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L'importanza del work life balance e come raggiungere l’equilibrio

neXt quotidiano|

work life balance

Il periodo post pandemia ha visto un notevole cambiamento nel mondo del lavoro, non solo riguardo l’aspetto produttivo e manageriale ma anche in relazione ai nuovi desideri e priorità dei dipendenti in azienda.

Secondo il Randstad Employer Brand Research 2022, infatti, gran parte degli individui che svolgono mansioni lavorative in Italia scelgono le aziende in base a numerosi fattori, tra questi il più importante è il work life balance.

Il termine “Work Life Balance” fa riferimento proprio all’equilibrio tra vita privata e lavoro di un individuo ed è un fattore fondamentale che permette alle persone di far convivere in maniera totalmente serena la sfera privata da quella professionale.

In molti, infatti, vogliono dire addio alle giornate infinite e stressanti da svolgere presso la propria azienda per fare carriera, rinunciando molto spesso all’idea di viversi a pieno le proprie passioni, la famiglia o semplicemente la propria vita.
Il worklife balance è quindi uno dei requisiti che le imprese italiane cercano di soddisfare attraverso il welfare aziendale, l’introduzione di beni e servizi mirati al benessere dei propri collaboratori e dipendenti.


L’importanza del work life balance e del welfare aziendale


La pandemia ha cambiato radicalmente il modo di pensare e di vivere di tutti noi, in particolare degli adulti che svolgono le loro giornate tra i luoghi di lavoro e i luoghi in cui passare il tempo libero, che molto spesso si riduce a poche ore serali e nel weekend.

Durante il periodo pandemico, invece, gran parte delle persone hanno riscoperto hobby, passioni e soprattutto l’importanza del tempo, per questo motivo il ritorno in ufficio e nelle aziende è stato completamente differente.

La ricerca di un equilibrio e di una serenità che coinvolge vita privata e lavoro è fondamentale per il benessere fisico e mentale di tutti gli individui, per eliminare i sovraccarichi di lavoro e tutti i rischi di salute che ne conseguono come l’eccessivo stress e l’insorgere di patologie sempre più collegate ad esso.

Secondo l’indagine svolta da Randastad, e più in generale dai diversi studi condotti nel periodo post-pandemia, per i dipendenti italiani il miglior modo per trovare l’equilibrio lavorativo tra vita privata e professionale è accedere a una maggiore flessibilità in termini di quantità e modalità di lavoro, ma anche a una serie di benefit e vantaggi quotidiani.


Il welfare aziendale come strumento per offrire un maggiore equilibrio


Per le aziende è estremamente importante integrare un piano di welfare aziendale che punti innanzitutto al benessere dei propri dipendenti e quindi che sia caratterizzato da beni, servizi e strumenti utili per migliorare il loro stato di salute, ma anche per soddisfare tutti gli eventuali bisogni individuali di ognuno di essi.

In secondo luogo, un piano di welfare aziendale ben costruito e realizzato permette di aumentare la produttività in azienda senza ricorrere a straordinari oppure a momenti di stress eccessivi. L’erogazione dei benefit aziendali migliora la qualità di vita dei collaboratori in azienda e innesca un circolo vizioso che consente di aumentare i livelli di soddisfazione e di conseguenza la produttività.

I benefit aziendali sono beni e servizi offerti e pagati dall’azienda nei confronti dei dipendenti, al di fuori della normale busta paga e possono essere in forma di assistenza e welfare.
Secondo i recenti studi, tra gli strumenti di welfare aziendale più apprezzati dai collaboratori in azienda ci sono:

● Assistenza sanitaria;
● Risorse di sostegno per la famiglia;
● Assistenza all’infanzia;
● Risorse di sostegno per il benessere mentale;
● Sconti e convezioni come buoni benzina e buoni sconto alimentari;
● Convenzioni con palestre, centri benessere, negozi e così via.

Recenti indagini hanno anche dimostrato che il worklife balance e gli strumenti di welfare aziendale sono maggiormente considerati dalla generazione dei millennials, ovvero dai dipendenti che rientrano nella fascia di età tra i 25 e 34 anni.