andati a ingrossare le sue file.
 
L'esercito irakeno oggi (fonte foto: Wikipedia)
L’esercito irakeno oggi (fonte foto: Wikipedia)

L’INTERVISTA DI BARACK
Il nuovo primo ministro Haider al-Abadi avrebbe dovuto introdurre un governo moderato in grado di conquistare consensi tra la minoranza sunnita, ma la promessa di porre fine ai bombardamenti di civili non è stata rispettata: Falluja, conquistata a gennaio dai jihadisti, viene bombardata sei giorni su sette, mentre il ministro della difesa e quello dell’interno non sono ancora stati nominati. Lo stesso Barack Obama, nell’intervista televisiva di domenica alla CBS, ha ammesso che l’intelligence USA ha sottovalutato il potere dell’IS e sopravvalutato la capacità dell’esercito iracheno di contrastarlo: il ricorso alla forza, ha detto, in questo momento è obbligatorio, ma per il medio oriente servono soluzioni politiche in grado di comporre la vera e propria guerra civile tra sunniti e sciiti, principale focolaio di conflitto nel mondo.
La foto di copertina si riferisce all’esercito guidato da Saddam Hussein nella prima guerra del Golfo. La foto è qui.

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