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Tutte le morti e i misteri del caso Ruby

L’avvocato Verzini prima di togliersi la vita parlò dei soldi a Ruby. Il ragioniere di Berlusconi e il tentativo di rapimento. L’intermediario siriano che voleva dare soldi a Imane Fadil in cambio del silenzio

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Imane Fadil non è l’unica morte del caso Ruby. Prima di lei era deceduto l’avvocato Egidio Verzini nel gennaio 2018: lui per qualche mese nel 2011 era stato il legale di Karima El Mahroug, alias Ruby, nel processo che vedeva imputato Berlusconi. Prima di recarsi nella clinica svizzera dove aveva posto fine alla sua vita in seguito a una malattia terminale, aveva fatto rivelazioni clamorose: aveva parlato di un versamento di 5 milioni effettuato da Berlusconi nel 2011 tramite una banca di Antigua verso il Messico, di cui 2 milioni a Luca Risso, già compagno di Ruby, e 3 a lei.

Egidio Verzini: l’altra morte del caso Ruby 

La vicenda era stata smentita dall’avvocato Niccolò Ghedini, indicato da lui come “regista ”dell’operazione, e che ha definito “destituite di ogni fondamento”le parole del collega. Le sue dichiarazioni, come la notizia della sua morte, sono state rese note oltre un mese più tardi, per sua specifica volontà. Prima ancora c’era stato il caso Spinelli:  nel 2012, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre tre uomini armati e a volto coperto irrompono in casa del ragioniere di fiducia di Berlusconi, e tengono lui e la moglie sotto sequestro per tutta la notte. Attraverso Spinelli, chiedono a Berlusconi 35 milioni di euro in cambio di documenti da loro definiti rilevanti per il processo Lodo Mondadori. Il sequestro però si risolve nel giro di una notte, tanto da passare alla storia come “rapimento lampo”: gli aggressori se ne vanno senza aver ottenuto nulla e saranno poi arrestati e condannati.

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Imane fadil

E poi ci sono gli “agenti” del caso Ruby. Imane Fadil durante una testimonianza a uno dei processi che vedevano imputati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, raccontò di essere stata avvicinata nella primavera del 2011, da un presunto intermediario siriano, tale Saed Ghanaymi. Quest’ultimo, spiegò in aula Fadil, «diceva di essere amico di Berlusconi e mi disse di andare ad un incontro ad Arcore per avere dei soldi. Io nel marzo aprile del 2011 mi recai dall’avvocato Asa Peronace per chiedere una consulenza. Solo dopo venni a sapere che quello era l’avvocato delle gemelle De Vivo (finite anche loro nel giro delle “olgettine”, ndr). Fu l’avvocato a farmi incontrare quest’uomo straniero che si presentò come Marco. Lo incontrai due giorni dopo a Linate e là mi diede un telefono e una scheda per potermi chiamare e non essere intercettato. Mi ha chiamato tante volte e ogni volta mi diceva di prendere un taxi e andare ad Arcore per avere dei soldi. Credo fosse dei servizi».

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