Cultura e scienze

IperCovid: il siero del giorno dopo per proteggere dal Coronavirus

L’obiettivo è fare del siero iperimmune, allestito con gli anticorpi dei guariti, non soltanto una carta in più da giocare nel percorso di cura dei malati critici ma anche un rimedio preventivo da somministrare a chi, per lavoro, venga a a contatto continuo con persone infette

coronavirus cura del sangue plasma iperimmune 1

Il Mattino scrive oggi che il progetto si chiama «IperCovid» e parte da Napoli. L’obiettivo è fare del siero iperimmune, allestito con gli anticorpi dei guariti, non soltanto una carta in più da giocare nel percorso di cura dei malati critici ma anche un rimedio preventivo da somministrare a chi, per lavoro, venga a a contatto continuo con persone infette.

IperCovid: il siero del giorno dopo per proteggere dal Coronavirus

Non solo il personale medico e sanitario impiegato in prima linea nei reparti Covid. Uno scudo che dura 28 giorni e che possono iniettarsi anche manager, politici, turisti, potenzialmente esposti al Coronavirus durante viaggi, meeting e contatti in luoghi ad alta prevalenza epidemiologica. Si vuole quindi utilizzare il plasma iperimmune e al progetto lavorano il Cotugno, la Federico II e l’Ateneo Vanvitelli con Biotecknet.

«Puntiamo alla realizzazione di fiale con anticorpi anti Coronavirus altamente specifici e a dosaggio standard – spiega Giuseppe Matarese, immunologo della Federico II, tra i coordinatori del gruppo- da somministrare in caso di bisogno a pazienti infetti che progrediscono verso forme severe della malattia ovvero come copertura immunitaria passiva in soggetti ad alto rischio, costantemente a contatto con pazienti contagiosi ma anche come prevenzione in caso di viaggi e soggiorni all’estero, in aree endemiche».

Lo studio clinico pilota è sviluppato in collaborazione con un’azienda farmaceutica italiana leader nel settore dei plasma-derivati che in questa fase presta gratuitamente la sua consulenza. L’obiettivo è lavorare a stretto contatto di gomito, ciascuno per le proprie competenze, per arrivare in breve tempo a produrre immunoglobuline iperimmuni come un farmaco e mettere all’angolo la Sars-CoV2 in attesa di dare scacco matto al Coronavirus con un vaccino vero e proprio. Un nuovo presidio di cura e prevenzione da usare nei pazienti fragili e in quelli critici oppure come prevenzione passiva per i soggetti che siano stati esposti al rischio d’infezione.

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Infografica dell’ANBI

Al lavoro ci sono il Dipartimento di Medicina molecolare e Biotecnologie mediche dell’Università di Napoli Federico II, il Dipartimento di Medicina di laboratorio e trasfusionale dello stesso Ateneo, il Dipartimento di Malattie infettive e Urgenze infettivologiche dei Colli (Ospedale Cotugno) e il Centro regionale di competenza in Biotecnologie industriali BioTekNet, che curerà il project management e il trasferimento tecnologico coinvolgendo, per le attività di ricerca, i laboratori di Medicina sperimentale della Vanvitelli.

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