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L'indipendenza della Scozia? La fine del mondo

La vittoria dei separatisti al referendum di domani sull’indipendenza della Scozia? Semplicemente la fine del mondo, secondo la tattica Shock and Awe del fronte del No, che ha visto i leader dei tre grandi partiti lavorare ai fianchi gli indecisi, almeno 350mila secondo i sondaggi, prospettando loro uno scenario post-apocalittico da brivido, senza vergognarsi di ricorrere alla strategia della lacrima, altamente raccomandata in una elezione di pancia e di cuore quant’altre mai (perfino la regina Elisabetta si è vista obbligata a suggerire agli scozzesi di riflettere bene al momento di votare).


IL TERRORISMO PSICOLOGICO
Si è decisamente sconfinato nel terrorismo psicologico, complice una stampa nazionale massicciamente schierata col No: la secessione sarebbe catastrofica per voi, i generi alimentari raddoppieranno di prezzo, il trapianto di reni ve lo potete scordare, si rischia un bagno di sangue e così via. E’ peraltro vero che il fronte del Sì trova consensi, oltre che in un orgoglio nazionalista alla Braveheart, nella disaffezione verso una casta politica che procede solo a colpi di tagli a welfare, pensioni e servizio sanitario, è considerata un mero agente di banche e big business. E le statistiche parlano chiaro: nel nord che fu la colonna portante dell’industria britannica, e che è stato messo in ginocchio dalla Thatcher, l’aspettativa di vita è inferiore alla media nazionale, mentre analfabetismo, mortalità infantile, criminalità, dipendenza da alcool e droga viaggiano alle stelle.
Il monumento di Edimburgo al duca di Wellington, che sconfisse Napoleone a Waterloo, arruolato dai separatisti scozzesi del fronte del Sì
Il monumento di Edimburgo al duca di Wellington, che sconfisse Napoleone a Waterloo, arruolato dai separatisti scozzesi del fronte del Sì

 
GLI SCOZZESI E I SUSSIDI STATALI

E’ anche vero però che più della metà degli scozzesi (spiace citare il leader dell’Ukip Nigel Farage) campa di sussidi statali elargiti a vario titolo: come potrebbe il neonato stato indipendente far fronte a questo fardello, senza il decisivo intervento di Londra? E Unione Europea, Nato e “poteri forti” assortiti hanno già detto che di una Scozia sovrana, per di più a vocazione socialista (il premier Salmond è accusato di essere un veterocomunista), possono fare benissimo a meno. Mentre i due campi ricevono l’endorsement delle rispettive celebrità (la Rowling di Harry Potter e Beckham per il No, sir Sean Connery per il Si’) e una delegazione di aspiranti separatisti di Okinawa è venuta in Scozia a studiare teoria e tecnica della secessione, gli ultimi sondaggi vedono il No in vantaggio col 52 per cento; ma è la stessa attendibilità delle rilevazioni demoscopiche a essere messa in dubbio, visto che il clima acceso di questi giorni (il leader laburista Miliband è stato costretto ieri ad abbandonare un comizio dopo essere stato preso a parolacce) spingerebbe molti a non dichiarare che voterebbero No. E secondo gli osservatori sono gli anziani l’ago della bilancia, proprio quelli più restii ad anticipare le loro intenzioni di voto e più disciplinati quando si tratta di andare a votare, al contrario dei giovani, in generale entusiasti del Si’ ma più distratti verso le urne. In ogni caso, almeno nella città scozzese di Stirling venerdì scorrerà il sangue: lì infatti è in programma una convention internazionale di scrittori di gialli, dal suggestivo titolo di Bloody Scotland.