Cultura e scienze

Iqos: i dubbi sul dispositivo a tabacco riscaldato della Philip Morris

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Il Fatto Quotidiano oggi parla di Iqos, il dispositivo a tabacco riscaldato della Philip Morris, e delle prime ricerche indipendenti che avanzano dubbi sulla riduzione del rischio cancro:

L’oggetto è il dispositivo “a tabacco riscaldato”, in particolare l’Iqos della Philip Morris, dilagato in Italia (dopo il Giappone) con lauti investimenti, buoni esiti di vendita (in cinque anni hanno superato i sigari) e assunzioni ancora in corso (e un recente via libera alla commercializzazione negli Stati Uniti –ma con le stesse restrizioni delle sigarette), allo scopo dichiarato di “convertire verso i prodotti di nuova generazione tutti i fumatori adulti, che altrimenti continuerebbero a fumare sigarette tradizionali”. […]

Un “sollievo”, almeno parziale, per la salute? Sì, secondo l’azienda, che ci sottolinea come la stessa autorizzazione della Fda statunitense non rilevi da una “mera valutazione amministrativa, ma da un rigoroso processo di verifica basato su evidenze scientifiche”, che avrebbero accertato la presenza di “meno sostanze chimiche tossiche rispetto al fumo di sigaretta”. Molti, però, contestano. “Non sono disponibili studi in grado di dimostrare che l’uso di sigarette a riscaldamento del tabacco riduca il rischio di cancro rispetto alle cl assi che ”, tuona l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, aggiungendo che “non aiutano a smettere di fumare, danno assuefazione”. Concorda tra gli altri Roberto Boffi, pneumologo responsabile del Centro antifumo dell’Istituto Tumori di Milano: “Contengono tabacco trattato e non più liquidi come le e-cig classiche, una differenza che porta lo svapatore, che decida di provarle, a ricominciare ad assumere nuovamente tabacco”.

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Una revisione scientifica francese rivela infatti che “i dispositivi a tabacco riscaldato sono più una porta d’ingresso (20%) al tabagismo, che d’u s ci t a (11%)”, aggravando il problema sanitario globale anziché lenirlo. Sul danno, una ricerca accademica australiana ha accertato che “la tossicità cellulare indotta dall’esposizione di concentrazioni crescenti di fumo di sigaretta è pari a quella indotta dall’esposizione all’Iqos alle stesse concentrazioni”, mentre qualche differenza viene riconosciuta per le e-cig. Insomma, “potrebbero far male quanto le sigarette tradizionali”, avverte anche la Fondazione Veronesi.

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