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L'insegnante di Napoli pestato a sangue per aver rimproverato i suoi alunni

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Calci pugni e minacce esplicite: “Non farlo mai più”. Si sono presentati in cinque sotto casa di Enrico Morabito, docente 33enne e supplente in una scuola di Casalnuovo, in provincia di Napoli, per aggredirlo. Per fargliela pagare dopo che il giovane professore ha richiamato i suoi alunni durante una lezione. “Stavano facendo chiasso”, racconta su Facebook Morabito, che ha deciso di denunciare con un lungo post pubblicato sul suo profilo, il pestaggio a cui l’hanno sottoposto i familiari degli alunni richiamati.

L’insegnante di Napoli pestato a sangue per aver rimproverato i suoi alunni

L’aggressione risale a ieri, giovedì 17 febbraio, e al momento le indagini dei carabinieri – che hanno ascoltato il docente in mattinata – sono ancora in corso. “Negli ultimi 4 giorni ho svolto una supplenza breve, con scadenza oggi, nella scuola media in zona mia”, ha scritto Enrico Morabito su Facebook. “Pensavo di essere stato fortunato. Non è stato così. Stamane ho richiamato un’intera classe, una prima media, all’ordine, dal momento che facevano chiasso disturbando di continuo la lezione”.

Il docente è poi rientrato nella sua abitazione a Casavatore, dove risiede con sua madre. Nel pomeriggio, cinque persone, con un’età compresa tra i 40 e i 50 anni, tutte a volto scoperto, si sono presentate sotto casa del docente e gli hanno citofonato per farlo uscire, dicendo di conoscerlo.

“Mi chiedono se io insegnassi alla De Curtis – prosegue il racconto di Morabito – dico loro che ho svolto solo una breve supplenza, non sono docente di ruolo e ho chiesto loro chi fossero. Non mi hanno dato tempo di fare altre domande che subito mi hanno aggredito verbalmente e fisicamente. Sul portone del palazzo ancora si vedono macchie del mio sangue”.

I cinque l’hanno lasciato agonizzante in strada e, prima di scappare, hanno chiamato l’ambulanza. All’ospedale hanno dato al docente 7 giorni di prognosi. “Nulla di grave”, dice lui, ma “tanta paura per me e soprattutto per mia mamma. E per fortuna che non erano armati: avrebbero potuto fare di peggio. Ho sempre pensato che la rovina dei figli sono proprio i genitori…ed è così. Ne resto deluso e schifato. Tuttavia voglio addormentarmi con la speranza che domani sia un giorno migliore fatto sempre di legalità e che il marcio che si insidia anche nelle scuole possa svanire presto”.