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Gli indagati per i report falsi nell’inchiesta bis sul Ponte Morandi

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Nove misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta bis riguardante i report “ammorbiditi” sulle condizioni dei viadotti gestiti da Autostrade. In particolare, sono finiti ai domiciliari Massimiliano Giacobbi (Spea), Gianni Marrone (direzione VIII tronco) e Lucio Torricelli Ferretti (direzione VIII tronco). Le misure interdittive, sospensione dai pubblici servizi per 12 mesi, riguardano tecnici e funzionari di Spea e Aspi: Maurizio Ceneri; Andrea Indovino; Luigi Vastola; Gaetano Di Mundo; Francesco D’Antona e Angelo Salcuni.

Gli indagati per i report falsi nell’inchiesta bis sul Ponte Morandi

Secondo i magistrati i manager ai vertici delle due società erano a conoscenza della presunta falsificazione dei report compilati sulle condizioni dei viadotti: Paolillo sulla Napoli-Canosa in Puglia, il Pecetti e il Sei Luci a Genova, il Moro vicino a Pescara e il Gargassa a Rossiglione. La circostanza era emersa nel corso degli interrogatori dei testimoni durante le indagini sul crollo di ponte Morandi. In particolare i tecnici di Spea avevano raccontato agli inquirenti che i report “talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore Maurizio Ceneri (ingegnere di Spea) mentre in altri casi era stato Ceneri stesso a modificarli senza consultarsi con gli altri”.

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Nel gennaio scorso si era parlato dell’indagine sul Ponte Paolillo, che si trova al chilometro 171+406 dell’autostrada A16 che collega Napoli a Canosa. Le indagini che hanno portato all’iscrizione al registro degli indagati di altri 10 tra tecnici e dirigenti della Spea e dell’Aspi (Autostrade per l’Italia) sono connesse all’inchiesta sul crollo del ponte Morandi di Genova. Le criticità delle cinque strutture sarebbero state raccontate dai 21 indagati e dai testimoni e secondo fonti inquirenti gli indagati avrebbero nascosto alcuni problemi sulle strutture e ‘addolcito’ i monitoraggi.

Autostrade e Ponte Morandi, il report edulcorato

Secondo i militari del primo gruppo della Guardia di Finanza di Genova il gruppo avrebbe ‘edulcorato’ le relazioni sullo stato dei viadotti controllati. Per l’accusa, in certi casi, i report erano quasi routinari e quindi non corrispondenti al vero stato dei viadotti. La circostanza era emersa nel corso degli interrogatori dei testimoni durante le indagini sul crollo di Ponte Morandi. In particolare i tecnici di Spea avevano raccontato agli inquirenti che i report “talvolta erano stati cambiati dopo le riunioni con il supervisore Maurizio Ceneri mentre in altri casi era stato Ceneri stesso a modificarli senza consultarsi con gli altri”.

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